Cari Gecolettori, è arrivata la primavera e verrebbe voglia a tutti quanti di correre nudi su un prato gridando “è primavera, è primavera!”. Uhm… ora che ci penso per voi potrebbe essere un po’ imbarazzante. Gridare intendo.

Ma comunque, dicevamo: è primavera e ci viene voglia di sorridere, annusare un fiore, fotografare le nuvole passeggere e soprattutto giocare! Ora, il mio consiglio personale è: sceglietevi bene i vostri compagni di giochi. In questo mese ho provato a giocare a nascondino con un insetto stecco e ho sempre perso.

Nell’ultimo cinghialesco reportage vi avevo raccontato che stavo andando in giro nel bosco per incontrare un insetto, ma poi il parto della signora cinghiale mi ha tenuto leggermente… come dire… occupato! Ho dovuto rimandare di un mese l’appuntamento con il signor insetto stecco ma, quando mi sono presentato nel luogo e all’ora stabilita, non ho trovato nessuno.

Pensavo che l’insetto stecco si fosse offeso per la “buca” che gli avevo dato il mese precedente e che non si fosse presentato all’appuntamento, rendendomi pan per focaccia. Ma, all’improvviso, l’occhio mi è caduto su un ramoscello che si muoveva in modo strano. Mi ci stava cadendo anche la lingua, dato che sono pur sempre un insettivoro, ma sono riuscito a contenermi e mormorare un cortese “Buongiorno signor ramoscello!”

“AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAH! Mi hanno scoperto! Fuggite, sciocchi!” Al di là del fatto che non capisco come un insetto stecco possa citare Gandalf de “Il Signore degli Anelli”, la cosa veramente meravigliosa è che nonostante urlasse come un forsennato, è rimasto perfettamente immobile. Ma non potevo ancora capire il suo comportamento, ero solo un povero gecornalista spaesato di fronte a uno stecco parlante. Per fortuna, dopo questo primo momento di confusione, siamo riusciti a fare una bellissima intervista e non vedo l’ora di condividere con voi un po’ di informazioni su questo bellissimo animale che è l’

 

INSETTO STECCO

BIOLOGIA:

insetto steccoL’insetto stecco, che voi ci crediate o no, è un Insetto. C’è di che rimanere basiti, lo so. Ma cosa ancora più incredibile, è che assomiglia a uno stecco, da cui, Mr. Fantasia inventò il nome di Insetto Stecco. C’è chi propose nomi alternativi come “Bacillus” e “Clonopsis”, ma Mr. Fantasia rispose: “No, questi nomi brutti lasciamoli in latino per il nome dei due Generi italiani.

Al che, la folla disse all’unisono: “Eeeeh?” E Mr. Fantasia disse: “Scusatemi tanto, ma ha 6 zampe?” “Sì!” “E allora è un Insetto!” “Oooh” “E poi, assomiglia a uno stecco?” “Sì!” “E allora chiamiamolo Insetto Stecco!” “Oooh”, e qualcuno aggiunse anche un “Accipicchia!”.

Ok, lo ammetto, ho inventato tutto. Tranne i nomi dei due Generi italiani. Però su, dai, converrete con me che non c’è proprio il massimo dell’originalità dietro il nome di questo insetto. Sentite il mio nome come suona bene ad esempio. “Geco”. Mamma mia, mi vengono i brividi da quanto è bello.

Scusate, sto divagando.

Di che si parlava? Ah giusto di insetti stecco e nomi originali! A tal proposito mi viene in mente che l’insetto stecco appartiene a un Ordine dal nome suggestivo, i Fasmidi. Questo nome deriva dal latino phasma, che vuol dire “fantasma”; molto meglio di un banale “insetto stecco” o “insetto foglia”, parente stretto dello stecco e appartenente allo stesso ordine, no?

Infatti, proprio come i fantasmi, gli insetti stecco diventano praticamente invisibili, se inseriti nel loro ambiente. Questo permette loro di nascondersi molto bene dai predatori e lo fanno in due modi:

insetto stecco verde insetto stecco marrone

1. Con l’aspetto (morfologia): il corpo degli insetti stecco è un capolavoro di mimetismo criptico, una brutta parola per indicare il fatto che questo insetto imita nell’aspetto l’ambiente in cui vive. E, se assomiglia ad un rametto, quale sarà secondo voi l’ambiente di questo animale? Di certo non vive sui muri come me, altrimenti assomiglierebbe ad un mattoncino di cortina!

