Cari Gecolettori, io voglio il caldo. Voglio immergermi in una cioccolata bollente. Voglio spalmarmi su una borsa dell’acqua calda. Voglio fare kite-surf su un asciugacapelli. Voglio prendermi la febbre. Insomma… voglio il caldo!

Non sono impazzito, solo congelato. Quella altezzosa altezza di Sua Maestà la Vespa Regina che mi ha rubato casa per tutto l’inverno, finalmente se n’è andata.

Sono commosso. No, veramente!

Provate voi a passare tre mesi d’inverno con la coda fuori a gelarsi. Non potete proprio capire, è un’esperienza terribile! Ma che ne sapete voi, animali a sangue caldo che non siete altro!!

Scusate, abbasso i toni. Non ce l’ho con voi, è che proprio non avete idea di cosa voglia dire avere la temperatura corporea uguale a quella ambientale. Voi state lì, con i vostri 37° C gradi corporei… non sapete quanto soffriamo noi Rettili.

Perciò, infreddolito e sconsolato, sono andato a cercare qualcuno che mi potesse capire a fondo e potesse condividere con me i bei ricordi dell’estate, quando il Sole ti scalda e… aaaah, che meraviglia. Capito come, no?

Quando stai al sole e… aaaah, che meraviglia. Ecco, proprio così. Chi meglio di un altro rettile avrebbe potuto scambiare quattro chiacchiere con me?

Sembrerà un compito facile, ma è stato un disastro, altroché!

All’inizio mi sono messo in cerca di una lucertola da intervistare, ma tutte quante, non appena mi sentivano arrivare, scappavano con un rumore di foglie tipo KSHPSHSFSFSH! che ogni volta mi faceva prendere un infarto (disgraziate!)

Neanche con le testuggini è andata bene, perché anche loro si spaventavano, ma invece che scappare, si chiudevano nei loro gusci e non rispondevano più. Neanche quando ho provato a bussare educatamente sulla corazza.

Chi altro rimaneva? Di noi gechi avevo già parlato…

Della fauna italiana restava solo un grande gruppo di Rettili: i serpenti.

Mamma che paura! Parecchie specie sono anche ghiotte di altri rettili, quindi ero completamente terrorizzato all’idea di presentarmi al loro cospetto. Perciò ho adottato una tecnica da vero genio, come mi riesce naturale: sono andato in un bosco – dove pensavo ci fossero pochi serpenti per via della scarsa presenza di sole – e mi sono messo a camminare di albero in albero, ben distanziato dal terreno, dove avrei potuto scrutare la situazione dall’alto senza incontrare direttamente nessun serpente, che, si sa, è un animale che striscia solo per terra.

Non potete immaginare quanto ci sono rimasto male quando davanti a me ho trovato una lingua biforcuta che ha cominciato ad annusarmi. Un serpente. Nel bosco. Su un albero. A 4 metri di altezza. AIUTO!

Ma ho mantenuto il sangue freddo… (beh, a qualcosa servirà no?) Insomma, l’ho guardato negli occhi e con aria da vero duro gli ho intimato:

“NONMIMANGIAREPERFAVORE AIUTATEMISONOGIOVANE EANCORANONHOVISTOILMONDO FARÓTUTTOQUELLOCHEVUOI!”

Sarà perché l’avrò spaventato, ma il signor Saettone (ha detto di chiamarsi così) è stato veramente gentilissimo. Ha detto anche che non voleva affatto mangiarmi ma, anzi, sarebbe stato ben disposto a concedermi un’intervista, soprattutto con questo teporino primaverile. Io ho sorriso e gli ho detto:
“NONMIMANGIAREPERFAVORE AIUTATEMISONOGIOVANE EANCORANONHOVISTOILMONDO FARÓTUTTOQUELLOCHEVUOI!”, perché ero troppo terrorizzato per ascoltare la sua risposta. Quando mi sono calmato ho cominciato a prendere appunti ed è dunque con stupore e meraviglia che questo mese vi parlo del

 

SAETTONE

All’inizio conoscevo questo serpente solo con il suo nome scientifico: Zamenis longissumus. Ma mi sembrava un po’ troppo formale (“Salve Signor longissimus, come sta?”), così mi sono fatto dire il nome comune del mio intervistato. Quando ho sentito per la prima volta il nome “saettone”, mi ha dato l’idea di un fulmine che passa nel cielo a tutta velocità.

