Cari Gecolettori, eccoci di nuovo al nostro consueto appuntamento dal titolo…

Già, ora che ci penso non ho ancora elaborato un titolo per questa (fantastica) rubrica!

Potrebbe chiamarsi “L’Eco de GEco”, oppure “interviste bestiali”. Non so… perché non proponete voi qualche titolo qui sotto nei commenti? Li valuterò con attenzione!

Siamo ormai nel pieno dell’autunno e ho ben pensato di andare ad intervistare qualche piccolo mammifero che si stava ingozzando in giro per i campi per mettere da parte un po’ di ciccia per l’inverno. La scelta non è stata volontaria, quanto più… “accidentale”, in tutti i sensi.

Infatti, qualche sera fa ho sentito uno stridìo di gomme e poi delle imprecazioni in riccese. Come ben saprete, il riccese è la lingua dei ricci. I ricci ricci, non i ricci delle castagne. E neanche quelli che avete in testa. O quelli marini.

Ma sto perdendo il filo del discorso, dicevamo: ho sentito imprecare e mi sono avvicinato curioso al luogo dell’incidente. Lì c’era un riccio tutto tremolante dalla paura che, dopo essersi ripreso dallo spavento, ha acconsentito di buon grado a parlarmi di sé e dei suoi simili. Perciò, dopo aver parlato dei miei simili è con grande onore che quest’oggi mi ritrovo a parlare del…

 

RICCIO

Biologia:

il disegno vincitore del secondo concorso Illustra l'articolo

Il disegno di Damiano della III F della scuola media "Buazzelli" di Frascati che ha vinto il secondo concorso Illustra l'articolo

Il Ricco europeo, per i più colti Erinaceus europaeus è un piccolo mammifero insettivoro, da non confondere con il più grande istrice (o porcospino), nonostante entrambi si difendano grazie agli aculei. La caratteristica predominante del riccio è proprio la presenza di queste particolari e appuntite strutture che da sempre hanno affascinato i più piccoli ed incuriosito i più grandi. Perciò direi di cominciare il mio reportage proprio da loro: gli aculei!

Non sono altro che peli rivestiti di cheratina, la stessa proteina che gli esseri umani hanno nei capelli e nelle unghie. Solo che negli aculei ce n’è molta di più che nei capelli. È un po’ come se fosse uno strato di gel durissimo, talmente duro che è in grado di pungere chiunque si avvicini all’animale.

Ogni riccio possiede dai 5.000 ai 7.500 aculei (c’è chi dice addirittura fino 9000!) che ricoprono tutto il corpo tranne le zampe, il muso ed il ventre. Nonostante siano cavi all’interno, sono resistentissimi tanto che si potrebbe sollevare un riccio prendendolo da un singolo aculeo! (ma il mio intervistato si raccomanda di non farlo, non è sicuramente piacevole). Un’altra caratteristica di queste strutture è che sono appuntite solo verso l’esterno così che in caso di urto non possano penetrare nell’animale (caratteristica che il mio intervistato sembra apprezzare particolarmente!)

Guardando da vicino un riccio la domanda che sorge spontanea è: come fanno questi animali a scambiarsi delle affettuosità con tutte quelle estremità punzose? Insomma, come fanno ad accoppiarsi? Ebbene, il tutto è molto più semplice di quanto si creda: il maschio corteggia la femmina e, se lei accetta il corteggiamento, stende le zampe posteriori in modo da abbassare gli aculei dorsali e permettere al maschio l’avvicinamento senza danni collaterali. Tuttavia, non appena vi riesce, il maschio abbandona la femmina, che crescerà i suoi cuccioli da sola.

riccio innamorato

Il mio intervistato ha passato buoni dieci minuti a vantarsi delle sue conquiste, dicendo che ogni esemplare (sia maschio che femmina) può cambiare numerosi partners (fino a 10!) in una sola primavera, mica male! Aggiungeteci che sono fecondi già a due mesi dalla nascita e provate a fare due conti!

