Cari Gecolettori,

ho una nuova inquilina. Immagino che già vi stupisca il fatto che io possa avere una casa, figuriamoci sapere che c’è anche un altro essere vivente con cui condivido la mia umile dimora. La mia casa si trova all’interno di un’altra casa, anzi, per dirla tutta… all’esterno di un’altra casa. Vivo infatti in una fessura sotto alla grondaia di un appartamento di città e passo lì l’inverno in attesa che le temperature migliorino. È riparato dal vento, sotto il muro passano i tubi del riscaldamento perciò c’è anche un bel calduccio, c’è una bella vista… insomma, un bijou di casa.

Come saprete, questo autunno ero andato nel bosco per scoprire qualcosa di più sulle castagne e sui pappa-castagne, ma l’unico risultato ottenuto dalla mia missione è stato di svenire a causa di  una “pignata” in testa. Che botta! Per fortuna mi aveva salvato la vita una bellissima scoiattola, della quale mi ero invaghito. Se ve lo steste chiedendo, il mio amore è finito non appena ho scoperto che era stata proprio lei a tirarmi la pigna in testa. Ma io dico! Brutta dispettosa, puzzacchiona roditrice che non sei altro. A quel punto il mio cuore era spezzato e tutto quello che volevo era solo tornare a casa a sonnecchiare un po’ fino a primavera. Per questi problemacci di cuore, non c’è miglior rimedio che dormirci un po’ su!

Insomma, arrivo a casa tutto sconsolato e mi trovo un insetto, grande come la mia coda, immobile lì, come se nulla fosse. Mi schiarisco la voce, cerco di attirare la sua attenzione, ma niente! Non si muove. Mi avvicino un po’ per vedere meglio chi è l’usurpatore e scopro che si tratta di… una vespa! Ma non una vespetta: una vespona!

“Signore, mi scusi, questa sarebbe casa mia. Se non le dispiace.”

“Innanzitutto sono una femmina, come la maggior parte delle vespe che avrà visto in giro. Secondo, mi chiami pure Altezza, dato che sono una Vespa Regina!”.

Ragazzi, che storia! Una nobile dentro casa mia, che onore. A quel punto non me la sentivo più di cacciare Sua Altezza dal mio sotto-grondaia, perciò le ho chiesto affascinato di raccontarmi la sua storia. Perché era sola? Dov’era la sua corte di vespe operaie? E soprattutto: perché di tanti posti doveva venire proprio qui a scocciare me?

Ehm… scusate, volevo dire: quale onore! Comunque sia, da bravo gecornalista quale sono, ho colto l’occasione per preparare un nuovo reportage che, non a caso, parla proprio della

 

VESPA

 

Biologia

La prima cosa che ho imparato è che vespa, bombo e ape sono parenti stretti (appartengono tutti quanti all’Ordine degli Imenotteri), ma non sono la stessa cosa. Si assomigliano perché sono tutti in grado di volare, hanno colorazioni gialle e nere (con qualche variazione) e hanno un pungiglione. Quindi, come si fa a distinguerli? La vespa si può riconoscere perché ha due caratteri inconfondibili:

1)      Non sembra “pelosa” come i suoi simili. Anzi non sembra setolosa, perché la Regina ci tiene a precisare che i “peli” degli insetti in realtà si chiamano setole. Vabbè a parte questi tecnicismi scientifici, la verità è che la vespa qualche pelo, ops volevo dire qualche setola, ce l’ha. Però non si vede tanto bene quanto nei bombi, che sono dei cicciottoni pelosotti (anzi setolosotti). La vespa da lontano sembra “nuda”, ma se si guarda da vicino si noterà che qualche setola ce l’ha sul corpo. Certo, molte di meno anche delle api, che sono comunque ricoperte di peluria… o setoluria che dir si voglia. Aiuto, sto impazzendo con questa storia delle setole! Forse è meglio andare al secondo punto.

