Cari G.Ecolettori, ma quanto vi voglio bene?

Cosa potrebbe essere, altrimenti, a spingere un rettile freddolosissimo come me ad andarsene in giro d’inverno a cercare soggetti interessanti da intervistare? Solo il bene che vi voglio. Lo stesso motivo che mi ha spinto il mese scorso ad andare a visitare la talpa sottoterra!

Ecco. Ho pure tutte le ditine intirizzite. Noi gechi siamo fatti per starcene spalmati sui muri, mica per andare a spasso nei boschi con la neve, il freddo e il naso mocciolino. Oh!

Tuttavia devo dire che ne è valsa la pena. Cos’è se non la passione a mandare avanti questo mondo? Ma lasciatemi sfogare ancora un po’, così scoprirete anche come ho conosciuto il protagonista di questo reportage.

Stavo per l’appunto andando in giro per boschi con il mio cappellino natalizio, che indossavo sia per coprirmi dal freddo (vi ricordo che noi rettili abbiamo bisogno di MOLTO caldo), sia perché sono decisamente fashion. Tra l’altro mi consideravo particolarmente “avanti” perché avevo pensato di rinnovare la tradizione natalizia mettendomi un cappellino arancione vivo piuttosto che rosso (dico così per non far scoprire che ho sbagliato il candeggio). All’improvviso mi sono ritrovato catapultato per terra, in un turbine di artigli, neve, piume e cinguettii, messo completamente K.O. da un pettirosso che mi guardava con l’aria tra l’arrabbiato e il dispiaciuto. Mi aveva scambiato per un intruso! È proprio vero che gli innovatori nella moda vengono sempre maltrattati. Fatto sta che tra una scusa e una chiacchiera, siamo diventati subito amici. Io e la signora pettirosso. Perciò è con grande onore (e qualche cicatrice) che quest’oggi mi ritrovo a parlare del…

 

PETTIROSSO

 

Biologia

Prima di cominciare devo rispondere alla domanda che tutti quanti vi state ponendo. Il pettirosso appartiene alla Famiglia dei Turdidi, come sostengono alcuni autori, o dei Muscicapidi, come invece sostengono altri?

…Come dite? Ah, non era questa la domanda che vi stavate facendo? Strano, eppure mi sembrava così interessante… ah scusate! Mi ero un attimo confuso… la domanda interessante che sicuramente vi state facendo è: perché il pettirosso si chiama così?

…Come dite? Ah, già lo sapete? Perché ha il petto rosso, dite? Ah.

Ma allora sapete tutto. E allora io che faccio?

Ma certo! Vi racconto tutti i gossip e le informazioni strettamente riservate che mi ha confidato personalmente la signora pettirosso e che non troverete certo in giro sui giornali o su internet. Tié!

Cominciamo con il dire che quando la signora pettirosso ha scoperto che voi umani chiamate lei e i suoi simili con questo nome si è fatta una grassa risata cinguettante. Mi ha fatto notare che il loro vero nome è *cinguettio intrascrivibile nella vostra lingua*. Le ho delicatamente fatto notare che non potevo trascrivere quel suo “chirp-tic-cha-tic” ed è lì che ho scoperto per la prima volta quanto fosse permalosa. Infatti, mi ha rimbeccato (in tutti i sensi!) sul fatto che il nome dato dagli umani era due volte sbagliato: primo, il petto è arancione, non rosso; secondo, non è solo il petto ad essere colorato, ma anche la faccia. Le ho consigliato di inoltrare ai naturalisti la proposta di cambiare pettirosso in pettoefacciarancioni, ma lei, inclinando la testa su un lato, mi ha educatamente fatto notare che le faceva “ribrezzo”. A quel punto ho preferito tenere per me il nome scientifico della sua specie e cioè Erithacus rubecula, ma trovo comunque molto interessante spiegare a voi l’origine di questo nome (sperando vivamente che non siate schizzinosi come la signora pettirosso!).

Erithacus deriva da erithakos cioè il nome che Aristotele aveva dato a questo uccellino a causa del suo colore. In greco, infatti, rosso si dice erithros. Rubecula invece deriva dal latino ruber, che vuol dire… indovinate un po’? Rosso. Insomma, se avessi riferito alla mia intervistata questa nobilissima unione di greco e latino, probabilmente mi avrebbe risposto che gli antichi erano tutti daltonici.

Ma andiamo avanti con i miei fantastici scoop. Diversamente da quello che molti pensano, il maschio e la femmina di pettirosso non presentano alcuna differenza visibile agli occhi non esperti e tutti e due hanno il petto di colore rosso, cioè mi correggo… il petto e la faccia di colore arancione!

