hellas verona campionato 1984/85 campione d'italiaEra il campionato 1984/85, e a quel tempo il Chievo sulle figurine neppure c’era: l’unica squadra di Verona era l’Hellas, fondata nel 1903, completo blu con bordi gialli, alle spalle una quindicina di campionati di serie A e una lunga militanza in Serie B, che quell’anno – a sorpresa – avrebbe cucito lo scudetto sul petto.

A quel tempo il campionato era molto diverso da quello di adesso. Ai nastri di partenza erano schierate sedici squadre (e tra queste la mia), la vittoria valeva due punti, i numeri di maglia erano rigorosamente ordinati da 1 a 11, senza i nomi dei calciatori, ogni squadra poteva schierare soli due stranieri, in panchina si andava in cinque ed erano permesse solo due sostituzioni. Insomma, era un altro calcio: la pay-tv non c’era, gli stadi erano traboccanti di spettatori, l’entusiasmo alle stelle, la serie A schierava i calciatori più forti del mondo.

Agli azzurri vincitori del Mondiale di Spagna 1982 si aggiungevano l’estrosa mezzala francese della Juventus Michel Platini, il panzer tedesco Karl Heinz Rummenigge appena acquistato dall’Inter, la folta colonia di brasiliani, con Zico all’Udinese, il “Dottor” Socrates alla Fiorentina e Paulo Roberto Falcao alla Roma, ma soprattutto il funanmbolo argentino Diego Armando Maradona, approdato al Napoli per l’astronomica cifra di 13 miliardi di lire, parte dei quali raccolti con una sottoscrizione popolare. Anche l’Avellino (sì, proprio la mia squadra!) schierava due sudamericani: l’ala peruviana Geronimo Barbadillo e il puntero argentino Ramon Diaz, probabilmente il miglior giocatore che abbia mai visto indossare i colori che amo.

Dunque gli stranieri acquistati erano in prevalenza centravanti, fantasisti, registi, insomma giocatori di nome, in grado di risolvere la partita da soli e di accendere le fantasie dei tifosi. II Verona aveva scelto, invece, due stranieri con altre caratteristiche: due calciatori di sicura affidabilità, un gran fisico al servizio di agonismo, corsa e gioco di squadra, due giganti, insomma.

Dalla Germania era arrivato Hans Peter Briegel, terzino sinistro della nazionale, che nel Verona si reinventerà mediano, un colosso di 188 centimetri, capace di correre come un treno, spazzando via tutto quello che gli capitava a tiro: insomma, una vera e propria forza della natura, approdata al calcio quasi per caso, dopo anni trascorsi a praticare atletica leggera, veloce come uno sprinter, forte come un lanciatore del peso, resistente come un maratoneta. Tecnicamente forse non eccelso, ma fortissimo in difesa, a centrocampo e finanche in attacco: nove, a fine campionato, le reti messe a segno da Briegel.

L’altro gigante del Verona, il danese Praeben Elkjaer Larsen, per tutti Elkjaer, 183 centimetri e una corsa inarrestabile lungo il fronte sinistro dell’attacco, si era rivelato all’Europa calcistica in occasione dei Campionati Europei giocati in Francia un paio di mesi prima, alle spalle alcuni campionati in Germania e in Belgio, tanti goal ma lontano dai riflettori della ribalta internazionale. Una scommessa, insomma, quel ventisettenne vichingo, che a fine campionato avrebbe gonfiato la rete per otto volte, divenendo l’idolo dei tifosi gialloblu, che ancora oggi, quasi trent’anni dopo, continuano ad acclamarlo “Sindaco di Verona”. Scatto e progressione, dribbling e tiro di sinistro, queste le caratteristiche di Elkjaer (dei due cognomi che gli attribuiva l’anagrafe aveva scelto quello della madre). Emblematico il goal segnato alla Juventus alla quinta giornata di campionato: Elkjaer riceve palla direttamente dalla rimessa del portiere, poco oltre la linea di centrocampo, si invola palla al piede lungo l’out sinistro, vanamente inseguito da Pioli, appena entrato in area dribbla Favero col destro, e sempre con il suo piede “di riserva” trafigge in diagonale Tacconi. Piccolo particolare: Elkjaer corre, dribbla, tira e segna senza la scarpa destra, perduta nel corso di quella inarrestabile cavalcata.

L’altra rete alla Vecchia Signora l’aveva segnata, incredibilmente di testa, Giuseppe “Nanu” Galderisi, 168 centimetri, ex di turno, la tecnica a servizio dell’opportunismo, che quell’anno disputa la sua migliore stagione in carriera di centravanti, con undici segnature all’attivo. Titolare in azzurro ai Mondiali di Messico 1986, Galderisi è uno di quei calciatori che fanno fuoco e fiamme nei primi anni di carriera, ma che nel prosieguo non riescono a mantenere le promesse: esordio nella Juventus a diciassette anni, tre stagioni e otto goal con due scudetti all’attivo, poi il Verona, il Milan, e una parabola discendente, con la Lazio in serie B e sette campionati a Padova, dove conquista la promozione in A e la corona di miglior giocatore del secolo della squadra veneta.

Simile la carriera del regista Antonio Di Gennaro e dell’ala desta Pietro “Pierino” Fanna, che a Verona arrivano dopo la bocciatura decretata dalle squadre in cui sono cresciuti: la Fiorentina nel caso di Di Gennaro, ancora la Juventus nel caso di Fanna, una calvizie precoce che già a vent’anni lo fa sembrare vecchio: il rilancio a Verona, la nazionale, il cambio di maglia e un prosieguo di carriera senza squilli.

Parziali eccezioni a questa regola, il portiere Claudio Garella, che l’anno dopo passa al Napoli con il quale rivince lo scudetto, e il “libero” Roberto Tricella, che finisce alla Juventus.

Insomma, ai nastri di partenza del campionato si presenta un Verona fatto di promesse parzialmente mancate, calciatori in cerca di rilancio, onesti comprimari (Ferroni, Volpati, Marangon, Fontolan), stranieri solidi ma non di primissima fascia. In panchina c’è Osvaldo Bagnoli, il “Mago della Bovisa”, arcigno mediano degli anni ’60, allenatore all’antica, poche parole, tanto lavoro, il gruppo prima di tutto, difesa e contropiede. Da questa miscela nasce il miracolo del Verona scudettato, in testa per tutto il campionato, dalla prima alla trentesima giornata, quarantatre punti sui sessanta disponibili, frutto di quindici vittorie, tredici pareggi e due sconfitte.

Proprio di una delle due sconfitte vi racconterò, magari, la prossima volta…

 

Risorse web

Il sito del Verona dello scudetto

La rete di Elkjaer alla Juventus, segnata senza una scarpa