Vi ricordate di Lenny, lo squalo bianco vegetariano del cartoon “Shark Tale”? Pare che al National Sea Life Centre di Birmingham una femmina di squalo nutrice, soprannominata Florence, abbia deciso di seguirne le orme, iniziando a mangiare esclusivamente verdure … Ma questa non è una buona notizia: Florence sta rischiando di morire! Gli squali, infatti, sono zoofagi, e una dieta a base di ortaggi è per loro dannosa. I curatori dell’acquario, preoccupati per lo stato di salute di questa bellissima squaletta, hanno iniziato a nascondere pezzi di pesce dentro la verdura che tanto ama, nella speranza che non li scarti, cosa che puntualmente avviene se il pesce non è ben nascosto …

Florence è un’anomalia nel mondo degli squali, ma ci fa riflettere su quanto sia complessa la natura. Non cediamo dunque a semplificazioni di nessun genere, men che meno a quelle proposte dagli innumerevoli film come “Lo Squalo” di Steven Spielberg, che hanno dipinto gli squali come assassini non selettivi e senza pietà, allontanandoci dalla vera comprensione di questo affascinante animale.

Lo squalo bianco (Carcharodon carcharias) e lo squalo nutrice (Ginglymostoma cirratum) sono solo due delle circa 480 specie di squalo esistenti. Una cifra che suggerisce una grande variabilità di forme e di abitudini.

squalo reef

Una sagoma elegante si confonde col blu dell’oceano: è lo squalo grigio del reef (Carcharhinus amblyrhynchos), squalo delle acque Indopacifiche molto comune.

Gli squali sono dei pesci, come i merluzzi: sono dotati di un corpo idrodinamico, di pinne che servono per nuotare, di organi in grado di assorbire l’ossigeno disciolto nell’acqua, di mascelle, di orecchie interne, occhi e cavità nasali. A parte questo, non è che abbiano molto in comune … Sì, non è poco! Ma, per intenderci, pensiamo a gatti e lucertole: entrambi sono dotati di un corpo adatto alla vita terrestre, di quattro zampe che servono per camminare, di organi capaci di assorbire l’ossigeno presente nell’aria, di mascelle, orecchie, occhi e cavità nasali… Eppure il gatto è un mammifero, e la lucertola un rettile! In termini scientifici il gatto e la lucertola appartengono a due classi distinte di animali, quella dei Mammalia, il gatto, e quella dei Reptilia, la lucertola. Analogamente gli squali appartengono alla classe dei Chondrichthyes e i merluzzi a quella degli Actinopterygii.

In cosa, dunque, sono diversi? Generalizzando al massimo possiamo elencare le differenze secondo i seguenti punti:

  • La composizione dello scheletro: i merluzzi sono dotati di uno scheletro osseo (motivo per cui, assieme a tutti gli altri pesci ad essi affini, vengono chiamati anche pesci ossei); gli squali posseggono uno scheletro cartilagineo. Il nome della classe a cui appartengono gli squali fa proprio riferimento a questa caratteristica: Chondrichthyes deriva dal greco chòndros, che significa cartilagine.
  • Le branchie: le branchie dei pesci ossei sono ricoperte da un opercolo osseo che si apre e si chiude quando respirano. Le fessure branchiali degli squali (ne posseggono dalle 5 alle 7 paia, a seconda della specie) sono lunghe e sottili, libere – non coperte da opercolo – e visibilmente separate, motivo per cui vengono detti anche Elasmobranchi (dal greco: branchie a forma di lamina sottile).
  • Vescica natatoria e/o polmoni: presenti nei pesci ossei, permettono loro di galleggiare nell’acqua. Gli squali ne sono sempre privi, ma, come vedremo in seguito, hanno adottato altri sistemi per non affondare.
  • La pelle: quella dei pesci ossei è coperta da scaglie, quella degli squali è coperta da denticoli dermici, che la rendono ruvida e abrasiva.
  • La bocca: quella dei pesci ossei è in posizione terminale, mentre quella degli squali è in posizione ventrale (a meno di eccezioni).
  • La fecondazione: merluzzi e affini fecondano le uova deposte dalla femmina direttamente in acqua; la fecondazione degli squali è interna.
torpedine

I Rajiformes (razze e torpedini) hanno le pinne fuse ad un corpo
compatto, non allungato e fortemente appiattito.

È importante dire che gli squali non sono gli unici pesci cartilaginei esistenti: anche le razze, le torpedini e le poco note chimere sono dei Chondrichthyes. Le chimere, però, posseggono una sola fessura branchiale, motivo per cui non vengono considerate degli Elasmobranchi, come sono invece squali, razze e torpedini. I corpi di questi ultimi due gruppi, però, sono estremamente appiattiti, le branchie sono posizionate sulla superficie ventrale, a differenza degli squali (come vedremo), e le pinne fuse con il corpo … Da notare  è che alcuni squali, come il pesce angelo (Squatina squatina), hanno anche loro un corpo fortemente schiacciato e le branchie in posizione ventrale, ma le pinne sono ben distinguibili dal tronco.  Per via di questa caratteristica, alcuni biologi suddividono gli Elasmobranchi in due sottogruppi distinti, quello a cui appartengono gli squali e quello a cui appartengono razze e torpedini. Ad ogni modo sia gli squali, sia le razze e le torpedini appartengono a molti ordini diversi; gli squali, in particolare, vengono suddivisi in 8 ordini. Ma lasciamo da parte le questioni tassonomiche, e parliamo solo di quelli che comunemente chiamiamo squali.