Saettone.

Senti che nome: saettone. Gneow!

Ti dà proprio l’idea di velocità, no?

Volpe. Niente, non fa niente.

Coccinella. Macché.

Lupo. Buu.

Saettone! Gneow!

Bello. Ecco, ho perso la prima mezz’ora di intervista a fare “Gneow!”, come le macchine che passano veloci. Ogni volta che lui diceva la parola “saettone”, io partivo con lo “Gneow!“. Alla fine il serpente si è spazientito talmente tanto, che mi ha detto di chiamarlo con il suo altro nome comune, cioè “Colubro di Esculapio”.

La mezz’ora successiva l’ho passata a ridere ogni volta che diceva Esculapio. Cioè, dai. Ma che nome è? Hahaha! Saettone! Gneow! Esculapio! Hahaha!

Ecco, avevo buttato un’ora di intervista. Il Signor Saettone mi ha detto che se avessi commentato anche una sola volta in più i suoi nomi, mi avrebbe mangiato. A quel punto, ho ritrovato tutta la mia serietà di gecornalista. Permalosetto però, eh?

La prima domanda è stata: “Ma che cos’è un Esculapio? (a parte una parolaccia!)” Il mio intervistato mi ha risposto che non è assolutamente una parolaccia, ma il nome latino di Asclepio, il dio greco della medicina.

Io l’ho guardato per buoni 13 minuti e poi ho detto: “EEEEH?”

Lui, pazientemente, mi ha spiegato che per i greci e i romani il saettone era un animale sacro e veniva venerato come simbolo del dio della medicina. Ora sì che era chiaro! Poi, quando ho cominciato a prendere appunti, mi sono reso conto che non avevo capito nulla. Al che, educatamente, ho ripetuto: “EEEEH?”

Saettone1Mi ha chiesto se avessi mai fatto caso al simbolo presente sulle autoambulanze o sulle insegne dei medici, un bastone con uno o due serpenti arrotolati intorno. Gli ho risposto di sì e lui mi ha detto sorridendo: “ecco, quello sono io!”. All’inizio pensavo si riferisse al bastone, ma poi ho capito. D’altronde, sono un genio. Quindi, cari gecolettori, la prossima volta che vedrete il simbolo dei medici – il cosiddetto “caduceo” – sappiate che quel serpente intorno al bastone è proprio un saettone!

Ora, la cosa più straordinaria in tutta questa storia è che il signor saettone mi ha risposto sorridendo! Cioè, proprio un sorriso. Voglio dire, noi Rettili non abbiamo le labbra come voi Mammiferi. Non possiamo sorridere! Il saettone deve essersi reso conto del fatto che pensavo stesse sorridendo e mi ha spiegato che in realtà non lo stava facendo affatto, ma si stava semplicemente sistemando la mandibola che gli era rimasta fuori posto dopo l’ultimo pasto. Infatti, mi ha detto che i serpenti ingoiano le loro prede intere, senza triturarle a pezzettini come fate voi quando masticate. Per riuscire a ingoiare una preda abbastanza grande, come un topolino o un uovo, un serpente deve “slogarsi” ogni volta la mandibola, che è un osso mobile. Praticamente stacca un osso della bocca dal cranio, ingoia la preda e poi lo rimette a posto. Io ho provato a fare come il saettone, ma non ho ottenuto alcun risultato, se non quello di farmi male alla mandibola.

Morivo dalla curiosità! Mi ero sempre chiesto come facessero i serpenti a mangiare cose più grandi di loro. Il mio intervistato mi ha anche fatto vedere un altro “trucchetto”: la loro mandibola (che sta sotto) non solo si stacca dalla mascella (che sta sopra), ma è anche divisa in due parti, unite tra loro da un legamento elastico. Il suo mento, infatti, non è fuso come il vostro, ma si può aprire! Si divide in due pezzi, facendo dilatare di molto la bocca, che da piccina picciò diventa ENORME, in grado di ingoiare perfino… un altro serpente! Poi quando ha finito, ritorna normale.

E che cos’è questo saettone!?