Ma visto che mi ritengo un gecornalista serio, non uno da riviste scandalistiche, sorvolerò su questi particolari “hot” e andrò avanti con il mio seriosissimo articolo…

Allora, una volta chiarito come fanno ad accoppiarsi c’è un altro mistero da risolvere riguardo questi animali: come fa mamma riccio a partorire i frugoletti spinosi? Tranquilli… Al momento della nascita, che avviene dopo 34-37 giorni al calduccio nella pancia della mamma, gli aculei dei cuccioli sono ricoperti da “pustole”. Queste non sono altro che delle membrane protettive che si asciugano nelle prime ore di vita dei piccoli consentendo agli aculei di crescere e di indurirsi.

I riccetti nascono in estate e passano i primi mesi della loro vita a ricercare cibo per affrontare l’inverno. Come molti altri mammiferi, infatti, i ricci vanno in letargo (almeno nelle regioni più settentrionali, in cui fa più freddo) ed hanno bisogno di accumulare una buona dose di “ciccia” , per affrontare la stagione sfavorevole. È davvero importante prepararsi accuratamente al letargo ed i piccoli che nascono alla fine dell’estate sono i più sfortunati perché hanno meno tempo per accumulare riserve e quindi meno probabilità di sopravvivere all’inverno.

Anche se non sembrerebbe, i ricci sono animali piuttosto agili, sanno nuotare molto bene, arrampicarsi su muri e reti metalliche e passare attraverso buchi strettissimi. Anche se a guardare questo video non si direbbe:

ATTENZIONE: chi è particolarmente soggetto alla pucciosità potrebbe esplodere di tenerezza. Guardare con cautela.

Con il nome di “Riccio” possiamo racchiudere ben 16 specie distribuite in tutto il mondo, ma in Italia se ne trova principalmente una, quella del mio intervistato, il riccio europeo. Molto meno diffuso sul nostro territorio è il riccio orientale (Erinaceus concolor), che si ritrova solo nelle regioni a nord est della penisola e che si differenzia dall’altra specie solo per la presenza di una macchia bianca sul petto. In pratica solo un occhio esperto o un altro riccio saprebbero distinguerli!

 

Ecologia:

I ricci sono piuttosto adattabili e si ritrovano in tutte le aree sotto i 1500/1600 metri in cui è presente del “verde”, compresi giardini privati e parchi pubblici. Hanno abitudini essenzialmente notturne e trascorrono il giorno riparati in tane superficiali fatte da mucchi di foglie secche, aghi di pino, rametti muschio ecc …Questi nidi vengono anche usati per l’allevamento dei piccoli e per trascorrere il letargo.

Anche se appartengono all’ordine degli Insettivori, questi animali hanno una dieta talmente varia da poterli considerare onnivori e se gli capita non disdegnano nemmeno i rifiuti o il cibo per cani e gatti (scelta discutibile a mio avviso!). Prediligono comunque i piccoli insetti ed amano particolarmente le limacce (cioè le lumache senza guscio). Un riccio adulto è perfettamente in grado di mangiarne 50 in una sola sera, per di più senza sentirsi affatto in colpa come succede a voi umani dopo una scorpacciata. Almeno credo!

riccioSe un riccio si sente minacciato, si chiude… a riccio! Piega il muso verso le zampe posteriori e forma una palla quasi perfetta, che è anche in grado di rotolare per un pendio (o giù per una rampa di scale!). Gli aculei, infatti, attutiscono anche gli eventuali urti che un riccio potrebbe subire nella caduta.

Questa difesa è efficacissima contro praticamente qualsiasi predatore ed infatti i piccoli di riccio imparano ad appallottolarsi 3 giorni prima di aprire gli occhi (rispettivamente 11 e 14 giorni dalla nascita). Solo due animali potrebbero spuntarla sul riccio: il tasso e la volpe; il primo ha delle mandibole e delle unghie fortissime in grado di aprire con la forza la palla spinosa, mentre la seconda è un po’ più “sporcacciona”: urina sopra il riccio per farlo aprire e poi morderlo sul ventre.

Sinceramente, anche io scapperei di fronte a una pioggia di pipì di volpe. Che sscchifo!