2)      Ha un restringimento tra la seconda e la terza parte del corpo che, come in tutti gli insetti, si chiamano rispettivamente torace e addome. È proprio a causa di questa “vita” così stretta, che rende l’addome ben distanziato dal torace, che voi umani avete coniato il modo di dire “vitino da vespa”. Insomma, la vespa ha una linea invidiabile al contrario di bombo e ape che sembrano un po’ delle pallette volanti.

Si dice che il famoso motorino della Piaggio sia stato chiamato “Vespa” perché quando Enrico Piaggio lo vide per la prima volta esclamò “Sembra una vespa!”. Probabilmente disse così a causa del restringimento della carrozzeria tra la parte frontale e quella posteriore del sedile che assomigliava al vitino di una vespa e del ronzio del motore simile a quello che produce questo insetto quando vola.

Video: Che linea, signore vespe!

Una volta che ho imparato a distinguere una vespa da un bombo o da un’ape, ho avuto ancora qualche problema su un altro Imenottero: il calabrone. Questo infatti è una sorta di vespa gigante con poche setole e il “vitino da vespa”. Quando ho espresso questa perplessità a sua maestà, lei mi ha spiegato che il calabrone in realtà è una Vespa (Vespa crabro), facilmente riconoscibile per la colorazione rossiccia o marroncina e soprattutto per le sue dimensioni notevoli: è molto più grande di una vespa normale, quasi il doppio! Se fosse stato più piccolo magari lo avrebbero chiamato “calabrino” o “calabro”. E invece “calabrone”. Sentite che potenza questo nome. Calabrone. Calabbbbbbbbbrrrrone. Brr…

A quel punto mi sono sentito un po’ più sicuro sul riconoscimento delle specie, ma questo non vuol dire che padroneggiavo la questione. Anzi la storia del calabrone che è una vespa ma più grande e rossiccia, mi ha creato non poca confusione. Parlando con sua maestà mi sono anche reso conto del fatto che non si può dire “vespa” con tanta leggerezza, perché esistono decine di specie di questo animale che in italiano vengono chiamate semplicemente… “vespa” e che io non sono assolutamente in grado di riconoscere. Tuttavia, sua Altezza Vesposa ha cercato di spiegarmi quali sono le differenze tra l’una e l’altra specie e dopo questa chiacchierata lunga un inverno, ho scoperto che effettivamente ci sono molte somiglianze tra le varie vespe, ma ci sono anche abbastanza differenze da far sì che ognuna di esse venga chiamata con il proprio nome.

Vespa FOTO1bis

Osservate per esempio in questa immagine le differenze tra tre specie di vespa. Sua Maestà Vespezzitudine mi ha suggerito di fare attenzione ai disegni sul corpo di questi insetti e in particolare a quelli sul loro capo, perché in base alla disposizione e alla forma delle macchie nere si può individuare la specie di vespa che si ha davanti. Certo, ci vorrà un po’ di pratica e un bel po’ di studio, ma chissà che qualcuno di voi non diventi uno studioso di vespe da grande! A me si incrociano gli occhi, perciò mi basta sapere che in Italia ci sono tante specie diverse di vespa e che solo poche hanno anche un nome comune.

Già, perché purtroppo in italiano non esistono tanti nomi “comuni” come quelli scientifici, perciò ho pensato di aiutarvi inventandone qualcuno io. La specie Polistes gallicus si potrebbe chiamare “vespa gialla”, bello, eh? Che ne dite di Dolichovespula sylvestris come vespa nera? Da non confondere con Vespula germanica, che chiamerei vespa gialla e nera; e poi ancora “vespa un po’ più gialla che nera”, “vespa quella che ronza”, “vespa piccoletta”, “vespa quella un po’ più grande” e “vespa con la faccia simpatica”. Sono un genio vero? Avete visto che fantasia?

…beh, certo, non è il massimo risultato, lo ammetto.

