E’ capitato a tutti di svegliarsi una mattina con il naso chiuso, mal ditesta, febbre e tantissima stanchezza. Questi sono alcuni dei sintomi piùcomuni sia dell’influenza che del raffreddore. Nonostante ciò non bisogna pensare che raffreddore e influenza siano la stessa cosa.

Queste due malattie sono provocate infatti da classi di virus diversi: i Rhinovirus causano il raffreddore, mentre gli Orthomyxovirus causano l’influenza, per questo motivo le loro caratteristiche sono molto differenti. La maggior parte della gente ha il raffreddore, anche più di una volta l’anno, mentre l’influenza una sola volta ogni molti anni.

L’esempio che, a distanza di un secolo, è ancora molto presente nell’immaginario collettivo, è quello dell’influenza chiamata “Spagnola” del 1918 che uccise il 5% della popolazione mondiale di quel periodo. Ci sono tre diversi ceppi principali di influenza umana denominati A, B e C. Il più pericoloso è il ceppo A perché i virus di questa famiglia sono in grado di mutare e differenziarsi in sottotipi molto velocemente così da non poter essere riconosciuti, e quindi attaccati, dal nostro sistema immunitario. Inoltre, mentre i ceppi B e C riguardano quasi esclusivamente gli esseri umani, il ceppo A è comune anche agli uccelli, questo vuol dire che la nostra influenza A e la loro appartengono alla stessa famiglia e possono, in linea di principio, mutare l’una nell’altra, confondendo ancora di più le difese del nostro organismo.

L’influenza è un’infezione contagiosa delle vie respiratorie: naso, gola e polmoni. Il modo più comune di prendere l’influenza è respirare goccioline provenienti dalla tosse o dagli starnuti delle persone già infette. Più raramente il virus può diffondersi toccando superfici (come ad es. maniglie di porte e ascensori o cellulari) che lo contengono e che passando così sulle nostre mani può facilmente entrare in contatto con naso e bocca. Per questo motivo è molto importante coprirsi la bocca quando si tossisce e starnutisce, e lavare le mani frequentemente quando si è malati o in contatto con persone malate.

I sintomi compaiono di solito entro 2-3 giorni dal contagio (per terminare in 7-10 giorni) e poiché l’influenza si diffonde attraverso l’aria spesso colpisce nelle comunità come le scuole, gli ospedali o i mezzi di trasporto pubblici. Nel caso dell’influenza i sintomi associati all’infezione derivano da due cause. In primo luogo, è proprio la risposta del nostro sistema immunitario innato a farci sentire così male per avvisarci dell’infezione incorso. In secondo luogo, c’è un danno effettivo alle nostre vie respiratorie, perché ogni volta che una particella di influenza entra in una cellula, quest’ultima muore dopo aver prodotto le copie del virus. Per questo motivo è importante che il virus venga debellato il più in fretta possibile, ma per fare questo, il nostro sistema immunitario deve prima imparare a riconoscere le particelle virali e ad attaccarle.

Nel caso di persone generalmente sane, è il nostro sistema immunitario a vincere dopo una lotta di un paio di settimane, invece nel caso di persone più fragili, come asmatici, anziani, o già gravemente malate, può succedere che altre complicazioni sopravvengano prima, rendendo la situazione più rischiosa. La complicazione più comune è la polmonite sia batterica che virale, che trova terreno fertile per prosperare nel muco che si accumula e nella ridotta resistenza del sistema immunitario già impegnato a combattere l’influenza. In ogni caso, il vaccino è sempre la forma più sicura di prevenzione da adottare, specialmente per le persone a rischio. Il vaccino contro lo specifico ceppo di influenza dell’anno permette di proteggere innanzi tutto noi stessi, ma anche di limitare la diffusione del contagio aiutando, fral’altro, anche chi non può essere vaccinato o coloro per i quali i vaccini non sono altrettanto efficaci.