Purtroppo ogni medaglia ha due facce e se da una parte gli aculei sono un ottima difesa contro i disturbatori “macro”, sono una tragedia contro i disturbatori “micro”. Infatti i ricci non possono grattarsi e spesso si trovano invasi dai parassiti. Su un solo riccio si sono contate fino a 500 pulci, specifiche per la specie (quindi innocue per tutti gli altri animali, uomo compreso).

Nonostante il riccio abbia pochissimi predatori, il numero di questi animali sta diminuendo molto nel corso degli anni: colpa dell’uomo! Solo la metà dei ricci arriva alla fine del primo anno di vita e solo 1 su 100 arriva a spegnere 5 candeline sulla sua torta di compleanno. Sono due le cause principali di morte:

1) Le strade. Sono numerosissime le morti accidentali dei ricci investiti dalle macchine mentre attraversano la strada con la loro camminata goffa. Questo succede specialmente ai maschi che in primavera se ne vanno in giro alla ricerca di una compagna. Ma non solo! Infatti il mio intervistato mi ha confessato che in realtà lui e i suoi simili sono molto attratti dal calore che rilascia l’asfalto di notte nei mesi estivi. Nonostante sia molto pericoloso quel posto, non possono rinunciare al calduccio sulla pancia. Come biasimarli?

2) Il latte (e le cure dell’uomo). Tante persone amano i ricci e lasciano nei loro giardini dei cantucci accoglienti (ad esempio un cumulo di foglie morte) o addirittura del latte. Ebbene, mentre il cumulo di foglie è ottimo, il latte è mortale per i poveri aculeati! Per quanto possa sembrare incredibile, il latte di mucca può far morire un riccio di diarrea. Ancora più sbagliato è prendere un riccio dalla natura e portarlo nel proprio giardino “adottandolo”. Per quanti accorgimenti possiate avere, il vostro angolo di verde non sarà mai come il territorio del riccio, che conosce bene e in cui è abituato a vivere. Inoltre se l’esemplare in questione fosse una femmina neo-mamma, condannereste a morte certa tutti i suoi 4-5 cuccioli.

Cosa fare allora? Osservate, sorridete, fotografate ma poi lasciate questo meraviglioso animaletto dove l’avete trovato! E se vi viene a trovare in giardino, non lasciategli nulla da mangiare (soprattutto il latte!).

Curiosità:

– Il riccio ha una resistenza ai veleni naturali leggendaria, dal veleno di vipera al cianuro.

Può ricoprirsi della sua stessa saliva (auto-sputo) se reputa che ciò che ha mangiato potrebbe essere repellente per un predatore. Tra le sostanze che stimolano il riccio a sbavazzarsi tutto ricordiamo anche: la pelle di rospo, i mozziconi di sigaro, l’odore delle scarpe, caffè, pesce lesso, cera per mobili. La puzza di scarpe è la mia preferita. Non da annusare, ovvio.

– Il maschio compie un giro continuo intorno alla femmina fino a che lei non si concede al pretendente. Tale pratica può durare talmente a lungo che i maschi possono scavare dei cerchi nel terreno a forza di passarci.

– Mc Donalds ha cambiato il “design” dei bicchieroni di Mc Flurry in Gran Bretagna a causa dell’alto numero di morti di ricci riscontrate, i quali rimanevano incastrati dentro al vecchio modello e morivano di fame. Ironia della sorte, i ricci entravano dentro i bicchieroni proprio per sfamarsi con il gelato.

La parola brutta del mese:

Agouti – la colorazione tipica degli aculei dei ricci, che inizia con un colore e finisce con un altro, con alternanza di marrone e crema. Ecco, ora mi è venuta voglia di gelato.

 

Un gecosaluto a tutti.

Ispirato dalla mia intervista vado ad ascoltarmi “corazon espinado“, sbafandomi del gelato alla crema (ma non all’agouti, che non credo esista). Chissà se è indigesto per me? Non vorrei fare la fine dei ricci con il latte.

Ci si vede al prossimo reportage!