Il corpo degli squali è allungato, Il muso è lungo e appiattito, anche se in alcune specie presenta forme curiose: nello squalo martello smerlato (Sphyrna lewini), ad esempio, la testa è allungata lateralmente a formare una sorta di martello, ai cui estremi sono posti gli occhi. Generalmente le pinne sono otto: una coppia di pinne pettorali, una coppia di pinne pelviche, due pinne dorsali, una pinna anale e una pinna caudale. La coda è eterocerca, ed è la struttura che consente allo squalo di avanzare nell’acqua, il suo motore; la sua forma particolare, inoltre, aiuta nel galleggiamento. Le pinne pettorali, come le ali degli uccelli, forniscono allo squalo il fondamentale sostegno per non affondare (la portanza) ed essendo mobili servono anche allo squalo per salire o scendere di quota. Le pinne ventrali funzionano da timone e da freno; quelle dorsali da bilanciamento: servono a non far rovesciare lo squalo, per intenderci, soprattutto quando nuota velocemente e fa brusche virate.

Le pinne sono organi fondamentali per lo squalo, affinché possa muoversi e non affondare. Un aiuto prezioso lo danno, in questo senso, lo scheletro leggero, come è quello cartilagineo, e un grosso fegato poco denso, a vantaggio di una possente (e un po’ pesante) muscolatura.

Le fessure branchiali sono poste lateralmente fra la bocca e le pinne pettorali. Semplificando molto, per respirare gli squali fanno entrare l’acqua dalla bocca (alcune specie di squalo sono in grado di aspirarla, altre devono nuotare incessantemente per farla entrare) e la fanno uscire dalle fessure branchiali: in questo modo l’acqua viene filtrata dalle branchie e l’ossigeno in essa disciolto assorbito. Molte specie di squalo, quando non possono far entrare l’acqua dalla bocca, la fanno entrare dagli “spiracoli”, due fessure (una per lato) poste dietro o sotto gli occhi. Gli spiracoli sono molto sviluppati nelle specie bentoniche, che, nuotando a contato con i fondali e catturando prede che si nascondono sotto la sabbia, con la bocca, posta in basso, “inalerebbero” molti detriti: gli spiracoli risolvono la questione magistralmente. Gli squali che vivono in mare aperto e hanno poco o niente a che fare con i fondali marini (specie pelagiche), hanno spiracoli piccolissimi o rudimentali.

Il colore della pelle è variabile, dipendente dalle abitudini di vita della specie considerata. In generale, però, la colorazione serve allo squalo a confondersi con l’ambiente. Lo squalo bianco, ad esempio, è grigio-marrone sulla parte dorsale, e bianco su quella ventrale. La verdesca (Prionace glauca) è blu brillante sul dorso e bianca sul ventre. In generale gli squali pelagici sono scuri sopra e chiari sotto, in modo da non essere individuati da prede o  predatori, né da sotto, né da sopra. Lo squalo tappeto (Orectolobus maculatus) ha la pelle marmorizzata, ovvero sullo sfondo marrone, macchie color ocra formano un disegno utile a questo pesce per mimetizzarsi sul fondale.

Per quanto riguarda le dimensioni, lo squalo lanterna nano (Etmopterus perryi) misura al massimo 21 centimetri, la femmina (il maschio non raggiunge che i 17 centimetri!), ed è il più piccolo squalo del mondo; lo squalo balena (Rhincodon typus) si stima possa raggiungere i 20 metri, record che lo promuove non solo a squalo, ma anche a pesce più grande del mondo! Fatevi i conti: è la differenza di lunghezza che c’è tra un essere umano e uno scarafaggio![1]

Anche la forma e la dimensione delle pinne variano molto da specie a specie: nelle specie bentoniche il lobo inferiore della pinna caudale è pressoché assente, come nel gattuccio minore (Scyliorhinus canicula); mentre nelle veloci specie pelagiche, che necessitano di una forma estremamente idrodinamica, i due lobi sono davvero simili. Per lo stesso motivo in queste specie anche la forma del muso è diversa, meno appiattita e più conica. Lo smeriglio (Lamna nasus), ad esempio, ha una siluette simile a quella di un tonno, un pesce osseo pelagico e veloce. Ottimo esempio, questo, di convergenza evolutiva!

I denti dello squalo toro, lunghi e stretti, sono adatti a catturare
pesci veloci e sfuggenti.

