Avete presente lo scoiattolo sfortunato del cartone animato “L’Era Glaciale?” Cosa succederebbe se qualcuno al giorno d’oggi ritrovasse la sua preziosa ghianda e la piantasse? Crescerebbe una quercia? E questa quercia preistorica assomiglierebbe alle querce dei nostri giorni? Uno studio molto interessante, condotto da ricercatori della Accademia delle Scienze Russa e pubblicato lo scorso febbraio sulla rivista scientifica “Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America”, racconta proprio qualcosa del genere.

Sulla sponda destra del fiume Kolyma, nel nord-est della Siberia, gli scienziati hanno rinvenuto frutti di Silene stenophyilla (una pianta erbacea) in tane di scoiattoli, risalenti a 30000 anni fa e sepolte da 38 m di permafrost. A partire da questi frutti, i ricercatori russi sono riusciti rigenerare nuove piante che a loro volta hanno prodotto semi vitali. In questo momento queste piante di S. stenophylla sono il più antico organismo multicellulare vivente!

il disegno vincitore di Cristiano G della IG della scuola Tino Buazzelli di FrascatiIl permafrost, caratteristico delle zone artiche, è un terreno perennemente ghiacciato e può essere considerato una vera e propria riserva di microrganismi e materiale genetico antico. Infatti, lo strato ghiacciato può estendersi per centinaia di metri in profondità e l’età dei microrganismi conservati è pari a quella della formazione dello strato di permafrost che li circonda. In alcuni casi si può arrivare indietro di centinaia di migliaia di anni! Così è possibile che, per cause naturali o legate all’attività dell’uomo, il permaforst si sciolga e questi microrganismi antichi vengano in contatto con gli ecosistemi moderni e, riattivando le proprie funzioni vitali, ne ridivengano parte integrante.

Tutte le tane da cui sono stati presi i frutti di S. stenophylla si trovano tra i 20 e 40 m di profondità in uno strato di permafrost ricco di resti di mammuth, rinoceronti lanosi, bisonti, cavalli, cervi e altri rappresentati della fauna e flora dell’era dei mammuth. Questi strati ghiacciati sono rimasti intatti e incontaminati a partire dall’epoca della loro formazione. Le tane degli antichi scoiattoli arrivavano a contenere centinaia di migliaia di frutti. Gli scienziati russi hanno prelevato cellule appartenenti ad un particolare tessuto di frutti di S. stenophylla e hanno rigenerato le piante attraverso una tecnica detta micropropagazione. Questa tecnica consente di ottenere nuove piantine a partire da singoli tessuti di una pianta, come ad esempio le gemme, e grazie all’utilizzo di terreni ricchi di nutrienti e sostanze che aiutano la crescita. Le piantine ottenute saranno geneticamente identiche alla pianta da cui è stato prelevato il tessuto. Questa tecnica viene comunemente utilizzata anche al di fuori dei laboratori scientifici, ad esempio per riprodurre le orchidee.

Nel caso in questione, la micropropagazione è stata applicata partendo da frutti di S. stenophylla moderna per confronto. Durante la crescita in provetta, le piante antiche hanno prodotto circa il doppio di germogli rispetto a quelle moderne. Una volta interrate, lo sviluppo dei due tipi di piante è stato simile finché non sono comparsi i fiori, che nel caso delle piante antiche presentavano dei petali più sottili.

Lo studio degli scienziati russi dimostra l’alto valore dei sedimenti di permafrost in qualità di “crio-depositi” di materiale genetico antico, importanti sia  per la ricostruzione della storia del pianeta che per lo studio dell’evoluzione delle diverse specie conservate. Tuttavia, è bene riflettere che, per quanto una decina di piante di S. stenophylla possano sembrare assolutamente innocue, indubbiamente la riesumazione di specie estinte, vegetali o animali, pone alcune problematiche di tipo ecologico simili a quelle dell’introduzione di specie non autoctone, cioè non originarie, in territori non compresi nell’areale originario.

Il problema principale è legato all’aggressività potenziale delle specie introdotte a scapito di quelle autoctone, che deriva principalmente da due fattori:

1) conoscenza insufficiente del comportamento ecologico delle specie introdotte nel nuovo ambiente (o re-introdotte, in questo caso);

2) possibile assenza di fattori biotici di regolazione dell’espansione della specie, quali la mancanza di “nemici naturali” (patogeni, insetti o erbivori in questo caso, predatori o patogeni nel caso di specie animali).

Queste problematiche sono note ai ricercatori, ma è comunque bene che la comunità scientifica e l’opinione pubblica si mantengano vigili e consapevoli per non dover passare dalle risate dell’”Era Glaciale” ai brividi di “Jurassic Park”.

Questo studio mostra che semi ritrovati sotto lo strato di ghiaccio possono germinare e crescere  nonostante siano rimasti per migliaia di anni a temperature bassissime! Ciò potrebbe incoraggiare gli scienziati a sviluppare ulteriormente  tecniche di crio-conservazione, cioè di conservazione a bassissime temperature di semi e germogli, da impiegare per la conservazione di semi e tessuti di piante in via di estinzione!

 

ps. ovviamente facciamo di nuovo i nostri complimenti a Cristiano della IG della scuola Tino Buazzelli di Frascati (RM) per il suo bellissimo disegno, vincitore della quarta edizione del concorso “Illustra l’articolo”