Gli insetti stecco passano la loro vita sulle piante, e non piante a caso, ma quelle di cui si nutrono.  Assomigliano in tutto e per tutto a queste piante: innanzitutto nel colore che può essere marroncino, come il legno, oppure verde foglia. Questo può anche variare a seconda dello stadio vitale dell’animale. Ad esempio i piccoli dell’insetto stecco italiano nascono verdi e via via che crescono il loro colore tende a virare verso il marrone. Inoltre le sei zampe (e a volte anche il corpo) presentano spesso delle escrescenze e protuberanze per imitare le spine o le foglie arricciate della piante. Ad esempio, un insetto stecco che si nutre di rovo, pianta piena di spine, avrà delle “puntine” sulle zampe che imitano le spine di un giovane ramo.

Infine, in molte specie le antenne si sono ridotte sensibilmente, lasciando la funzione “esplorativa” alle zampe anteriori. Questo fa sì che un insetto stecco si muova un po’ come se giocasse a mosca cieca. Anzi, è il caso di dire insetto stecco cieco. Probabilmente l’evoluzione ha portato a questa conformazione per evitare che il “ramo centrale”, costituito dal corpo dell’insetto, avesse troppe diramazioni vicine, trasformandosi in un rametto assai poco credibile (e quindi facilmente rintracciabile dai predatori).

 2. Con il comportamento: Se un insetto dalle incredibili capacità criptiche come l’insetto stecco cominciasse a ballare, cantare e correre nudo gridando “è primavera, è primavera!” ad ogni passaggio di predatori, a ben poco servirebbe il suo travestimento stecchesco. Per fortuna, il comportamento di questi animali rispetta in pieno quello dei rametti a cui assomigliano, ovvero: sanno stare perfettamente immobili. Ve lo assicuro: ho provato a giocare a 1, 2, 3 stella con il mio intervistato, ma non l’ho mai visto muoversi e sono rimasto accecato sempre io. Infatti non si è mai mosso per tutta la partita e devo dire che dopo 9 ore di “unduetreeeSTELLA!” ero leggermente stufo, ma, d’altronde, questa è la sua natura e non posso certo prendermela con lui!

Gli unici momenti in cui gli insetti stecco si sentono abbastanza confidenti da potersi muovere un pochino, anche solo per mangiare, è la notte: di giorno possono rimanere perfettamente immobili nella stessa posizione, cercando di evitare occhi (mangerecci) indiscreti. Uno studioso di insetti mio amico mi ha confidato che un giorno, un insetto stecco che stava allevando, rimase attaccato per 24 ore con una sola zampa ad una fogliolina, penzolando nel vuoto, perfettamente a suo agio.

Ma… c’è un ma! Quando soffia il vento, o piove, anche le foglie e i rametti si muovono, scossi dalle intemperie. Può questo invertebrato essere da meno? Certo che no! Infatti quando questi insettini sentono l’acqua cadergli addosso, si scuotono con forza, imitando una fogliolina tremante. E quando devono spostarsi, generalmente lo fanno oscillando piano piano, come se fossero dei ramoscelli mossi dal vento. Quello che sembra a me, è che ballino la lambada.

Vedere per credere:

L’istinto mimetico di questi animali è impressionante, tanto che gli insetti stecco evitano ogni spostamento inutile, compresi quelli necessari per andare alla ricerca attiva di un partner nella stagione degli accoppiamenti. O almeno lo fanno le femmine! Infatti, dopo circa sei mesi dalla nascita (circa a metà della loro vita), quando questi insetti raggiungono la maturità sessuale, il maschio va in cerca della femmina mentre lei, giustamente, non ci pensa minimamente a fare lo stesso. Se lui viene: bene. Se non viene: si riproduce da sola. Un punto a segno per le femministe!

Eh, lo so, lo so. Scommetto che molte lettrici staranno invidiando questa capacità delle insette stecco, chiamata partenogenesi. Difatti questa modalità di riproduzione, rara tra gli animali, ma non esclusiva dei Fasmidi (anche alcune gechesse si riproducono così, vi ricordate?),  permette alle femmine di produrre una sorta di “cloni” di se stesse, senza bisogno del maschio.

Perché? Per evitare di sentir parlare di calcio? Per evitare di sentire apprezzamenti su altre insette? Per evitare di pulire le macchie dai tavolini perché il marito non usa il sottobicchiere? Niente di tutto questo. Il motivo è sempre lo stesso: meno mi muovo, meglio è!

Sebbene questa modalità di riproduzione permetta a una singola femmina di produrre un gran numero di figlie, non permette una grande variabilità genetica. E questo è un problema perché, si sa, le differenze sono fonte di ricchezza! E poi, che fatica nascere solo dalla mamma: le uova deposte per partenogenesi di solito impiegano molto più tempo a schiudersi rispetto a quelle fecondate dai maschi.

