Cari gecolettori,

dopo aver assistito a un quasi-incidente-stradale con un riccio, essere andato sottoterra alla ricerca della talpa, essere quasi morto di paura per l’aggressione di un pettirosso (anzi, una pettirosso), pensavo di averne veramente passate di tutti i colori, ma è evidente che mi sbagliavo.

Da oggi, infatti, posso considerarmi anche un gecostetrico! Un applauso signori. Grazie, grazie, troppo buoni.

Come cos’è? Ma naturalmente un geco che aiuta le partorienti no? O meglio, se devo essere sincero, aiuta solamente le partorienti di cinghiale. O meglio, se devo essere sincero, ha aiutato una femmina di cinghiale a partorire. O meglio, se devo essere sincero, ho intervistato una femmina di cinghiale subito dopo il parto.

Su su, non stiamo qui a sindacare. Nessuno mi toglierà il mio nuovo titolo di gecornalista gecostetrico.

È accaduto proprio ieri, pensate un po’! Avevo fissato appuntamento per una gecointervista con un insetto veramente particolare del quale parlerò nel prossimo articolo, ma, mentre mi addentravo nel bosco per andare a trovarlo, ho sentito dei grugniti, dei fruscii, degli squittii, insomma tutta una serie di versi e rumori provenire da dietro un cespuglio. Anzi, per l’esattezza da dentro un cespuglio.

Curioso, mi sono sporto da un ramo grazie alle mie incredibili doti da equilibrista per vedere cosa fosse tutto quel baccano, ma, dato che sono abituato a muovermi solo su superfici dritte (e possibilmente calde) come i muri delle case, dopo 4 secondi esatti sono caduto e mi sono ritrovato su una signora cinghiala, una scrofa, una cinghialessa… insomma, una femmina di cinghiale che urlava terrorizzata.

Ho provato a calmarla, ma non sapevo come appellarla “Si calmi signora cinghiala! Scrofa! Cinghialessa!”, ma lei continuava a strillare. Poi ho capito tutto: stava partorendo! Accanto al suo corpo peloso c’erano 4 meravigliosi cinghialotti appena nati. Stava per sfornare il quinto e allora, calmissimo, ho continuato ad urlare peggio di prima “Spinga signora cinghiala! Scrofa! Cinghialessa!”. E così via per tutta la notte. Momenti indimenticabili.

Soprattutto considerando che la mattina successiva ho scoperto che la mia futura intervistata non parlava molto bene l’italiano, avendo origini ungheresi, e che quindi mi aveva preso per un pazzo che bofonchiava qualcosa di incomprensibile.

Tutto ciò per dirvi che è con grande orgoglio e un po’ di difficoltà di comprensione dell’accento ungheresecinghialesco, che quest’oggi vi parlo del

CINGHIALE

Biologia:

Il Cinghiale, o Sus scrofa per i naturalisti che stanno leggendo, è un Mammifero appartenente all’Ordine degli Artiodattili, ovvero tutti quegli animali con gli zoccoli. Da non confondere con i Perissodattili, che hanno comunque gli zoccoli, ma in numero dispari su ogni zampa, cosa che non hanno gli Artiodattili. Non le zampe, gli zoccoli dispari. Perché sono pari. Su ogni zampa.

Ommamma, mi sono perso pure i naturalisti. Avete ragione, tralasciamo questi particolari tecnicistici e cominciamo a parlare della signora cinghiale vera e propria. Volevo solo dirvi che, alla lontana, il cinghiale è parente del cervo, del capriolo e della mucca. Insomma, tutti animali con cui ci si fanno ottime pappardelle, direte voi. Ma io sono qui per farvi scoprire le meraviglie dell’animale intero, non a pezzettini e nel sugo.

Infatti il cinghiale è un essere vivente dalle incredibili risorse, adattabile, vigoroso e molto prolifico e merita sicuramente la nostra attenzione. La mia sicuramente, dopo aver assistito al parto della signora cinghiale.

È stato molto emozionante, devo dire, perché quei frugoletti erano così teneri nel loro manto a strisce! Eh sì, infatti la mamma cinghiala mi ha spiegato (dopo essersi ripresa dal parto) che tutti i cinghiali nascono con un manto diverso da quello che avranno da adulti; caratterizzato per i primi 3-5 mesi di vita dalla presenza di strisce longitudinali color crema, grazie alle quali i cuccioli si mimetizzano nel sottobosco per sfuggire ai predatori. Poi il manto si modifica e diventa di un colore rossiccio-bruno e resta così fino ai 12 mesi di età, quando assume la tinta marrone scura o nera tipica degli adulti.