Un contorsionista mangereccio, un transformer masticatorio, un mutaforma dei pasti. Guardate come si allarga la bocca di un serpente in questo video, altro che lupo di Cappuccetto Rosso!

Video: Un serpente che mangia un uovo. Alla massima dilatazione della bocca, si nota fin dove arriva l’osso della mandibola (sotto). Che bocca grande che hai!

A proposito di pasti! Quando ho scoperto che il saettone poteva mangiarsi anche altri serpenti, mi sono un po’ (ri)spaventato. Ho immaginato che al mio intervistato, potevo tranquillamente sembrare un ottimo spuntino, più che un gecornalista.

Ma il signor saettone mi ha riassicurato. Mi ha detto che non mi avrebbe mai mangiato per due motivi:

1. Nonostante avessi fatto di tutto per farlo arrabbiare, lui era un gentleman, anzi, un gentlesnake e non mi avrebbe ingoiato. Molto educato, devo dire.

2. Il giorno prima aveva fatto un ottimo pasto e non aveva alcuna intenzione di mangiare per un altro po’. Gli ho chiesto timidamente se non avesse ancora fame… era passato un giorno intero da quando aveva mangiato! Ma lui ha risposto che i serpenti non mangiano poi molto, essendo animali a sangue freddo.

Ah, già! Il sangue freddo! Era proprio il motivo per cui mi ero messo in cerca di qualcuno da intervistare. Io questa cosa del sangue freddo non l’avevo mai capita granché bene… per fortuna me la sono fatta spiegare dal colubro di Esculapio, che la sa molto più lunga di me! D’altronde è un serpente. E si chiama Zamenis longissimus. La deve sapere lunga per forza. È tutto lungo. Io invece sono corto. Ma sono un genio lo stesso.

Dicevamo? Ah sì, il sangue freddo!

Dunque: ci sono alcuni animali che hanno il sangue caldo, come voi che state leggendo queste righe, i cinghiali, i ricci, e… insomma, avete capito! Tutti quanti i Mammiferi. Ah, anche i piccioni, i pettirossi  e… insomma, avete capito! Tutti quanti gli Uccelli.

E poi ci siamo noi. Per “noi” intendo non solo i gechi, ma anche serpenti, lucertole, testuggini, coccodrilli e… insomma, avete capito! I Rettili. Per non parlare dei Pesci e degli Anfibi. Insomma, un bel po’ di gente.

Ecco, quando la sera ci ritroviamo a chiacchierare tra animali selvatici, ci scambiamo sempre battutine su questa storia. I Mammiferi e gli Uccelli sono dei veri snob! Sono lì, tra di loro, a vantarsi di quanto è caldo il loro sangue, di quante cose possono fare con il loro sangue caldo, di quanto non hanno bisogno del sole per avere il sangue caldo e fare cose fantastiche grazie al loro sangue caaaaldoo…

Ecco, io non li sopporto.

Oh.

Io ho bisogno del calore per muovermi e allora?

Oh.

E poi mi da fastidio chi prende in giro gli altri animali.

Oh.

Invece noi animali a sangue freddo siamo lì che chiacchieriamo amorevolmente. Facciamo tutto con più calma, perché non possiamo permetterci di stare sempre a scorrazzare in giro, indipendentemente dalla temperatura ambientale. Noi abbiamo bisogno del calduccio! In pratica, il nostro sangue si scalda solamente con il calore dell’ambiente esterno. Se non c’è abbastanza calore, non possiamo praticamente fare nulla.

Lo so cosa starete pensando, voi puzzoni a sangue caldo: “Ah, siamo meglio noi!”

E io vi risponderò: “Non siate così confidenti delle vostre capacità!”

Oh.

Voi avete bisogno di un sacco di energia. Anzi, di un SACCO DI ENERGIA! Ecco, così rende meglio. Dovete mangiare in continuazione. Sempre, ossessivamente! Se smettete di mangiare, chi lo scalda il vostro sangue? Voi umani fate 3 pasti principali al giorno e se ne saltate anche solo uno, vi viene una famona!

Invece noi animali a sangue freddo – in particolare noi Rettili – possiamo anche non mangiare per mooolto tempo e stare benissimo così.

Ecco, prendete il saettone ad esempio: se mangia un topolino poi sta a posto per molti giorni. Una volta ingoiata, la preda rimane nel suo apparato digerente e viene lentamente degradata. Praticamente il saettone ha una dispensa in pancia, in cui il cibo viene consumato molto lentamente.

