Vi siete mai chiesti perché dopo aver giocato insieme una partita, vi sentite più amici? Oppure perché alcune volte avete voglia di condividere le vostre cose e altre volte proprio no?

Un team di scienziati tedeschi e americani ha condotto uno studio che ci può fornire qualche indizio per dare una risposta a queste domande, e può aiutare a capire perché nella nostra specie, e proprio nella nostra specie, si sia evoluta la sensibilità verso la condivisione equa delle risorse.  Gli studiosi hanno confrontato bambini di due e tre anni e scimpanzé. Lo scopo del loro studio era capire se bambini e scimpanzé diventano più disponibili a condividere una risorsa quando hanno collaborato per ottenerla. I risultati del loro lavoro sono stati pubblicati sulla importante rivista scientifica Nature, lo scorso luglio.

I bambini di tre anni sono più disponibili a condividere equamente con i loro coetanei una ricompensa se hanno collaborato tra di loro per ottenerla. Al contrario, sono meno propensi a farlo se la ricompensa è stata ottenuta senza sforzo, come regalo. Lo scimpanzé (Pan troglodytes), uno dei due primati più vicini all’uomo, invece, non mostra la stessa propensione alla condivisione né di una ricompensa ad un’attività di tipo collaborativo né di un dono.

Gli scimpanzé raramente lavorano in gruppo per procurarsi il cibo. L’unica eccezione è quando i maschi vanno a caccia di scimmie in piccoli gruppi. Anche in questi casi, comunque, questi nostri parenti non sembrano molto disponibili a condividere il bottino. Di solito, lo scimpanzé che ha afferrato un pezzo di carne lo lascia andare solo se ‘pressato’ fisicamente dagli altri. Qualche volta un individuo accetta più volentieri di condividere la carne, ma probabilmente non senza ‘secondi fini’. Due scimpanzé che hanno un rapporto stretto di ‘amicizia’, per esempio, possono condividere reciprocamente, oppure un maschio può permettere a una femmina di mangiare la sua carne come forma di corteggiamento.

A differenza degli scimpanzé, e di tutti gli altri primati, l’uomo si procura la maggior parte dei beni di sostentamento in modo collaborativo. In tutte le società umane gran parte del cibo e dei beni essenziali vengono reperiti attraverso sforzi comuni e vengono portati in qualche luogo per essere divisi con gli altri membri del gruppo. Questa differenza tra scimpanzé e uomo porterebbe a pensare che la disposizione umana alla distribuzione delle risorse in modo equo potrebbe avere le sue radici evolutive nella condivisione del bottino dopo un lavoro di tipo collaborativo.

I bambini iniziano precocemente a condividere con gli altri i beni per loro più preziosi (caramelle, giocattoli…). Fino a tre o quattro anni, però, tendono a tenerne la maggior parte per sé.  All’età in cui cominciano ad andare a scuola iniziano a condividere in modo più equo. Ora, se davvero la tendenza ad una equa spartizione di un bottino si è evoluta a causa della necessità di collaborazione, ci si può aspettare che i bambini, già da piccolissimi, siano incoraggiati a condividere in modo più equo i loro beni, se questi sono il frutto di un’attività collaborativa. Inoltre, questo effetto positivo della collaborazione sull’attitudine a condividere dovrebbe essere una caratteristica unica dell’uomo tra le grandi scimmie antropomorfe, perché solo la nostra specie ha una storia evolutiva che ci ha obbligati a collaborare per sopravvivere.

Lo studio riporta di come oltre un centinaio di bambini di un asilo tedesco, di due e tre anni di età, sono stati coinvolti in una serie di esperimenti in cui, a due a due, ricevevano quattro giocattoli. In un caso, per ottenere i giocattoli, i due bambini dovevano tirare due cordicelle insieme, collaborando. Nel secondo caso, i giocattoli venivano semplicemente forniti ai bambini, come regalo. In tutti e due gli esperimenti, però, i giocattoli non erano divisi equamente: un bambino ne riceveva tre, l’altro uno solo. A questo punto il bambino ‘fortunato’ aveva la possibilità di offrire il giocattolo in più al compagno sfortunato, oppure tenerlo per sé.

Dopo numerose prove, il gruppo di ricercatori ha osservato che sia i bambini di due anni che (più spesso) quelli di tre erano disponibili a condividere i giocattoli equamente, e lo erano decisamente di più quando avevano collaborato per ottenerli rispetto a quando li ricevevano in regalo. Esperimenti simili sono stati condotti su alcuni scimpanzé di uno zoo. Il risultato è stato che lo scimpanzé ‘fortunato’ non ha quasi mai condiviso la ricompensa (un pezzetto di cibo) con il compagno.

Visto che gli scimpanzé fanno poco affidamento sulla collaborazione con gli altri per il loro sostentamento, probabilmente non hanno sviluppato la tendenza a distribuire equamente le risorse ottenute lavorando insieme. Infatti, collaborare per procacciare il cibo significa fare affidamento sui compagni e quegli individui che tendono a prendere per sé più di quanto spetti loro da un bottino comune, difficilmente vengono scelti come compagni di lavoro. Si viene, quindi, a creare una certa “selezione sociale”, che diventa tanto più forte quanto più aumenta il bisogno di lavorare insieme in attività necessarie alla sopravvivenza.

Questo studio mostra che il lavoro collaborativo incoraggia una giusta condivisione delle risorse ottenute e conferma l’ipotesi che i bambini sono disponibili a condividere una risorsa in modo più equo tra loro ad un’età più precoce se questa è il frutto di un’attività di collaborazione. In una visione evolutiva, questo lavoro scientifico rafforza indirettamente la convinzione che la tendenza ad un’equa distribuzione delle risorse si sia sviluppata di pari passo alla necessità di collaborazione per ottenere tali risorse, tipica della specie umana.