La partenogenesi fa sì che in Natura le insette stecche siano in numero molto maggiore rispetto ai maschi e anzi, la mia intervistata (ovviamente una femmina anche lei) mi ha confidato che trovare un insetto maschio è davvero un’impresa impossibile e in alcune zone non se ne trova più uno da anni. Lei dice che si sta meglio così, tutte sorelle e tutte amiche. Ma a me è sembrato che avesse gli occhi (composti) lucidi mentre parlava.

Attualmente si conoscono 3000 specie di Fasmidi distribuite in tutto il mondo. In Italia però ci sono solo due Generi: Bacillus, la cui specie più comune è Bacillus rossius e Clonopsis, più raro, il cui unico rappresentante è C. gallica. Comunque vi assicuro che nonostante la mia intervistata (appartenente alla specie B. rossius) sia stata per mezz’ora a mostrarmi delle foto delle varie specie italiane illustrandomi le differenze a me sembravano tutte uguali: tutti insetti e tutti simili a rametti! 

 

ECOLOGIA:

La maggior parte delle specie di Fasmidi presenti sulla Terra vive in foreste molto umide, nelle zone tropicali e subtropicali. Ce ne sono di marroni, di verdi e perfino di neri con bande gialle. Ce ne sono di piccoli e di grandi (MOLTO grandi), allungati o appiattiti. Ce ne sono di lisci e di spinosi, di velenosi e di innocui. Ma tutti sono accomunati da una caratteristica: la pappa. Infatti sono tutti erbivori.

La mia amica Bea Cillus (nome d’arte ispirato a Bacillus, scelto da lei stessa), durante l’intervista avrà nominato circa 267 volte la parola “rovo”. E quant’è buono il rovo, e quanto mi piace il rovo, e quant’è nutriente il rovo, rovo di qua, rovo di là, rovorovorovorovo. Non ce la facevo più! Quando ingenuamente le ho chiesto: “Ma perché il rovo? Vi piacciono le more?”. Lei mi ha risposto “Ma quali more e more! Le foglie, sono squisite! Assaggia!”

E a quel punto stavo per assaggiare lei, visto che sono pur sempre un insettivoro, ma ho lasciato perdere. Sia lei che la foglia di rovo. Con tutte quelle spine! “Ma non vi fate male?” le ho chiesto. “Ma no, imBacillus! Hahaha, l’hai capita? Bacillus, imBacillus“. Al mio silenzio agghiacciato, lei ha continuato: “Noi ci arrampichiamo sui rovi grazie a dei piccoli uncinetti presenti sulle nostre zampe, e un organo fantastico che si trova tra di essi, che è una sorta di ventosa e ci aiuta a non scivolare.”

“Ma io intendevo quando mangiate! Sul retro delle foglie di rovo sono presenti delle spinette, non sono pericolose?” A quel punto lei si è girata e, senza degnarmi di una risposta, ha cominciato a mangiare. Dopo un attimo di perplessità, ho capito: non mi stava ignorando, mi stava facendo vedere come si mangia una foglia di rovo, da vero insetto stecco! Che meraviglia! Per fortuna su internet ho trovato un video di una sua parente vietnamita che mangia, così che anche voi possiate provare l’emozione che ho provato io:

La maggior parte degli insetti stecco del mondo mangia volentieri indovinate un po’ che cosa? il rovo  (Rubus sp.) ovviamente! Ma la loro dieta spazia anche verso altre piante, come l’edera, l’eucalipto, o il rododendro. Non posso certo riassumere le abitudini alimentari di 3000 specie in due righe, ma diciamo che se mai vorrete cercare un insetto stecco, specialmente qui nel Belpaese, dovrete cercare delle smangiucchiature sulle foglie di rovo. Se avrete un ottimo occhio e soprattutto tanta fortuna, lo troverete lì, immobile. Certo, a patto che non sia passato prima un qualche uccello insettivoro.

Nonostante le sue grandissime capacità mimetiche infatti, l’insetto stecco è un boccone prelibato per molti uccelli. Non penserete mica che dato che voi umani non riuscite a vedere bene questi insetti, gli uccelli falliscano allo stesso modo? Infatti gli uccelli non solo ci vedono molto bene ma sanno anche esattamente cosa, dove e come cercare. Escludendo le varie specie sparse nel mondo e parlando solo di quelle italiane, l’insetto stecco ha tre difese principali per difendersi dagli uccelli affamati. Entriamo nei pensieri di un insetto stecco per scoprirle:

1) Rimani immobile fino alla fine. Spera che non ti vedano e rimani immobile. Tu sei un ramo, non un insetto. Sonounramosonounramosonounramosonounramo. Ok se n’è andato. Sono un insetto. Anzi, sono un insetto-ninja-stecco.