Ma sono tutte così simili! Uffa… Forse è il caso di continuare a usare i nomi scientifici, che dite?

Inoltre Sua Altezza mi ha raccontato che tutte queste specie di vespa possono essere raggruppate in due grandi categorie: quelle solitarie, che come dice il nome vivono da sole, e quelle sociali che invece formano delle grandi colonie con una Regina e tante operaie. Inutile dirvi a quale categoria appartiene la Regina De Vespis che ho ospitato in casa mia in questi mesi.

E visto che stiamo parlando proprio di lei, devo dirvi che tra tutte le specie che la mia regale coinquilina mi ha fatto conoscere, la mia preferita è proprio la sua (come potrebbe non essere così?) e cioè la vespa cartonaia, Polistes gallicus. Vi spiego perché mi ha affascinato.

Le vespe cartonaie sono chiamate così perché hanno letteralmente inventato il cartone. Ma no, non quello animato. Il cartone quello… cartonoso! Come quello della pizza, però più bello. Chiaro no? Mi spiego: le vespe si posano sui tronchi marcescenti o da qualsiasi altra parte dove ci sia del legno facilmente rimovibile dalle loro mandibole; poi cominciano a staccare dei pezzettini e a masticarli con la bocca. Successivamente, tornano al loro nido e depositano la pappetta che hanno prodotto con la loro saliva e la cellulosa ricavata dalle schegge di legno. Infine, cominciano a modellare la pasta con la loro bocca, in modo da formare una sorta di cartapesta che servirà a costruire il nido, chiamato alveare.

Oltre ad essere molto pratici, i nidi di vespa sono bellissimi da vedere, in particolare quelli che presentano tante sfumature diverse di giallo e di marrone: il colore cambia in base alla provenienza del legno da cui è stata prodotta quella porzione di alveare.

Non so effettivamente se sia stata proprio la vespa cartonaia a inventare il cartone, perché tutte le vespe sociali fanno il loro alveare di cartone. Comunque una cosa è certa: gli Imenotteri inventarono il rimpasto della cellulosa ben prima che l’uomo inventasse la carta, anzi, ben prima che l’uomo esistesse sulla Terra.

Noi gechi non l’abbiamo inventato solamente perché eravamo impegnati a riscaldarci al sole. E soprattutto non ero ancora nato io, che con il mio genio avrei inventato non solo la carta, ma anche le cartoline d’auguri (meglio che Sua Maestà non legga queste frasi, è molto permalosa e ci tiene a rivendicare la loro invenzione!).

Ma torniamo alla vera protagonista di questo reportage e per conoscerla meglio ho pensato di raccontarvi il tipico anno di una vespa cartonaia:

Autunno.

Le femmine destinate a diventare regine prendono il volo dal nido d’origine e si accoppiano con più maschi, accumulando in una speciale sacca interna al corpo tantissimi spermatozoi, che serviranno a fecondare le uova l’anno successivo. Praticamente, le future regine si preparano a fare un sacco di figlie e figli fin da subito, non fanno in tempo a mettere le ali che già sono pronte per il loro regale compito. Come dite? Perché devono mettersi le ali? Giusta osservazione! È che le vespe, come altri animali, per diventare vespe devono fare la metamorfosi. Praticamente quando nascono non hanno affatto un aspetto da vespa, ma sono delle larve bianchicce senza ali. Questa storia mi ha un po’ sconvolto, sarà che io sono sempre stato un geco a forma di geco! Ma torniamo all’anno delle vespe:

Una volta che si sono accoppiati i maschi che fine fanno? Muoiono durante l’autunno. E tutte le altre femmine, non destinate a diventare regine, che fine fanno? Muoiono durante l’autunno. E la ex-regina? Muore durante l’autunno.

Una strage!

