Il sole è la principale fonte di energia che rende possibile la vita sul nostro pianeta. L’energia che il sole produce ci arriva sotto forma di radiazione elettromagnetica. Il più delle volte, se non è troppo caldo, proviamo una sensazione di piacevolezza in una bella giornata assolata, ma l’energia che il sole sprigiona è così grande che è stato necessario un grande sforzo evolutivo per consentire alla vita di colonizzare la superficie terrestre.

Mentre noi abbiamo consapevolezza solo della piccola parte di radiazione solare che percepiamo come calore e luce visibile, il nostro corpo deve fare i conti anche con una parte più energetica e pericolosa e invisibile ai nostri occhi: i raggi ultravioletti (UV). Gran parte dei raggi UV viene filtrata dalla nostra atmosfera, e in particolare dallo strato di ozono, prima di arrivare a noi. La piccola frazione che raggiunge la crosta terrestre è indispensabile per compiere reazioni biochimiche (quali ad esempio la fotosintesi e la produzione di vitamina D) fondamentali per la vita sulla Terra. Allo stesso tempo, però, questa piccola frazione di raggi UV pone una minaccia alla vita terrestre, perché ha energie appropriate per modificare e danneggiare le molecole su cui essa si basa: il DNA, le proteine e, in parte, i lipidi. Il nostro corpo, durante la sua evoluzione, ha sviluppato diversi sistemi fotoprotettivi, ma essi possono non essere sufficienti ad evitare tutti i possibili danni derivati dall’esposizione al sole durante la nostra sempre più lunga vita.

La Dottoressa Theodora (Thea) Mauro è professoressa e vice primario di dermatologia all’Università della California a San Francisco, e primario di dermatologia all’ospedale per militari veterani a San Francisco. In questa intervista, che si è svolta durante un viaggio in macchina nella costa est degli Stati Uniti mentre lei guidava e la nostra amica Pam era seduta dietro, le abbiamo chiesto cosa succede quando prendiamo il sole e come possiamo aiutare la nostra pelle a proteggerci.

D: Cosa succede alla pelle quando prendiamo il sole?
R: Da un punto di vista dermatologico, l’unica cosa buona che viene dal sole è lo stimolo alla produzione di vitamina D che serve ad immagazzinare il calcio nelle cellule e nelle ossa. L’effetto più immediato di una scottatura è la morte delle cellule che è quello che causa bolle e vesciche. Effetti più a lungo termine sono il danneggiamento del DNA e del derma, la parte più interna della pelle. Quest’ultimo danneggiamento è quello che causa le rughe. Il danneggiamento delle cellule pigmentate (i melanociti) causa l’abbronzatura e a volte il formarsi di macchie scure.

 

D: Ma l’esposizione al sole porta anche alla produzione di melatonina e seratonina, giusto?
R: Seratonina, melatonina e probabilmente qualche endorfina

 

D: … quindi rende felici!
R: Circa 10 anni fa è stato condotto un esperimento molto interessante. Hanno preso due cabine abbronzanti costruite esattamente alla stessa maniera, solo che una emetteva raggi UV, mentre l’altra solo luce nel visibile. Hanno chiesto a dei volontari di alternare tra una cabina e l’altra. Quando fu chiesto ai volontari quale cabina preferissero dopo due settimane di trattamenti, tutti scelsero quella che emetteva raggi UV. Per controllare che a provocare questa preferenza fosse la produzione di endorfine causata dall’esposizione ai raggi UV, l’esperimento successivo si svolse esattamente alla stessa maniera, però  i volontari vennero prima esposti ad antagonisti dei recettori delle endorfine. In altre parole, vennero fornite ai volontari alcune sostanze in grado di ‘disattivare’ i ‘sensori’ che permettono ai neuroni di individuare la presenza di endorfina e a al cervello di reagire di conseguenza.  Questa volta, alla fine delle due settimane, nessuno espresse una preferenza per una cabina rispetto all’altra.

 

D: Il danno alla pelle è dovuto solo alla radiazione o anche al calore?
R: Probabilmente c’è un po’ di danneggiamento dovuto al calore (minima produzione di radicali liberi, così come succede quando si ha la febbre… Le cellule devono produrre radicali liberi per vivere), ma la maggior parte è dovuto a radiazione.
Il derma non è tanto danneggiato dai raggi UVB quanto dai raggi UVA, perche’ gli UVB non penetrano così in profondità.  La radiazione poi provoca un danneggiamento diretto di collagene. Se guardi il collagene di persone invecchiate dal sole, infatti, appare molto più disorganizzato.

collageni a confronto

D: C’è differenza tra eritema e scottatura?
R: No, ci sono diversi livelli di bruciatura. Se diventi rosso, ti sei bruciato. Se ti vengono le vesiche, ti sei bruciato di più. Le vesciche sono il tipo di scottatura che è associato al melanoma. Ci sono persone che sono allergiche al sole, ma non sono molto comuni. Ci sono sostanze che rendono la pelle più sensibile al sole. Per esempio nel caso di persone che preparano cocktails in aree tropicali: spesso queste si presentano con strane strisce sugli avambracci causate dal succo di lime. C’e’ una sostanza nel succo di lime, lo psoralene, che è fotosensitivizzante!