Questa situazione di somiglianza tra i due sessi non è affatto scontata per un uccello, vi basti pensare al gallo e alla gallina o al pavone maschio e femmina. Ma vi dirò di più, nel caso del pettirosso le somiglianze vanno ben oltre l’aspetto perché le femmine presentano due comportamenti che in molte altre specie di uccelli sono tipiche dei maschi: il canto e la difesa del territorio; complice forse il fatto che le due cose sono strettamente correlate.

Permettetemi di aprire una parentesi sul canto. (canto.

Ecco fatto. Hahaha, sono proprio simpatico! No dai, seriamente.

Nel corso dei miei reportage ho scoperto una cosa sorprendente e cioè che tutti gli uccelli hanno dei versi ma non tutti cantano! Che vuol dire? vuol dire innanzitutto che il canto non è il verso dell’uccello, ma mi sto incartando (anzi incaNtando!) quindi direi di fare un po’ di chiarezza. Vi dico subito che qualunque uccello può emettere dei versi di allarme, di avvertimento o di comunicazione, insomma, esattamente come fanno molti altri animali compresi voi umani. Quando il pettirosso vuole segnalare un pericolo ad esempio emette un secco “tic-tic”, ascoltate:

Invece solo alcuni uccelli cantano e lo fanno  per segnalare la propria presenza agli altri individui della stessa specie. Di solito sono i maschi a cantare, principalmente per due motivi: attrarre le femmine oppure scacciare gli intrusi dal proprio territorio.

Il pettirosso appartiene a questa categoria di uccelli canterini ma, come vi accennavo prima, la cosa sorprendente è che in questa specie cantano anche le femmine. E ogni momento è buono per  cimentarsi in quest’arte che sia inverno o primavera, giorno o notte al pettirosso non fa differenza. Perciò, se una notte autunnale vi capitasse di sentire un canto liquido e variegato provenire dai cespugli vicino casa, con grande probabilità quel misterioso canterino celato dalle ombre è proprio un simpatico pettirosso (o una pettirossa!). E se vi foste illusi che vi stessero corteggiando con una  serenata, mi dispiace deludervi!

Dopo questa “brevissima” digressione su verso e canto, torniamo a noi! Dicevamo che le pettirosse assomigliano ai maschi anche nel comportamento. Ciascuna di esse ha infatti un proprio territorio all’interno del quale canta e scaccia attivamente gli intrusi, dove per intrusi intendiamo qualsiasi macchia arancione! L’intervistata mi ha assicurato che più di una volta i suoi simili hanno distrutto dei pezzi di stoffa arancione, confusi per un maschio invadente. Nel dubbio, sempre meglio lacerare e distruggere piuttosto che analizzare e chiedere, come ha ben scoperto il mio cappellino fashion. Che modi!

Possiamo quindi dire che questo uccellino è un concentrato di energia e di aggressività, pronto a combattere anche fino alla morte per difendere il suo territorio. Ci siamo fatti tutti ingannare dal suo aspetto così simpatico e carino, quando in realtà il pettirosso non è altro che un guerriero con armatura “rossa”, dal  peso-mini di 13/20 grammi.

Non sconvolgetevi però, perché nessuno è “manesco” (o zampesco) per caso. Il pettirosso, come anche gli altri uccelli territoriali, è aggressivo perché deve difendere strenuamente il cibo che si trova nell’area in cui nidificherà e che gli servirà non solo per sfamare se stesso, ma anche tutta la famiglia (vallo a spiegare al mio povero cappello!). E allora, direte voi, se sono così combattivi come fanno i pettirossi a vivere insieme? Le coppie a formarsi? I piccoli a crescere?

pettirosso C’è il trucco: infatti, la pettirossa difende il suo territorio solo da settembre a dicembre, ma all’inizio dell’inverno si sposta in cerca di cibo e di un compagno. La ricerca termina quando, attirata dal canto melodioso di un bel principe rosso (ops! Volevo dire arancione), la femmina si  dirige verso il territorio da cui proviene il suono e una volta arrivata lì riceve tutte le attenzioni che merita: viene scacciata in malo modo. Ma dato che, come ho scoperto personalmente, le pettirosse sono un po’ “di coccio”, questa continua a farsi avanti finché il maschio non si abitua alla sua presenza e non la attacca più. Anzi, se ne innamora. Da quel momento in poi i due piccioncini, anzi, pettirossini, difenderanno insieme il territorio.

Inizia così una fase bellissima della vita di coppia, in cui lei sgobba tutto il giorno per cercare il posto perfetto per fare il nido e lui le cerca il cibo, portandole dei bocconcini brucosi come dono nuziale. Ma la femmina mangia velocemente per poi tornare al lavoro.

L’accoppiamento dei pettirossi è precocissimo, in pieno inverno, quando  la maggior parte delle specie se ne sta ancora ben riparata.