Già mi stavo inalberando con la mia Regale ospite, dicendole cose del tipo:

“Eccheccos’ètuttaquestaingiustizia? Vogliamo parità tra le classi!”. Ma ci sono tre cose che mi hanno bloccato dal fare una rivolta con i fiocchi:

1) Ero da solo. Di solito le rivolte si fanno in centinaia di persone (o gechi);

2) La Regina aveva il pungiglione, io no. Meglio non far arrabbiare una donna. Specialmente se armata;

3) La Regina mi ha spiegato che non c’è proprio niente di cui arrabbiarsi. La maggior parte degli insetti muore dopo un anno, le vespe non sono da meno. Anzi, è proprio grazie alla sopravvivenza delle regine che la specie può continuare ad esistere.

A quel punto mi sono tranquillizzato e per farmi perdonare le ho offerto dei pasticcini di cellulosa che avevo preparato per l’occasione. Li ha rifiutati, dicendo che li avrebbe sgranocchiati a primavera, quando sarebbe andata in cerca di legno per costruire il nido e che adesso voleva solo riposare. Meno male che la mia ospite ha rifiutato i miei dolci, erano venuti una schifezza. Mai fatti pasticcini con il legno in vita mia. Anzi ora che ci penso, mai fatti pasticcini in vita mia.

Inverno:

Tutte le vespe regine di vespa cartonaia vanno a scroccare casa a gechi dal cuore grande. Scusate. Ricomincio. È che ancora non mi è andata giù questa storia dell’inquilina aculeata. Vado.

Tutte le vespe regine sono in cerca di un posto dove passare l’inverno, che sia riparato dalle intemperie e possibilmente caldo. Passeranno i mesi freddi sole solette, che tristezza! Sole come cani! Anzi, come vespe! Anzi, come vespe regine!

In realtà può capitare anche che alcune future regine rimangano insieme, per fondare insieme un nido in primavera. Se questo accadrà però, verrà stabilita una dominanza tra le varie regine con dei precisi rituali, per stabilire chi è la regina-regina. Intendo quella che comanda tra quelle che comandano. Se non si facesse così, ci sarebbero troppi galli a cantare. Anzi, troppe vespe a ronzare!

Penso che la smetterò di adattare i modi di dire di altri animali alle vespe. Sua Altezza mi ha rivelato che alle vespe di stirpe nobile non dispiace che tutte le altre vespe eccetto loro siano morte. Le operaie, la vecchia regina e i maschi appartenevano alla generazione precedente ed è ora che se ne faccia una nuova. Cosa che avverrà in

Primavera:

Quando i raggi solari si fanno più caldi e i dì si allungano, le vespe si risvegliano dal loro torpore invernale, chiamato tecnicamente “ibernazione” e cominciano a svolazzare nelle tiepide mattine primaverili. La loro missione è quella di trovare un buon posto dove fare il nido; un posto dove non piova e non soffi troppo forte il vento. La mia amica Regina mi ha rivelato che le abitazioni di voi umani piacciono molto alle vespe, perché sono piene di grondaie e cornicioni perfetti per i loro scopi architettonici.

Una volta individuato il sito, la regina (o le regine) cominciano a sbocconcellare legno, a masticarlo, a impastarlo e a modellarlo per costruire la loro “reggia”.

Prima costruiscono un peduncolo, attaccato a un ramo o a un soffitto, e poi cominciano a modellare il resto del nido, in modo che assuma la forma di un bicchiere da champagne rovesciato. Ora, io non ho la minima idea di come sia fatto un bicchiere da champagne, dato che sono un geco, ma lei dice che ci assomiglia. Non ho osato chiedere come facesse LEI a sapere che il nido assomiglia proprio a un bicchiere di champagne rovesciato, avevo paura che si arrabbiasse. Né ho aperto bocca sul fatto che il loro nido (che la Regina chiamava baldanzosamente “la mia futura reggia”) non sia poi così immenso come pensavo. Ha un diametro massimo di 12-15 cm nel caso della vespa cartonaia. Io chissà che pensavo… me lo immaginavo con le stalle e la sala del trono. Niente di tutto questo. Ci sono solo le stanze della servitù, neanche una camera da letto regale.