Sangue freddo = meno energia = meno pasti.

Ecco, ora cosa avete da dire a noi animali a sangue freddo?

Ammettiamolo con serenità: ogni gruppo ha i suoi pro e i suoi contro. Voi animali a sangue caldo, siete sempre attivi, ma dovete mangiare molto. Noi animali a sangue freddo siamo attivi solo quando la temperatura esterna è alta, ma possiamo mangiare anche pochissimo e non avere problemi. Il mondo è bello perché è vario!

Ecco spiegato perché sono tanto imbronciato: ho passato l’inverno a spartirmi lo spazio (poco) della mia casetta con una vespa regina, proprio nel periodo in cui sarei dovuto rimanere immobile a sonnecchiare. La cosiddetta “ibernazione”. Quando la temperatura ambientale è bassa e gli inverni sono rigidi, noi rettili entriamo in uno stato di immobilità assoluta per poi risvegliarci solo in primavera.

Saettone2

Lo stesso vale per i saettoni! Questi serpenti, infatti, vanno proprio in ibernazione e si svegliano solo in primavera. Quando l’inverno finisce e le temperature cominciano a salire, i saettoni escono dai loro rifugi invernali e co

minciano a rimettersi in moto: mangiano, si muovono, cercano un compagno per l’accoppiamento. I maschi in questo periodo non possono sopportare la presenza di altri maschi: se ne incontrano uno, cominciano a combattere furiosamente.

Mentre intervistavo il saettone gli ho chiesto di sorvolare su questa parte, perché sono un gecornalista sensibile e non sopporto la violenza. Ma il mio amico rettile mi ha rassicurato, dicendomi che non c’è né sangue (freddo), né ferite, nei combattimenti tra maschi. È più… come dire… una danza. Una danza rituale, per l’esattezza.

A quel punto sono scoppiato a ridere di nuovo e il saettone mi ha guardato malissimo.

Ma dai! Ve lo immaginate un saettone con il tutù? Hahaha!

Lui ha sibilato forte, ha fatto guizzare la lingua un paio di volte e a me, stranamente, è passata subito la voglia di ridere. Mi ha spiegato (un po’ arrabbiato devo dire), che non c’è alcun tutù. Quando si incontrano in primavera, i maschi cercano di sovrastarsi e colpirsi con il collo, strofinandosi e attorcigliandosi, in una sorta di wrestling… senza arti! Danzano per un po’, fino a che uno dei due non abbandona la lotta e se ne va per la sua strada.

Sembrerebbe finita qui e invece il maschio vincitore dovrà affrontare un’altra danza se vuole accoppiarsi, ma stavolta con la femmina.

 

Tra la metà di aprile (cioè adesso!) e la fine di maggio questi serpenti sono tutti presi dalla ricerca di un partner. Quando si trovano (e si piacciono), i due serpenti si intrecciano e si “accarezzano” con il corpo per tutta la durata dell’accoppiamento, durante il quale il maschio feconda le uova della femmina. Sono riuscito a trovare una bellissima foto di un rituale di accoppiamento su questo sito.

 

Finita la danza, ognuno se ne andrà per la sua strada (il saettone mi ha confessato che il romanticismo non è esattamente il suo forte) e la femmina passerà i successivi due mesi a far maturare le uova dentro di sé fino a quando arriverà il tempo della deposizione ,tra luglio e agosto. Solo allora andrà a cercare un sito adatto ad accoglierle. I loro posti preferiti per deporre sono i mucchi di vegetali marcescenti, cumuli di legna o mucchi di letame (de gustibus!).


Video: Una femmina di un’altra specie di serpente che depone le uova.

Stavolta l’uovo esce dal corpo, non entra!

