Chi lo ha detto che per giocare a pallone occorre essere grandi e grossi? L’attualità e la storia del calcio sono qui a smentire questo luogo comune.

Cominciamo dall’argentino Leo Messi, “la Pulce”, Pallone d’oro in carica e dunque al momento il miglior calciatore al mondo, che con il suo metro e 69 centimetri è la stella del Barcellona, la squadra che detiene la Champions League, piena di folletti terribili che fanno della velocità di palleggio e del dribbling fulmineo la loro arma vincente: i campioni del mondo Xavi e Andrès Iniesta, centrocampisti, un metro e 70 centimetri ciascuno, e l’attaccante Pedro (detto anche e non a caso “Pedrito”), la stessa taglia di Messi, cui si è aggiunto quest’anno il cileno Alexis Sanchez, “el Nino maravilla”, già all’Udinese, che di centimetri ne misura 168.

L’Argentina del resto è da sempre terra di bassotti di talento, primo fra tutti Diego Armando Maradona, “el Pibe de Oro”, 168 centimetri di puro genio calcistico e di incontrollata sregolatezza fuori dal campo, campione del mondo nel 1986 e artefice degli unici due scudetti del Napoli, il più forte di tutti i tempi per alcuni, secondo dopo Pelè per altri. Duecentocinquantanove le reti in carriera, alcune delle quali di testa (!), e alla maniera sua. Nel campionato italiano segna alla Sampdoria, incornando il pallone a pochi centimetri dal terreno, quando chiunque altro avrebbe tentato di colpire di piede. Ma la più famosa rete di testa Maradona l’ha segnata … con la mano, ai Mondiali di Messico ’86 contro l’Inghilterra, conquistandosi così l’appellativo di “Mano de Dios”.

Una delle due figlie di Diego, Giannina, ha sposato Sergio “el Kun” Aguero, attaccante del Manchester City, che di centimetri ne vanta 172, sicché il nipote di Maradona guadagnerà probabilmente qualche centimetro rispetto all’illustre nonno.

Trent’anni prima di Maradona, il numero 10 del Napoli era stato indossato dall’oriundo argentino Omar Sivori, soprannominato “el Cabezòn”, una folta chioma su un corpo di appena 163 centimetri, ancora più piccolo a confronto del compagno John Charles, imponente centravanti gallese con il quale costituì una leggendaria coppia d’attacco della Juventus, la squadra che lo aveva portato in Italia e con la quale Sivori conquisterà tre scudetti.

Di fronte a simili leggende, citare Diego Buonanotte, altro argentino, può sembrare blasfemo. Ma una ragione c’è, ed è una ragione validissima: appena acquistato dagli spagnoli del Malaga, di professione fantasista come il nome di battesimo gli impone, “el Enano” misura 161 centimetri e merita pienamente il suo soprannome: trovatemene, se ci riuscite, uno più basso, tra i calciatori in attività!

Tra quelli che hanno appeso gli scarpini al chiodo, in verità, uno più basso l’ho visto giocare: il portoghese Rui Barros, centrocampista d’attacco, un paio di campionati con la Juventus sul finire degli anni ’80, centimetri 159, ben 8 meno del sottoscritto! Famosa la barzelletta: Rui Barros ha due buchi sotto le ascelle, come un giocatore del calciobalilla.

Ma veniamo agli italiani, che confermano la regola per cui i più bassi giocano in attacco.

Prendiamo Sebastian Giovinco, “la Formica atomica”: l’attuale capocannoniere del nostro campionato, cresciuto nella Juventus e ora al Parma, è alto (si fa per dire) un metro e 64. Quattro centimetri più sopra troviamo l’altro bianconero Emanuele Giaccherini, ala destra e all’occorrenza sinistra, e Fabrizio Miccoli, golaedor del Palermo, “il Romario del Salento”, in omaggio a Romario De Souza, centravanti del Brasile campione del mondo a Usa ’94, mille goal segnati in carriera per 169 centimetri.

Rovistando in archivio, negli anni ’90, a quota 168 centimetri, ecco Gianfranco Zola, fantasista sardo che da Maradona eredita la maglia numero 10 del Napoli. Nel decennio precedente, il migliore dei piccoletti in azzurro è Bruno Conti, 1 metro e 69, campione del mondo a Spagna ’82, numero 7 sulle spalle, sinistro fatato e dribbling da sudamericano. Ma il calciatore basso per eccellenza è in quegli anni Giuseppe “Nanu” Galderisi, centravanti del Verona scudettato, un metro e 68 (ricordate?).

E l’Avellino, direte voi? Naturalmente c’è anche l’Avellino.

E’ di un piccolo grande lupo la rete che, nel lontano 1978, porta la mia squadra del cuore in serie A. La segna l’ala destra Mario Piga, centimetri 168 – che quell’anno veste il biancoverde insieme al gemello Marco, stessa statura -, al quale con infinita riconoscenza è dedicato questo articolo.