Per favore, non dite alla Regina che sto scrivendo queste cose! Io devo riportarle per amore della verità giornalistica, ma lei ci potrebbe rimanere male. Per essere corretto e onesto, tuttavia, devo dire che, anche se un po’ piccolino, il nido è effettivamente un capolavoro di ingegneria. È composto da tante cellette esagonali che saranno destinate ad accogliere inizialmente solo le vespe operaie, tutte femmine, e successivamente anche le future regine e i maschi. La Regina ne costruisce pochissime di queste cellette, chiamate “favi”, perché è molto stanca e aspetta che le prime figlie nascano per continuare il lavoro, così che lei si possa dedicare solamente a deporre le uova all’interno delle varie cellette. I favi sono di forma esagonale perché, a detta di Sua Maestà, questa è la forma geometrica che permette di racchiudere la maggiore superficie con il minor perimetro.

Non ci avete capito niente? Neanch’io all’inizio.

Fare le cellette a esagono è ottimo perché consente di farne tante con pochissimo cartone. In pratica fare i favi esagonali è la cosa migliore per le vespe: ottengono il massimo risultato con il minimo sforzo. Non mi fidavo neanche un po’ di Sua Altezzosità e quindi sono andato a cercare su internet. Ho scoperto che nel tempo un sacco di studiosi (in particolare matematici) si sono dedicati a questo tema effettuando moltissimi calcoli orribili, per poi arrivare alla conclusione che effettivamente gli Imenotteri sono decisamente ingegnosi: la forma esagonale è la migliore in assoluto per gli scopi delle vespe. Tuttavia nel 1887 Lord Kelvin trovò una figura geometrica per occupare ancora meglio lo spazio e poter fare più celle con minor ingombro: si chiama tetrakaidecahedron. Ho fatto vedere una foto della figura di Kelvin alla Vespa Regina mia ospite e lei ha risposto, cito testualmente: “che cos’è sta robaccia?”.

Evidentemente non era interessata. Povero Kelvin, tanti orribili calcoli per nulla.

Estate:

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Le prime operaie sono nate e sono al lavoro. Continuano ad ampliare il nido mentre la regina continua a deporre le uova. In alcuni nidi molto grandi, alla fine dell’estate, possono esserci anche 10.000 vespe! Tutte figlie della stessa regina, incredibile! Una sola colonia può produrre anche 30.000 individui nel corso di una sola stagione, sebbene tutte queste vespe non vivranno contemporaneamente, a causa del ricambio generazionale. Solo dalla metà dell’estate in poi, la vespa regina comincerà a deporre delle uova che daranno origine ai maschi e alle future regine: è l’inizio della fine del nido (e della vita della regina).

Ogni celletta del nido ospiterà un uovo, che diventerà una larva, poi una pupa, poi un adulto. Una larva diventerà un maschio o una femmina in base a che tipo di uovo ha deposto la regina e soprattutto a quando lo ha deposto. Infatti, una vespa regina depone per tutta la vita solamente uova femminili che faranno nascere delle operaie tranne nell’ultima deposizione prima che arrivi l’inverno. Da queste ultime uova non nasceranno più operaie, ma maschi e femmine future regine. L’intero processo di sviluppo larvale è incredibile e meraviglioso, ma riassumerlo a parole per me è stato impossibile. Perciò, lascerò che lo faccia un video.

Video: Chemmeraviglia. Non so come descriverlo altrimenti.

 

Ecologia:

Ci sono decine di specie di Imenotteri al mondo. Che dico, decine… centinaia! Che dico, centinaia… migliaia! Che dico migliaia… 198.000! Di queste 198.000 specie, circa 4000 sono vespe e di queste 4000 circa una ventina si trovano in Italia. Sono diffuse praticamente in tutto il pianeta, tranne dove fa molto freddo, come del resto accade per la maggior parte degli insetti. Ah, come le capisco!