Può anche capitare che più femmine di saettone depongano nello stesso punto, ma non solo! Anche femmine di altre specie di serpenti, come il biacco o la natrice dal collare, possono trovare un particolare sito adatto alle loro esigenze. Un po’ di fantasia, signore serpentesse! Tutte accalcate nello stesso punto, è come nascondersi tutti nello stesso punto quando si gioca a nascondino. Tra l’altro fanno anche un sacco di uova ciascuna! Infatti, le mamme saettone depongono da 5 a 12 uova, a seconda della loro dimensione:  più sono grandi, più uova deporranno. Generalmente le femmine sono un po’ più piccole dei maschi, ma tenete presente che stiamo pur sempre parlando dello Zamenis longissimus, cioè “lunghissimo”! I saettoni infatti sono  lunghi circa 1 metro, 1 metro e mezzo, ma alcuni esemplari possono arrivare anche a due metri. Però!

Le uova deposte si schiuderanno dopo due mesi e i piccoli saettoni guizzeranno fuori, attivissimi già da subito. Ah, come li capisco! Con tutto quel calduccio di fine estate, chi non andrebbe a spasso a mangiare?

Devo specificare però che nei paesi molto caldi i saettoni adulti si “addormentano” anche l’estate, riprendendo l’attività in autunno. Quando fa troppo caldo, infatti, i saettoni entrano nello stesso stato di dormienza dell’ibernazione, ma, data la stagione, in questo caso si chiama “estivazione”.

Ma insomma, signori saettoni! Un po’ di contegno! Sempre a sonnecchiare in attesa della bella stagione: e fa troppo freddo, e fa troppo caldo… decidetevi!

Oppure trovatevi un bel sottogrondaia come il mio, caldo d’inverno e fresco d’estate. Anzi no. Basta con gli scrocconi di case altrui. Dormite pure nei boschi.

 

Ecologia:

In Italia ci sono 21 specie di serpenti, divise tra Colubridi e Viperidi, di cui una sola è il colubro di Esculapio. Pardon, due. I ricercatori hanno infatti scoperto che esistono due specie di saettoni in Italia, molto simili tra loro: una è il saettone italiano (Zamenis lineatus), che vive solamente in Sicilia e nel Sud dell’Italia; esiste solo nel nostro paese! L’altra è il colubro di Esculapio (Zamenis longissimus), cioè il mio intervistato. Quando gli ho chiesto dove fosse distribuito in Italia, lui mi ha risposto che non solo si trova ovunque non ci sia l’altra specie(Italia centrale e settentrionale), ma mi ha anche detto di avere parenti saettoni sparsi in tutta Europa! Dalla Spagna fino alla Russia, ma anche nel Nord della Turchia e del Caucaso. Insomma, sta un po’ dappertutto nel vecchio continente, basta che non sia alta montagna (Brrr! Fa freddissimo lassù! Meglio rimanere sotto i 1.600 metri).

Nonostante i saettoni si trovino bene in vari ambienti, devo dire che la loro specialità sono i boschi. Questi serpenti amano infatti i posti caldi e umidi, condizione che trovano al limitare dei boschi; ma soprattutto, riescono a vivere perfettamente in mezzo agli alberi. Anzi, anche sopra gli alberi!

E qui nasce il mio stupore di trovare un saettone a 4 metri di altezza. Passi per me, che essendo un geco sono un arrampicatore nato… ma un serpente! Non ha neanche le zampe! Come fa ad arrivare fin lassù?

Eppure, l’ho visto con i miei occhi: il saettone è incredibilmente agile sui rami e tra i tronchi. Si arrampica in verticale grazie alle scaglie che ricoprono la sua pelle e che sono rivolte all’indietro come centinaia di uncini. E poi si attorciglia tutto sopra i rami, passa sopra di essi come se fossero un’autostrada. Insomma, sono un po’ invidioso, lo ammetto.

In un ambiente misto, con pezzi di campagna, rovi, radure e bosco, si può trovare anche più di un individuo in un solo ettaro (esattamente 1,3 individui per ettaro), il che vuol dire che facendovi una passeggiata di 1 Km nei boschi, potreste potenzialmente incontrare più di 10 saettoni. Ma sinceramente dubito che ci riuscirete. Ve lo dico da gecoamico, se mai vorrete vedere un saettone in natura, dovrete fare un allenamento speciale!

Io l’ho visto solo perché me lo sono ritrovato davanti, ma un colubro di Esculapio sarebbe un perfetto agente segreto: ha un manto mimetico, rimane perfettamente immobile finché non viene scoperto e soprattutto si muove silenziosamente. Anzi, silenziosissimamente, al contrario di altri serpenti, che quando si muovono fanno un gran chiasso. Quasi peggio delle lucertole. Il saettone se ne sta immobile tra la vegetazione e quando vede che la situazione volge al peggio, se ne va discretamente.