A questo punto dello sviluppo il cinghiale è diventato un animale di dimensioni notevoli e… beh… non so se vi rendete conto di cosa stiamo parlando: un maschio adulto più che a un simpatico maialetto assomiglia infatti a un carro da guerra. Vediamo com’è fatto:

Peso variabile tra i 70 e i 150 Kg. Il che vuol dire che un cinghiale supera facilmente una persona in termini di “ciccia”. Questa “ciccia” in realtà in gran parte è costituita da una

Grande massa muscolare. Il cinghiale è dotato di una notevole forza, non solo nel grugno, cioè il naso, che utilizza per scavare solchi nel terreno alla ricerca di cibo, ma anche nel corpo. In particolare i maschi sviluppano una corazza muscolare intorno alla gabbia toracica che fornisce loro una grande potenza e soprattutto li protegge dalle ferite causate da altri maschi nel periodo degli amori. Infatti tutti i cinghiali posseggono armi affilatissime che sono le

Zanne. I canini inferiori (detti “zanne”) crescono per tutta la vita e sono in diretto contatto con i canini superiori, che nei maschi sono incurvati verso l’alto (detti “coti”). Lo sfregamento tra le due coppie di denti genera un affilamento delle superfici che le rende taglienti come rasoi.

Tutto questo armamentario presente in entrambi i sessi, sebbene più marcato nei maschi, ha essenzialmente due funzioni, una per genere: le femmine sono madri molto protettive e difendono strenuamente i loro piccoli caricando eventuali aggressori con le loro zanne; i maschi sono al contrario padri assolutamente assenti e utilizzano le loro “armi” contro gli altri cinghiali, per stabilire chi sia il più forte e di conseguenza chi potrà accoppiarsi con le femmine.

cinghiale (differenze tra i sessi)

Ma insomma, dico io, questi stereotipi: le femmine che badano alla famiglia e i maschi che stanno sempre ad azzuffarsi. Tutti uguali! Solo io sono perfetto. Ma che ci volete fare… non tutti siamo così fortunati da nascere gechi.

Ma torniamo a noi, anzi ai cinghiali! Maschi e femmine di questa specie non si distinguono molto nell’aspetto, ma nel comportamento sono profondamente diversi. I maschi, infatti, compiuti due anni diventano solitari e non presentano comportamenti territoriali; tra novembre e dicembre ricercano attivamente le femmine, ma dopo l’accoppiamento tornano a vivere una vita solitaria. Le femmine, al contrario, vivono sempre con la propria prole e spesso si associano a una o due altre femmine; può capitare anche che due mamme mettano in comune i piccoli e l’allattamento. In Europa centrale possono arrivare a formarsi branchi anche di 20-30 individui.

Ma funziona questo sistema di sessi separati? Pare proprio di sì, perché ogni anno i cinghiali sono in grado di raddoppiare la propria popolazione. Infatti, dopo una gestazione di circa 112-120 giorni (secondo il detto popolare: 3 mesi, 3 settimane e 3 giorni), le femmine partoriscono dai 3 ai 10 (!) cuccioli, tra Marzo e Aprile, in una fossetta scavata nel terreno che abbandoneranno circa due settimane dopo. Ebbene sì, i cinghiali non hanno tane, solo rifugi temporanei!

Nel primo anno di vita i piccoli dovranno superare molte difficoltà e infatti è proprio in questo periodo che si registra il più alto tasso di mortalità. Superata questa fase, però, i cinghiali non conosceranno quasi più minacce alla loro sopravvivenza, ma per capire il perché dobbiamo andare a scoprire come si relazionano con il loro ambiente.

Video: Intanto Ecco a voi un concentrato di cinghialezzitudine! Osservate: 1) Il manto della mamma e dei piccoli. 2) Il giaciglio dove la femmina ha partorito. 3) Come l’adulto usa sapientemente il grugno per spostare la terra.


Ecologia:

Il cinghiale si trova in Europa e in vaste zone dell’Africa nord-occidentale e dell’Asia, ma si vede che non digerisce bene i cannoli e i fichi d’india, dato che in Sicilia è assente. Ovunque ci sia un sottobosco rigoglioso e un po’ di terreno fangoso, c’è anche il cinghiale.