Non è facile vedere un nido di pettirosso perché sono soliti farlo in luoghi riparati e nascosti. Come biasimare una pettirossa? Deve rispondere a un sacco di esigenze: “non farti vedere dai predatori, non farci cadere la pioggia dentro, decidi se farlo a terra o più in alto (circa 1,5 mt) ed infine fallo ben accogliente e morbidoso (apertura ampia, forma a coppa, cerchio perfetto, rivestimento di radici morbide, muschio, piume e quant’altro offra l’ambiente).

Uff, che fatica! Aspetta, aspetta… ma guarda quella casetta lì, sarebbe perfetta!”

Tutto questo lavoro richiede molte energie, e alla femmina basta emettere un suono simile a quello dei piccoli affamati per far scattare il maschio alla ricerca di cibo. E già che c’è, anche di un’altra compagna. Eh già, i maschietti sono parecchio infedeli a quanto pare (poi dici perché le pettirosse sono così suscettibili!). Possono avere anche due partner, ma questa scelta non è molto fruttuosa perché difficilmente riusciranno a portare avanti due covate in contemporanea. Non è molto “redditizio” far morire di fame i piccoli ed è davvero troppo faticoso allevare tanti pulcini (anche più di 10) e prendersi cura di due “mogli”.

Il legame della coppia non sembra tanto forte dopotutto e se uno dei due partner dovesse morire, l’altro si sbrigherebbe a trovare un altro compagno al più presto. Questo comportamento non sembra proprio carino, ma in realtà nasce dalla “fretta” che questi piccoli animali hanno di riprodursi (e tramandare il patrimonio genetico alle generazioni successive), visto che vivono solo pochi anni. Eh già! È un po’ triste, ma purtroppo pochissimi pettirossi arrivano al quinto anno di età e solo il 25% alla fine del primo anno di vita. Insomma, il tempo scorre, i predatori e le malattie sono in agguato e la necessità è quella di riprodursi al più presto!

Ma se tutto va bene, meravigliosamente, verso la metà di marzo la femmina depone un uovo. Poi un altro il giorno dopo. Poi un altro e un altro ancora, uno al giorno, fino ad arrivare a 5-7 uova biancastre. Comincerà a covarle solo dopo averle deposte tutte, nutrita dal maschio. Due settimane di cova, due settimane di sviluppo dei pulli (i piccoli che nascono nudi e ciechi) e poi via, verso nuovi incredibili orizzonti.

E così, mamma e papà salutano i piccoli verso Luglio, quando sono completamente indipendenti, ma ancora senza piume arancioni sul petto. E nel frattempo, se è stata una buona annata, un’altra covata è stata già deposta. Infatti, ad Aprile, mentre papà pettirosso finiva di prendersi cura dei “primogeniti”, mamma pettirossa portava avanti la seconda nidiata.

Ma ovviamente questo succede solo nelle storie d’amore a lieto fine, perché a quanto pare tra i pettirossi è alto il tasso di divorzi e se la prima covata va male, la coppia si rompe e ognuno cerca nuovi compagni finché la stagione lo permette.

Insomma… dura la vita di questi piccoli uccellini!

 

Ecologia

Il pettirosso vive nella maggior parte del continente eurasiatico, con una spruzzatina in Africa. In Italia è praticamente ovunque, con pochi individui solo nelle regioni più aride come la Puglia o la Sicilia. Difatti, si adatta molto bene a un grande numero di ambienti, a patto che ci siano alberi, cespugli e clima fresco; perciò anche il giardino di casa vostra può andare bene!

Il pettirosso è un insettivoro e con il suo becco sottile e agile riesce ad afferrare con estrema facilità i bruchi più succosi. Tuttavia, nei periodi in cui il cibo scarseggia, mangia volentieri anche frutta e semi e in città si accontenta di molti altri cibi, come le bricioline di pane (piccolissime, mi raccomando, altrimenti si strozza!), uvetta e formaggio, del quale va letteralmente pazzo! Quindi attenzione a non far diventare le trappole per topi delle trappole per pettirossi. Non le mettete proprio e passa la paura.

Devo e voglio soffermarmi su un punto: ebbene sì, vi ho appena dato dei consigli su cosa dare da mangiare ai pettirossi durante le fredde giornate invernali, cosa che potete cominciare anche subito sul vostro davanzale. MA! Dovete avere alcuni accorgimenti!

Il pettirosso conosce il suo territorio alla perfezione. Se sa che troverà cibo da voi si abituerà ben presto a questa pappa gratuita, venendo con regolarità e probabilmente sempre negli stessi orari se sarete costanti. Se un giorno decideste di non mettere più pezzetti di formaggio in giardino per il vostro nuovo amico, lo mettereste in grandissima difficoltà, poiché lo avreste abituato a quella fonte di cibo. Tradotto: guai per il pettirosso!