Perciò, avete solo quattro possibilità di vedere un saettone.

1) Avere una super vista e sapere dove cercarlo;

2) Essere fortunati e accorgervi di un saettone che vi attraversa la strada;

3) Vedere in controluce un saettone che passa strisciando tra i rami, sopra di voi;

4) Inventare degli occhiali trova-saettoni.

Io sto lavorando sul punto 4. Ma la mia ricerca non va granché bene.

Ma cosa ci va a fare lassù sugli alberi, mi sono chiesto? Anzi, l’ho chiesto direttamente al signor colubro di Esculapio.

Prima di tutto, mi ha detto che tra le fronde si sta più sicuri. Tra i rami, è più difficile che i suoi predatori – soprattutto volpi, cinghiali e uccelli rapaci – riescano a prenderlo. Inoltre, il saettone mi ha rivelato che a terra ci sono un sacco di cose buone da mangiare (topi, talpe, ratti, toporagni, lucertole, ecc…), ma ci sono anche tanti altri concorrenti predatori (altri serpenti, volpi, ecc…). Invece, sugli alberi, va molto meglio. Si può entrare nelle tane ricavate all’interno dei tronchi morti e mangiarsi un bel ghiro, oppure trovare un bel nido tra i rami e ingoiare le uova di un uccello.

Sapete com’è, non mi trovo granché a mio agio a parlare con potenziali predatori. Intendo miei potenziali predatori. Preferisco fare il gecornalista che il gecopasto.

Soprattutto, stavo pensando alla mia vecchia cotta scoiattolesca e temevo che il saettone si potesse essere mangiato anche qualche scoiattolino, ma non ho domandato. D’altronde, se qualcuno intervistasse una falena, quella direbbe che i gechi sono dei mostri orribili, dato che le mangiamo continuamente. Insomma, ogni animale ha bisogno di qualcosa per mangiare e non posso certo rimproverare il mio serpentesco intervistato per avermi rivelato i suoi gusti!

Continuando a fare il mio lavoro, mi sono fatto spiegare come fa un colubro di Esclulapio a uccidere le sue prede. Mi ha detto che, prima di tutto, deve localizzarle. Riesce a sentire il loro odore grazie alla sua lingua, che “gusta” l’aria. I serpenti, infatti, hanno un organo interno al palato molto sofisticato, che serve proprio a sentire gli odori “acchiappati” dall’aria con la lingua. Ecco perché la tirano sempre fuori! E io che pensavo che il saettone mi facesse la linguaccia! Durante l’intervista ho continuato a fare delle smorfie ogni volta che lui tirava fuori la lingua per rispondergli a tono, cioè ogni due o tre secondi. Non vi dico che bel quadretto.

Per fortuna, una volta che sono venuto a conoscenza di questa abitudine, ho smesso. Pensavo di aver finito con le figuracce, e invece poco dopo gli ho chiesto quanto ci mettesse il suo veleno a uccidere le prede, una volta localizzate con la sua super-lingua-naso. Lui si è messo a ridacchiare e ha detto che davanti a me avevo un saettone, non una vipera.

Comecomecome? Cioè, non tutti i serpenti sono velenosi? Veramente il signor colubro di Esculapio mi stava dicendo che non aveva il veleno?

Lui ha ridacchiato di nuovo e mi ha detto che lui per uccidere le prede, ricorre alla forza dei muscoli del corpo, non al veleno, come invece fanno le vipere. Insomma, il saettone stritola, non avvelena.

Volevo chiedergli se esiste una speciale palestra per serpenti che li fa allenare nel tempo libero, ma non mi pareva proprio il caso. Anche perché come fanno a sollevare i pesi, senza le zampe? E a fare gli addominali, con una pancia così lunga?

Al massimo potranno allenare i muscoli della masticazione… ma sicuramente non volevo che li provasse con me. Anzi, su di me.
Mi rimaneva un’ultima curiosità, proprio sulle vipere. Come fare allora a riconoscere i serpenti italiani? Anzi, un saettone? Almeno, a non scambiarlo per una vipera…

Il mio intervistato ha ridacchiato di nuovo e ha detto che le vipere hanno due caratteristiche inconfondibili, che le distinguono da tutte le “bisce”, cioè i serpenti non velenosi (come li chiamano in alcune parti d’Italia).