Non mi stupirebbe quindi se ciascuno di voi avesse visto almeno una volta il nido di una vespa, è così vero? Immagino anche che sarete fuggiti via urlando. Non temete, le vespe non attaccano a meno che non siano disturbate. Voi lasciatele fare il loro lavoro e nessuno si farà male.

Può capitare anche che siano state le vespe stesse a cercare voi. È capitato? Mentre stavate mangiando quell’eccellente panino alla mortadella, vero? O sorseggiando quella rinfrescante bibita. Eccole lì, “bestiacce maledette”, a ronzarvi intorno con quelle zampette pendule. Argh!

Non pensate così… avanti! Siate di buon cuore. Quelle vespe che vengono a scocciarvi sono delle condannate a morte, in cerca delle ultime gioie. Proprio così: fateci caso, come mai le vespe non vengono a scocciare tutto l’anno, ma soprattutto verso la fine dell’estate o in autunno? Perché la colonia di cui facevano parte si è sfasciata, ecco perché. “Povere bestioline”, altro che “maledette bestiacce”! Mettetevi nei panni di una vespa. Un giorno torni a casa e c’è un sacco di attività, favi da riparare, larve da sfamare, intrusi da cacciare… Il giorno dopo torni a casa e non c’è più la regina, non ci sono più le future regine, le tue compagne non sanno che fare. Nessuno pensa più al cibo, all’organizzazione…

La vespa operaia perfettamente inserita nell’ingranaggio “alveare” si ritrova tutt’a un tratto da SOLA. Dovrà provvedere a procurarsi il cibo e sopravvivere per i pochi giorni di vita che le restano. È proprio qui che le vespe diventano per voi umani “fastidiose”. La prossima volta che vi si avvicinerà una vespa, invece che scappare con la bocca piena di pane e mortadella, urlando cose tipo “OMMIODDIOMORIREMOTUTTIIIAAAARRHHHHSBSLBSBSL”

(la parte finale era il suono del boccone che andava di traverso), prendete un pezzettino di ciò che state mangiando e mettetelo in un angolino. Le vespe capiranno presto dov’è e andranno lì sopra. Non vi pungeranno, non hanno alcun motivo per farlo. A meno che non le prendiate a schiaffi, mi sembra ovvio.

Un po’ di pietà per delle povere vecchiette.

E non pensate di odiarle perché recano danni alle colture. Anzi! Le vespe sono delle predatrici eccezionali soprattutto di insetti, anche quelli parassiti delle piante. Quindi se non ce la fate a provare pietà per loro, almeno siategli riconoscenti! E visto che stiamo parlando della loro abilità a cacciare, non potevo non mostrarvi questo video

Sconsigliato ai deboli di cuore… ma, d’altronde, è il loro mestiere!

Uccidono le prede con le mandibole e in caso di necessità usano anche il loro incredibile strumento di difesa: il pungiglione.

Durante una singola puntura di vespa viene iniettata una quantità di 0,5 – 2 ml di veleno. Pochissimo, ma se lo paragonaste alla dimensione dell’insetto vi renderete conto che invece è tantissimo! Per l’uomo il veleno di vespa è pericoloso solo se si è allergici ad esso, altrimenti provoca solo un gran dolore! Non crediate però che le vespe siano solo delle predatrici, amano molto anche la frutta marcescente e il nettare. Questa passione per la sostanza zuccherina dei fiori le rende quindi anche degli animali impollinatori. Ma oltre ad essere eccezionali predatori e impollinatori questi animali sono importanti nelle catene alimentari anche come cibo per altri animali!