Altro avvertimento: se voleste allestire una piccola postazione di “bird gardening”, badate  bene a farla a prova di gatto, il principale predatore degli uccelli cittadini. Mettete il cibo in punti inaccessibili, oppure rendeteli tali al micio di casa, sistemando ad esempio un bel mucchio di piante grasse intorno alla piattaforma sulla quale mettete abitualmente cibo. Insomma, ingegnatevi!

E se volete proprio fare un lavoro certosino, mettete pure una vaschetta bassa colma d’acqua sopraelevata. I pettirossi infatti amano lavarsi e tenersi puliti.

In inverno è davvero facile avvistare un pettirosso! Anzi a dire il vero sembra quasi che in questa stagione questi piccoli uccelli si moltiplichino a dismisura e, a tal proposito, la signora pettirosso mi ha raccontato un aneddoto davvero divertente. Pare, infatti, che il già citato Aristotele fosse convinto che in autunno il codirosso, un altro uccello, si trasformasse e diventasse il pettirosso. Con tutto il rispetto per il vostro sapiente Aristotele, non ci aveva capito un tubo.

pettirossoLa spiegazione è molto più semplice: mentre il codirosso è un migratore, il pettirosso è stanziale in Italia. Traduco per chi si è spaventato con queste parolone: quando arriva il freddo il codirosso se ne va in Africa svolazzando, mentre il pettirosso sopravvive bene anche alle nostre latitudini. Alcuni pettirossi inglesi, invece, migrano dall’uggiosa Inghilterra alla nostra calda Italia, per passare l’inverno.

Qual è quindi la spiegazione alla base di questa moltiplicazione invernale di pettirossi?

Mixate insieme:

1) L’emigrazione di molti uccelli in Africa

2) L’immigrazione dei pettirossi nordeuropei in Italia

3) La caduta delle foglie che rende questi volatili molto più visibili

…e avrete la ricetta per spiegare come mai sembra che in inverno questi uccellini battaglieri siano ovunque.

Prima di salutarvi vorrei solo dire una cosa:

In Gran Bretagna nel 1960 si tenne un sondaggio sul Times per votare quale fosse considerato l’uccello nazionale dai lettori. Vinse il pettirosso.

Il pettirosso ha ben pensato di ringraziare migrando ogni anno in Italia. “Beccatevi” questa, inglesi! :)

 

Curiosità

– I pettirossi sono famosi per fare i nidi nei posti più impensabili. Tasche di giacche lasciate appese nella capanna degli attrezzi, vasi da fiori, manubri di biciclette, vecchie teiere. Il mio preferito in assoluto è un nido costruito da un’ingegnosa mamma pettirosso sulla maniglia dello sciacquone del water di una famiglia inglese. Sinceramente non so dirvi per quale dei due soggetti interessati sia stata più difficile la convivenza!

– I pettirossi sono uccelli estremamente aggressivi e i combattimenti tra maschi possono portare anche alla morte. Per evitare ciò hanno elaborato una serie di segnali di minaccia che mettono in atto prima di arrivare al combattimento vero e proprio. In particolare il pettirosso fissa ciò da cui si sente minacciato alzando e abbassando il capo e muovendo la coda. Se ciò non dovesse bastare, può capitare che si strappi alcune piume dal petto e le lanci in aria, per dimostrare aggressività.

–  I pulli nel nido emettono la “popò” in un apposito sacchetto fecale, che i genitori raccolgono delicatamente con il becco e portano lontano dal nido, sia per evitare le malattie, sia per evitare che un qualche predatore vedendo le feci fuori dal nido lo localizzi. Questa sì che si chiama gestione integrata dei rifiuti!

– Quando gli autori di un popolare fumetto pensarono che fosse necessario affiancare qualcuno a un supereroe votato alla notte e all’oscurità (un cavaliere mascherato che ha come simbolo un pipistrello), idearono un ragazzo allegro, solare, ma altrettanto abile e combattivo ispirandosi a Robin Hood. Decisero anche di dargli come simbolo il pettirosso, che in inglese si dice “robin”, per l’appunto. Nacque così la coppia di supereroi più famosa di tutti i tempi.

Batman & Robin, signori.

 

La parola brutta del mese

Bird gardening: pratica iniziata in Gran Bretagna che consiste nel rendere il proprio giardino accogliente per i volatili cittadini, posizionando apposite mangiatoie ed abbeveratoi, e rendendolo più inaccessibile possibile ai gatti. Se allestito bene, il vostro balcone potrebbe diventare un’ottima postazione per fotografare pettirossi & co.

 

Ragazzi, sono rosso di fatica, ma ho il petto gonfio d’orgoglio. Penso che andando sotto la doccia (si fa per dire) canterò “Rosso Relativo” di Tiziano Ferro prendendo un bel DO di petto. E mi farebbe piacere arrossire per i vostri bei commenti, così che possa prendere di petto la prossima intervista.

Pettirossiamoci insomma!

Un gecosaluto a tutti.