Parliamo ancora di variabilità: i denti. Quelli dello squalo bianco sono triangolari con il margine seghettato; quelli dello squalo toro (Carcharias taurus) sono lunghi, stretti e ricurvi; il palombo liscio (Mustelus mustelus) ha denti lisci e disposti a formare una struttura a pavimento; lo squalo balena possiede una moltitudine di denti piccolissimi (pochi millimetri di lunghezza). Diverse specie di squalo, infatti, si cibano di prede diverse: il primo mangia grossi pesci e mammiferi marini, da cui deve strappare grandi brandelli di carne; il secondo mangia pesci da banco, veloci e sfuggenti; il terzo si ciba di crostacei e molluschi, dei quali deve rompere i duri gusci. I denti dello squalo balena sono un mistero, visto che, essendo un planctofago filtratore, pare non usarli: ingoia plancton, piccoli pesci, molluschi e gamberetti, assieme ad una ingente quantità d’acqua; questa viene espulsa attraverso le branchie, mentre il cibo viene trattenuto da organi filtratori, e quindi ingoiato.

Ad ogni modo tutti gli squali posseggono uno stomaco grande ed un intestino corto, chiamato “valvola a spirale”, per via della forma a scala a chiocciola. Questa forma serve ad aumentare la superficie di assorbimento delle sostanze nutritive senza occupare tanto spazio, per lasciarne di più allo stomaco, che negli squali è molto grande. In questo modo gli squali possono immagazzinare grandi quantitativi di cibo, senza dover mangiare continuamente.

Una delle caratteristiche più interessanti degli squali è il notevole sviluppo degli organi di senso. Come noi posseggono vista, udito, olfatto, tatto e gusto, un gusto raffinatissimo: non è affatto vero che mangiano qualsiasi animale capiti loro a tiro, abbiamo già visto come i loro denti siano specializzati nella cattura di prede particolari; neanche il temuto squalo bianco mangia qualsiasi cosa, e si potrebbe persino definire schizzinoso – gli esseri umani, ad esempio, sono per lui troppo magri. Certo, essendo un animale curioso, ha la tendenza ad assaggiare … ma capita davvero raramente!

Ma gli squali sono in grado di percepire anche le variazioni di pressione dell’acqua, attraverso il “sistema della linea laterale”, e le correnti elettriche prodotte dal sistema nervoso degli animali che capitano loro vicino, grazie alle “ampolle di Lorenzini”. Il nostro cosiddetto “sesto senso” impallidisce di fronte ai sette sensi degli squali! Per la verità noi abbiamo davvero un sesto senso, e gli squali un ottavo: quello dell’equilibrio, grazie al “sistema vestibolare”.

Quale senso sfruttino maggiormente quando devono cercare un partner per l’accoppiamento non lo sappiamo… Certo è che in questo delicato momento il maschio non va molto per il sottile, e spesso morde la femmina per stimolarla a copulare. Fortunatamente sono piccoli morsi che lasciano solo lievi cicatrici.

Non è dalle cicatrici che distinguiamo le femmine di squalo dai un maschi, ovviamente, ma dalla presenza, alla base delle pinne pelviche, di due lunghi organi copulatori detti “pterigopodi”, che durante l’accoppiamento vengono inseriti, per trasportarvi gli spermi, nella cloaca della femmina. Avvenuta la fecondazione, possono accadere tre cose, a seconda della specie: 1) la femmina depone le “capsule ovigere” contenenti gli embrioni che si nutriranno grazie al loro  “sacco vitellino” (oviparità) 2); gli embrioni si sviluppano all’interno degli uteri (anche le femmine, come i maschi, quando si tratta di riproduzione si fanno in due… ) della madre, ma nutriti dal loro sacco vitellino (viviparità aplacentale) 3); gli embrioni vengono alimentati direttamente dalla madre, grazie ad una placenta formata da un sacco vitellino modificato (viviparità placentale). La maggior parte delle specie di squalo usano la seconda modalità.

Uova di squalo

In generale gli squali fanno pochi piccoli, che crescono lentamente e raggiungo la maturità sessuale dopo molto tempo. Dipende dalla specie, ormai lo abbiamo imparato, ma in generale i tempi degli squali sono lunghi: la gestazione può durare ben due anni e alcune specie raggiungono la maturità sessuale a venti anni! Molte specie mettono al mondo dai due ai quattro piccoli al massimo. Il centroforo (Centrophorus granulosus) solo uno! In parole povere il tasso riproduttivo degli squali non è alto. D’altra parte non hanno mai avuto bisogno di mettere al mondo, e in continuazione, molti piccoli (come fanno invece la maggior parte degli altri abitanti del mare): nel loro immenso regno acquatico sono stati i dominatori incontrastati per più di cento milioni di anni[2]; non dovevano temere nessuno, se non altri squali; la loro aspettativa di vita era ottima. Finché è arrivato l’Homo sapiens

[1] Anche nel Mediterraneo abbiamo pesi massimi e pesi minimi: il più grande squalo qui presente è il mite cetorino, o squalo elefante (Cetorhinus maximus), che si stima possa raggiungere i 12 metri; mentre il più piccolo è il moretto (Etmopterus spinax), che raggiunge al massimo un’ ottantina di centimetri.

[2] I fossili più antichi di moderne forme di squalo risalgono a ca. cento milioni di anni fa; ma esistono fossili di forme arcaiche di squalo (estinte già da tanto tempo), che sono antichi più di quattrocento milioni di anni!