La prima condizione, un sottobosco rigoglioso, è legata alla sua dieta: il cinghiale è onnivoro e per onnivoro non intendo che mangia un po’ di questo e un po’ di quello, ma proprio che mangia tutto. Con il suo grugno riesce a spostare grandi quantità di terra alla ricerca di tuberi, bacche, invertebrati, radici, frutti, carogne,… Ma la lista delle cose che mangia continua e arriva fino ai cuccioli di capriolo e alla devastazione di piantagioni di mais. I segni del passaggio del cinghiale nel bosco sono ben visibili a tutti, il nostro amico non è certo un tipo ordinato o schizzinoso: intere zone rivoltate da cima a fondo, zolle di terra spostate, solchi disordinati lasciati con il muso, tronchi scortecciati ed infine dei comodi giacigli fangosi su cui adagiarsi nelle ore più calde.

La seconda condizione, un terreno bello fangoso, è legata invece alle abitudini igieniche del cinghiale che ama rotolarsi nel fango: questo, oltre che fornire un po’ di refrigerio all’animale coperto da un folto manto, aiuta la rimozione dei parassiti, assolutamente irrinunciabile per ogni cinghiale che si rispetti. L’area in cui l’animale si “lava” viene chiamata insoglio e generalmente intorno a questa zona si trova un tronco sul quale i cinghiali vanno a sfregarsi per rimuovere il fango e gli animaletti molesti dalla pelliccia.

insoglio (dove si lava cinghiale)

Oltre ai parassiti, il cinghiale non ha molti nemici: pochissimi animali sono in grado di predarlo, tra cui la lince, la volpe e il lupo, che aggrediscono i piccoli. Gli adulti invece sono quasi intoccabili grazie alla loro forza e soprattutto alle zanne affilatissime.

Solo un animale è riuscito a danneggiare a tal punto le popolazioni di cinghiale da farle estinguere localmente. Inutile che vi faccia indovinare di chi sto parlando: l’uomo.

In passato il cinghiale è stato cacciato moltissimo per le sue carni pregiate e in molte zone d’Italia, anzi praticamente ovunque nel nostro Paese, è arrivato anche a scomparire del tutto. Ad esempio, in Piemonte non c’è stato neanche un cinghiale tra il 1820 e il 1919. Dopo questo periodo molti sono stati i cinghiali importati in Italia dall’Europa centrale, soprattutto dall’Ungheria (naturalmente la mia intervistata ungherese non poteva che dire così) per ricolonizzare le aree boschive da cui erano scomparsi. Questo ha reso ovviamente felici sia i cacciatori che i predatori di questo animale.

Il problema è che entrambe le “minacce” cinghialesche non riescono più a controllare il numero di individui: la caccia (fortunatamente) è stata regolamentata e i predatori (purtroppo) sono diminuiti.

Il risultato è che in alcune zone d’Italia il cinghiale è diventato un grosso problema per i contadini e per i boschi in generale, a causa della sua voracità e del profondo impatto che ha sul suolo.

Ma vorrei precisare, da gecornalista professionale quale io sono, che le situazioni spiacevoli derivano spesso da una cattiva gestione dell’ambiente: non va bene né un bosco senza cinghiali, né un bosco senza predatori (e quindi con troppi cinghiali).

 

Curiosità:

– Dai ritrovamenti negli scavi archeologici del Paleolitico, è emerso che un quinto di tutti gli animali cacciati dall’uomo preistorico fosse costituito da cinghiali.

– Il maiale è della stessa specie del cinghiale: non è altro che una razza addomesticata dall’uomo.

– In dialetto il cinghiale ha molti nomi: verro per il maschio adulto, scrofa la femmina. I cuccioli possono essere chiamati lattonzoli o semplicemente cinghialetti. Chiudiamo con solengo, che è un grosso maschio e infine nero e porcastro per i cinghiali che sono rispettivamente sopra e sotto i 60 kg.

– Il cinghiale compare in alcuni miti dell’antichità, spesso legato al pericolo o alla morte, poiché secondo i greci ne era il simbolo. Due cinghiali famosi sono “il cinghiale di Erimanto” che Ercole ha domato nella sua terza fatica e il “cinghiale calidonio”, una bestia mandata da Ares (il dio della guerra) per punire Adone.

 

La parola brutta del mese:

Grufolare: verbo tecnico per indicare l’atto dei cinghiali di cercare il cibo nel terreno spostando la terra con il grugno.

 

Dopo tutto questo parlare di cinghiali mi è venuta la curiosità di scoprire cosa mai avesse voluto dire il “vostro” cantante Battiato, quando parlava nella sua canzone dell’Era del Cinghiale Bianco.

Vado ad ascoltarla in profonda riflessione. Sia perché la signora cinghiala mi ha affascinato con la sua storia, sia perché la vista dei cucciolotti mi ha commosso. Ma soprattutto, perché non ho la minima idea di cosa sia l’Era del Cinghiale Bianco.

Un gecosaluto a tutti. E baci sparsi, soprattutto ai pupi.