Certo, non sono in molti quelli che vorrebbero mangiare un insetto provvisto di pungiglione e veleno, eppure ci sono. Si tratta di predatori super-specializzati! Se chi prova a papparsele è inesperto, si ricorderà ben presto di non farlo mai più. Un giovane uccello, ad esempio, potrebbe provare a mangiare una vespa, ma l’esperienza non sarebbe certamente piacevole! Da quel momento, si ricorderebbe per tutta la vita che gli insetti di colore giallo e nero non vanno mangiati, pena una puntura dolorosa. Non è un caso che tanti Imenotteri dotati di pungiglione siano proprio gialli e neri, come i bombi o le api, oltre che le vespe. Segnalano ai predatori la loro pericolosità, per evitare di essere mangiati.

Proprio un uccello è il maggior esperto di predazione di Imenotteri: il falco pecchiaiolo. Le sue folte piume lo proteggono dalle punture e il suo grande appetito non lo fa desistere di fronte a nulla. Pensate che il suo nome scientifico è Pernis apivorus, cioè mangiatore di api! (E di vespe, in realtà). Tra i nemici delle vespe ci sono anche… le vespe stesse! Ci sono infatti vespe che attaccano e mangiano le loro simili e ci sono anche quelle ancora più temibili che fanno i colpi di stato!

La Regina Vespa che ho ospitato mi ha infatti raccontato che esistono varie specie di vespa che parassitano i nidi di altre vespe (per i secchioni: Dolichovespula omissa, D. adulterina e Vespula austriaca). Usurpano il trono! Le regine di queste specie si introducono nell’alveare, sottomettono la regina “in carica” e costringono le operaie a lavorare per loro. E che modi!

Che problemoni hanno queste vespe! C’è chi le sottomette, chi le schiaffeggia, chi se le mangia! Ah, meno male che io sono un geco e non ho di questi problemi.

Il mio unico, grosso, problema è che adesso ho una scroccona in casa e non posso liberarmene fino a primavera.

Uffa.

Curiosità

–          Justin O. Schmidt, un entomologo americano, ha elaborato la “scala di dolore da puntura di Schmidt”, che classifica tutte le cose pungenti in natura in base al dolore. La scala va da 0 a 4, dove 0 è attribuito a punture che sono assolutamente innocue per l’uomo mentre 4 alle più dolorose di tutte. Le punture di api e vespe hanno una “dolorosità” di 2.

–          Sono state osservate più volte delle vespe mangiare gli insetti spiaccicati su fanali e parabrezza di automobili e treni.

–          Le vespe, come tutti gli Imenotteri, hanno 4 ali. Il secondo paio è più piccolo del primo, ma tutte e 4 le ali vengono battute contemporaneamente in volo.

–          Le vespe non possono volare all’indietro, né stare ferme sul posto in volo. Se ne vedeste una fare così è perché non si tratta di una vespa ma un Sirfide, cioè una sorta di mosca che imita ha la colorazione simile a quella degli Imenotteri. Quindi: innocua!

 

La parola brutta del mese

Aposematismo: Colorazione tipica di alcuni organismi viventi caratterizzata da colori vivaci e contrastanti (giallo e nero, rosso e nero,…). Indica spesso una qualche forma di pericolo, ad esempio la velenosità, il sapore disgustoso, o la presenza di un pungiglione… come nel caso delle vespe, che sono appunto aposematiche!

 

Che noia stare qui sotto la grondaia.

Non si può dormire perché si sta stretti… (tra l’altro Sua Maestà non vuole che la tocchi… tzè!)

Non si può chiacchierare perché si vuole dormire…  (ma non si può).

Ho provato anche a intonare una canzone per rompere il ghiaccio (perché di ghiaccio ce n’è in abbondanza qui intorno)…

Vespe truccateee… anni ’70…

 

Niente.

Neanche i Lunapop sono riusciti a farmi passare meglio l’inverno.

Vorrà dire che mi congelerò un po’ la coda in questi mesi. Mandatemi tanti saluti e complimenti per il mio genio, contribuiranno a scaldare il mio sangue (freddo).

Un gecosaluto a tutti.