Castiglione di Sicilia,  12 agosto , ore 11.00.

È una giornata calda ma piacevole. La vita scorre al lento ritmo estivo. La granita di limone degustata in uno dei tanti bar del paese è un ottimo rimedio per rinfrescarsi dopo una passeggiata per i vicoli ripidi e le scalinate che portano al Castello di Lauria. Un uomo entra nel bar e annuncia, senza troppa agitazione: “ E’ scoppiata ‘a Muntagna!

Già dalle prime luci del mattino si vedeva una colonna di fumo leggera e bianca salire dal Cratere Centrale dell’Etna, ma col passare dei minuti il fumo bianco cedeva lentamente il passo ad un fumo nero e denso, proveniente dal Cratere di Sud-Est, il più giovane dei quattro che il vulcano siciliano, chiamato anche Mongibello, ha generato nell’ultimo secolo. L’Etna, il vulcano attivo più alto d’Europa (3330 m sul livello del mare nel 2007), in soli cento anni ha mutato profondamente il suo aspetto: basti pensare che nei primi del novecento possedeva un solo cratere!

È quasi ora di pranzo e la colonna di fumo nero è altissima, e si staglia nel cielo azzurro e pulito: la roccia che prima riposava nel ventre de “la Muntagna” si è liberata verso l’alto sottoforma di cenere e lapilli. E il brontolio sommesso, a tratti vibrante, si spande per tutta la vallata.

Il vulcano appare come un enorme quadro in continua evoluzione, rapisce l’anima, ci si sente strettamente legati alla terra e alla natura. Strano a dirsi, ma ci si sente piacevolmente impotenti, forse come si dovevano sentire gli antichi abitanti di questi luoghi di fronte al gigante di roccia, pericoloso e generoso al tempo stesso. I territori dell’Etna, infatti, sono molto fertili, grazie al materiale lavico che si deposita sui declivi e a valle. Ciò ha consentito all’uomo di insediarsi sin dai tempi più remoti. Oggi sappiamo che, anche se in continua attività, l’Etna non è un vulcano particolarmente pericoloso, basta rispettarne i confini naturali. Ma i Siculi, gli antichi Greci e i Romani, pur sfruttando i doni di questa terra, temevano i fenomeni eruttivi e i terremoti ad essi associati, e avevano associato all’Etna storie mitologiche che spiegassero tali eventi: i Giganti sconfitti dagli dei dell’Olimpo nella battaglia della Gigantomachia vennero confinati sotto la Sicilia, in particolare Encelado e Tifone, e i loro sbuffi e il loro rotolarsi sotto l’isola erano visti come l’origine dell’attività vulcanica dell’Etna. Un altro mito vuole l’Etna come fucina per la fabbricazione delle saette di Zeus.

Passano le ore e verso sera la colonna di fumo è quasi svanita, dispersa dai venti sul territorio siciliano, mentre ricomincia lieve a fuoriuscire il fumo bianco dal Cratere Centrale: l’Etna ha smesso di brontolare, per ora….

 

Rapido aggiornamento: il 20 agosto si è verificato un ulteriore episodio parossistico .