 

D: E’ vero che alcune protezioni solari sono carcinogeniche?
R: Questo è un argomento molto controverso…. Quello che è venuto fuori è che alcune delle sostanze chimiche nelle creme solari possono essere trovate in quantità misurabili nel sangue e nell’urina. Quando queste sostanze vengono date in grandi quantità ai topi, si riscontra una più alta incidenza di cancro. Comunque è molto improbabile che le quantità nelle creme solari possano essere abbastanza alte da essere pericolose. Ma c’è una correlazione e quindi non si può semplicemente dire “non c’è problema” perché queste sostanze sono misurabili nell’organismo. Ma devono essere in dosi molto più alte per essere pericolose.

 

D: quindi sarebbe meglio stare al coperto direttamente e non mettere le creme
R: Ci sono due tipi di creme solari: quelle basate su principi chimici e quelle basate su principi fisici. Le protezioni fisiche sono a base di ossidi di zinco e titanio, e quelle chimiche sono a base di chinoni. I chinoni sono degradati dal sole e i prodotti di questa reazione sono quelli di cui si preoccupa la gente. Il problema con gli ossidi è che nella loro forma non-nanoscopica sono bianchi, una polvere bianca e non sono cosmeticamente eleganti da mettersi. Per questo vengono assemblati in nanoparticelle e così sono molto più eleganti, ma c’è il problema di dove vanno a finire queste particelle. Ma se io dovessi consigliare qualcuno, direi di usare quelli fisici, piuttosto che quelli chimici.

…….Pam ci legge la lista degli ingredienti nella sua crema solare……

Inizialmente le creme solari avevano principi chimici che bloccavano solo gli UVB. Il motivo per cui si usano insieme i principi chimici e fisici è perché è risultato necessario allargare lo spettro ed includere gli UVA. Prima si pensava che solo gli UVB causassero il cancro, ma si è scoperto che anche gli UVA sono piuttosto efficaci nel provocarlo…. Sia a provocare il cancro che soprattutto le rughe. Non è facile bruciarsi con gli UVA, ma ci sono più effetti a lungo termine. Ovviamente, persone che sono più scure di natura, si bruciano più difficilmente.

Pam chiede come mai allora i giapponesi si coprano dalla testa ai piedi quando sono al sole

I giapponesi hanno un diverso insieme di geni che governa la pigmentazione. E’ interessante. Sono migrati fuori dall’Africa, hanno perso la pigmentazione e l’hanno riacquisita attraverso un meccanismo diverso dagli europei. Loro non si bruciano con facilità ma diventano a chiazze e sembra che culturalmente questa condizione sia molto peggio che bruciarsi. Quindi si coprono. Questo suggerisce che, nel loro caso, la quantità di sole che serve per indurre i melanociti a produrre melanina non si correla direttamente a quanto sole serve a danneggiare la pelle. Per gli europei invece, il dogma è che se ti abbronzi, danneggi la tua pelle. Quindi abbronzarsi fa male.

D: Hanno un diverso tipo di melanina?
R: Hanno l’eumelanina, quella nera, ma hanno diversi geni per produrla.

D: E’ vero che il numero di nei dipende da quanto sole si prende da piccoli?
R: Si. Anche se ci sono dei nei con cui si nasce.

D: Come si sceglie il giusto fattore di protezione?
R: I fattori di protezione sono una misura funzionale di quanto ci vuole a bruciarsi. Se normalmente ti ci vogliono 10 min per bruciarti, con una protezone 15 ce ne vogliono 150. Ma non è una scala lineare. E’ lineare fino a 15, poi ha un plateu.

D: Perché ci si brucia di più intorno l’ora di pranzo?
R: E’ il picco dei raggi UVB. UVC è meno di 280 nm, e danneggiano veramente tanto il DNA, ma sono bloccati dallo strato di ozono… Se non avessimo lo strato di ozono saremmo veramente in un brutto pasticcio. UVB è tra i 280 e i 320 nm e gli UVA tra i 320 e i 400 nm. UVA penetrano più in profondità ed è stato provato che causano cancri della pelle, anche se non sappiamo ancora in che modo.