Il nonno aveva la radio, io la televisione e mio figlio? Mio figlio è nato con il computer. E’ quello che si può chiamare un “nativo digitale“. Insomma, quando lui è nato il computer già c’era, era un elettrodomestico come il frigo o la lavatrice, niente di nuovo.

Mio figlio (2 anni) ha anche imparato a distinguere: il computer di mamma, dove può guardare i cartoni su youtube, e il computer di papà, che è meglio non toccare per non farlo andare in escandescenza. Ma a parte guardare “Peppa pig” e le canzoni dello Zecchino, cosa ci si può fare con questa macchina infernale per i nonni (che però a volte la usano per vedere i nipotini su Skype), dannata per i genitori (per i quali molto spesso significa “lavoro”) ma così famigliare per i più piccoli?

Già nel 2005 chi si occupa di software, e cioè programmi, giochi e cose che vengono fatte funzionare su quell’ammasso di viti e transistor che è un computer, ha iniziato a pensare a come venire incontro al pubblico dei più giovani. Nasce così il progetto Linux for Kids. Linux è un sistema operativo aperto (il sistema operativo è come il volante per la macchina, serve a guidarla). Questo vuol dire che ognuno può decidere di dare il proprio contributo costruendone una parte (per esempio, invece i sistemi operativi Windows o OS X dei computer Apple sono sistemi che si chiamano “proprietari”, impossibili, cioè, da modificare).

Linux for Kids conteneva l’idea, piuttosto rivoluzionaria, che il computer non doveva più essere solo una cosa (complicata) per vecchi smanettoni (il papà in primis) ma doveva poter essere considerato come uno strumento utile a disposizione anche dei più piccoli. Ci dovevano quindi essere i giochi (educativi), supportati da un sistema facile per arrivare ad “aprirli”, per esempio con illustrazioni e percorsi il più possibile intuitivi e semplici. Tra le iniziative che vale la pena di menzionare c’è il progetto Qimo for Kids. Anche in questo caso si parte dal sistema operativo Linux e ci si rivolge ai bambini dai 3 anni in su e si cerca di rendere il più possibile amichevole il computer per i “nativi digitali”.

Randy Pausch è diventato famoso qualche anno fa per un bellissimo discorso passato alla storia come “L’ultima lezione” sulle cose belle da non perdersi dalla vita. Io credo che allora valga la pena di spendere una parola anche su una delle cose che impegnò la vita di Pausch, e cioè il progetto Alice. L’obiettivo del progetto Alice era quello di rendere non solo l’uso del computer accessibile ai bambini, ma anche di rendere la programmazione in un linguaggio informatico “un gioco da bambini”. Oggi sorrido quando vedo mio figlio che guarda i cartoni animati in televisione. Ogni tanto però mi viene anche una piccola paura pensando all’idea di Randy Pausch: e se un domani diventasse più bravo a programmare di me?

Credo che correrò comunque questo rischio e proverò ad istallare una distribuzione di linux per bambini sul mio vecchio pc (ce ne sono alcune pensate dai due anni in su!). Chissà che non serva ad “allevare” un genio del computer in casa.