Le vipere hanno una pupilla verticale e la testa triangolare; gli altri serpenti no, pupilla rotonda e capo allungato. Riguardo alla distinzione tra i vari biacchi, natrici e saettoni, cioè i serpenti non velenosi italiani, il signor colubro di Esculapio mi ha detto che la cosa migliore da fare è guardare un po’ di foto e imparare ad associare i colori alle singole specie di serpente. Il saettone ha ridacchiato di nuovo e ha concluso che tuttavia la sua specie è variabilissima e va dal marrone scuro al verde oliva, perciò non è proprio facile riconoscerlo.

A quel punto, spazientito, gli ho chiesto cosa aveva tanto da ridacchiare. Lui mi ha risposto che non stava ridendo, ma che stava ancora risistemando la mandibola, perché non era sicuro che fosse messa al posto giusto. Ho concluso in fretta e furia l’intervista, non avrei voluto che quelle sistemazioni di mandibola fossero indice di una digestione conclusa e quindi di stomaco vuoto. Da riempire con me.

 

Curiosità

– L’isola Tiberina, che si trova a Roma, è da sempre considerata un luogo sacro per la medicina. Perché? Perché nel IV secolo a.C. un saettone fuggì da una nave e si andò a nascondere proprio sull’isola. Questo avvenimento fu considerato come un segno del dio Esculapio e fu fondato un tempio in suo onore proprio lì.

– In alcune zone d’Italia il saettone è anche conosciuto come “pastoravacca” o “lattarina”, perché è diffusa la credenza che i serpenti siano ghiotti di latte, che succhierebbero dalle mammelle delle vacche. Il saettone sarebbe addirittura in grado di immobilizzare i bovini attorcigliandosi intorno alle loro zampe. Naturalmente è tutto falso.

– A Cocullo, un paese in provincia dell’Aquila, ogni primo giovedì di Maggio viene celebrata la festa di San Antonio abate, in cui la statua del santo viene fatta passare per le vie del paese ricoperta di serpenti, tra cui il saettone. Per tale motivo la ricorrenza è conosciuta anche come “Festa dei serpari“.

– I saettoni, così come tutti i serpenti, cambiano periodicamente la pelle. Tolgono lo strato più esterno come se fosse un guanto, sfregandosi contro superfici ruvide. Se mai troverete una vecchia pelle – o “esuvia” – su un ramo, saprete a chi appartiene.

 

La parola brutta del mese:

Eterotermo: sinonimo di “a sangue freddo”. Sono eterotermi tutti quegli animali che non sono in grado di regolare la propria temperatura interna. Questa dipende infatti da quella ambientale. I Rettili adottano una serie di comportamenti che hanno lo scopo di innalzare velocemente la temperatura corporea, come ad esempio rimanere immobili su pietre calde a fare “bagni di sole”.

Nonostante le prime incomprensioni tra me e il saettone, è nata una bella amicizia tra noi. Almeno ci capiamo sulle questioni caldo/freddo. Un po’ meno sulle cose da mangiare.

Dato che è arrivata la primavera, gli ho proposto di andare a farci una bella pedalata (a stomaco pieno), sotto questo sole.

Ho anche cominciato a canticchiare “Sotto questo soleee, bello pedalareee”.

Lui si è rabbuiato all’improvviso e poi ha sibilato “io non so pedalare”. Io gli ho risposto “dai, ti do una mano io!” e lui se n’è andato arrabbiato. Si è arrampicato su un albero e non l’ho più rivisto.

Solo adesso che sto scrivendo queste righe mi sono reso conto del perché. Si deve essere offeso!

Come fa a pedalare se non ha le zampe? Poi ho anche aggiunto quel “ti do una mano io”… non devo aver brillato di delicatezza. Ah, questi colubri di Escluapio… chi li capisce è bravo.

Io, nel frattempo, mi vado a fare una bella gecopedalata nei prati per festeggiare la primavera e scaldarmi un po’. Chissà che non incontri qualcuno di interessante per la prossima intervista! Magari qualcuno un po’ meno permaloso.

Un gecosaluto a tutti!