2) Cavolo, mi hanno visto. Se mi tocca mi fingerò morto e cadrò giù nel folto dei rovi spinosi. Lì non oserà arrivare quell’uccellaccio maledetto!

3) Cavolo, non ho fatto in tempo a buttarmi nel folto dei rovi spinosi. Mi ha preso per una zampa. ALLARME ROSSO! Procedura d’emergenza: 3… 2… 1… Distacco!

Ed ecco che, mentre l’uccello è in volo con una zampina nel becco, l’insetto stecco cade velocemente verso terra, restando illeso grazie alla sua corazza esterna, propria di tutti gli insetti. Illeso, certo, ma senza una zampa. Ma la mia amica Bea mi riferisce: “Meglio zoppo che morto. Tanto poi ricresce!”. Infatti le zampe amputate per autotomia (se vi ricordate anche i gechi facevano così con la coda) possono ricrescere con le mute nei mesi successivi, anche se la zampa rigenerata non sarà della stessa grandezza di una zampa normale (di solito resta un pochino più corta).

Insomma, questi insetti sanno il fatto loro in fatto di difesa (scusate il gioco di parole). Mi verrebbe proprio da dire: Mica male questi stecchi con le zampe! Nulla a che vedere con la meravigliosità di noi gechi, certo, ma pur sempre degni di attenzione!

insetto stecco tra le foglie

Curiosità:

– Alcuni insetti stecco, tra cui quelli italiani, hanno un “incavo” sul primo paio di zampe per far scomparire completamente la testa all’interno di esse quando sono stese in avanti, così da assomigliare perfettamente a un ramoscello. (osservate la foto in alto alla pagina!)

– L’insetto più lungo del mondo è proprio un insetto stecco, appartenente alla specie Phobaeticus chani, che nel 2008, con i suoi 35,7cm di lunghezza ha strappato il primato a un suo simile, P. kirbyi, per “ben” 2,9 cm di diefferenza; entrambe le specie provengono dal Borneo. Il lunghissimo insetto supera il mezzo metro (esattamente 56,7 cm) con le zampe distese, più di un avambraccio! (guarda la foto)

– A proposito di record, la puzza più puzzolente del mondo è emessa proprio da un insetto stecco (dei veri primatisti!). L’insetto stecco della Florida (Anisomorpha buprestoides ), infatti, secerne una sostanza chimica così potente da stordire perfino un essere umano!

Dovrei correggermi in realtà, perché non stiamo parlando tanto di “puzza”, quanto di “secrezione pericolosa”. Infatti questo insetto emette da due ghiandole toraciche un getto che arriva fino a 30 cm e irrita dolorosamente le vie respiratorie se inalato e, ancor peggio, se viene a contatto con gli occhi può causare cecità temporanea e ustionare chimicamente la cornea!

 – E a proposito di sostanze emesse a scopo difensivo dagli insetti stecco (ma quanti “a proposito” oggi, sto proprio in forma!): una specie della Papa Nuova Guinea, la Megacrania nigrosulfurea (che letteralmente vuol dire cranio-gigante nero-di zolfo) emette una sostanza che viene utilizzata da una tribù locale per disinfettare le infezioni della pelle, grazie alle sue proprietà antisettiche.

 

La parola brutta del mese:

Partenogenesi: modalità di riproduzione di alcuni organismi che permette loro di avere figli senza bisogno di accoppiarsi con un partner. Le cellule-uovo, infatti, sono in grado di svilupparsi senza essere fecondate.

Dopo tutto questo cianciare di femmine che si riproducono da sole, mi è venuta voglia di sentire una canzone a tema, “Siamo Donne” (http://www.youtube.com/watch?v=D5uFGV_lI-I) di Jo Squillo & Sabrina Salerno. Veramente una perla della discografia umana.

Tra l’altro, per quanto ho scritto in questo reportage, questa canzone è proprio perfetta! “Attento che cadi”, perché si lasciano cadere per non farsi mangiare. “Oltre alle gambe c’è di più”, dato che se le staccano da sole.

Insomma: sono un genio, c’è poco da fare.

Vi saluto canticchiando, sto già prendendo appunti per il prossimo reportage. Vi aspetto numerosi, ma, mi raccomando, commentate i miei articoli. Va bene qualsiasi cosa come “Sei proprio un genio”, o anche “Sei veramente un genio”.

Un gecosaluto a tutti.