Cari piccoli e grandi amici, questa settimana Favoliamo presenta il racconto di Paola Di Girolamo, mamma di Leonardo, protagonista della fiaba pubblicata la volta precedente.

Paola ci scrive di sé: “ho 52 anni, Giudice al Tribunale Ecclesiastico; mi piace leggere, scrivere pensieri e stati d’animo, ma non solo, e cogliere/accogliere “l’umanità” che si incontra; mi pongo in formazione itinerante e credo che i treni siano opportunità da non perdere”. Innanzitutto vorrei sottolineare quanto sia bello poter leggere 2 splendidi racconti ideati da madre e figlio. Una situazione esemplare per tutti i genitori. Ispirare i propri figli ed essere d’esempio con le proprie passioni, come in questo caso la scrittura creativa, è davvero significativo. Il famoso detto dice: “Il frutto non cade mai lontano dall’albero” e in questo caso, direi che è proprio vero, in tutta la sua positività. Paola è una donna dall’animo forte e sensibile allo stesso tempo e ci regala un racconto molto creativo e profondo, affrontando temi importanti con estrema delicatezza. Un racconto che punta dritto all’anima e va interpretato secondo la propria predisposizione e sensibilità. Grazie Paola, di aver condiviso con noi pensieri, sogni e ideali racchiusi in un così bel racconto.

Ma adesso…Favoliamo con Paola!

L’albero della sapienza

“La Sapienza nasce con l’innocenza”, Maria, 82 primavere.

C’è una volta… 

Nel bosco inoltrato, affacciato alla vallata, imponente si erge una Quercia secolare. È maestosa. Solenne. La sua presenza suscita immenso stupore e lascia il bosco avvolto nell’incanto. La Quercia ne è il cuore pulsante, il respiro della Terra. Rivelatrice della bellezza della natura e della vita di ogni creatura in ogni suo apparire. 

“Io sono”, sembra dire la Quercia.

L’essenza della Sapienza in sé insita è salda, al contempo si ispira allo spirito del “panta rei” in un divenire cosmico dove terra, acqua, fuoco e aria si congiungono, si interscambiano e si distaccano sotto la forza dell’amore e dell’odio guidati dal grande Intelletto, nel quale tutto “è”.

Possente e grandiosa la Quercia è tutt’uno con i suoi molteplici rami che, come sentieri tortuosi, si estendono tutt’intorno fino ad arrivare al cielo e ad abbracciare la pianura circostante.

Mossi dal vento e privi di foglie per il rigido inverno, i rami aspettano che le foglie verdi infoltiscano il tronco, fedele al ciclo delle stagioni. Intanto, indomiti e incuranti, ognuno di essi delinea ramificazioni, intrecci e percorsi espandendosi dal fusto sempre più in alto e allargandosi al mondo.  Essi contengono l’arcano. Ciascuno dei rami custodisce le verità del mistero della vita: dolore e amore, gioia e paura, bellezza e cattiveria. 

Il fruscìo dei rami rappresenta il suono di queste rivelazioni: parlate, cantate, svelate ai cuori impavidi. Un chiacchiericcio incredibile trasportato dall’alito del vento, che solo un udito puro può sentire, quello di chi contempla la natura con sensibilità e con l’accoglienza del più primordiale dogma: la Pachamama è la regina e l’Universo il suo re. 

Temibile è il Gigante dell’Ottusità che miete distruzione e buio, come un buco nero vorace, come una muraglia alta e insormontabile; è la sordità degli uomini asserviti al potere, al denaro, all’intolleranza che rende grigi i fiumi, imbevibile l’acqua, inconcimabile il terreno e disuguali le mani.

A passeggio nel bosco vi è una fanciulla, alla scoperta delle meraviglie non visibili a occhio umano. Con passo leggiadro cammina tra gli alberi, tra piante, cespugli e fiori, ne osserva le forme ed i colori. Sente il profumo e raccoglie le spezie. Ha con sé un cesto di vimini. E’ la Fata Corvina dai capelli allegri, ricciuti e neri, dalla pelle mora per il bacio del Sole e dal sorriso aperto alla vita, come un raggio luminoso, anche se di chi ha attraversato il pianto. Charal è il suo nome, perché forte, valente, ardita ma anche libera e sovrana della natura e della vita; vestita coi colori dell’arcobaleno. È minuta, curiosa e incantevole. La sua voce, come un usignolo, libera un canto che è un dono per chi ode e i suoi passi diventano danza e la sua danza è un movimento fluttuoso. 

Con lei, poco distante, il compagno della vita in un duo meraviglioso: interi che formano un uno, incontratisi nella virtù della consapevolezza. 

L’Albero sacro sente il canto melodioso e palpita; il tronco insieme con le radici sussulta ed emana una energia potente che si dirama come onde a cerchi concentrici fino al nucleo della Terra e investe tutti gli elementi della Natura. Sono connessi. Tutto vibra, anche il più minuscolo organismo vivente. Ogni particella viene rinnovata da questa sorgente di vita.

Come una eco arriva il canto. I rami della Quercia iniziano a danzare. È una danza antica, come quella di Charal. Si muovono in sincronia. In loro vi è la saggezza degli antenati, della primordiale abiogenesi che contiene in sé la Verità assoluta dell’arcano miracolo della vita, unitamente al sapere inesplorato dell’animo umano.

Accompagnati dalla voce, i rami parlanti vengono sospinti dal vento e, ispirati dalla melodia, fremono di gioia e prendono tonalità. Assorbono nuovo vigore. È ossigeno. È l’origine. È il respiro. Il battito dell’energia seguendo il movimento ondulatorio dal cuore della Terra ritorna alla Quercia e ne potenzia l’Essenza.

La Fata Corvina sente il richiamo dei rami parlanti; si pone di fronte alla Quercia e ne riconosce la Sacralità. L’una dinanzi all’altra si contemplano. Lei lo sa. L’Albero della Sapienza ha radici profonde che arrivano alla Pachamama. Chiude gli occhi dinanzi a tale grandiosità. “Sente” le verità custodite nei suoi rami. Respira e le fa sue. Poi pensa: “Io sono”. 

Comunicano, in silenzio, nel soffio del vento. I rami riconoscono la purezza di un cuore disponibile e tramandano la loro forza, ciò che è celato all’iniqua umanità. La Fata Corvina spalanca le braccia e accoglie. Si sente scuotere, quasi schiaffeggiare ma la potenza che riceve non fa male. Riceve il dono della conoscenza e ne è grata, profondamente grata. Lei stessa ha attraversato incomprensioni, conflitti, incertezze e ha trasformato il dolore in amore e la fatica in gioia. La fanciulla diviene Crona. Si fa tutt’una con la sua progenie in un abbraccio ancestrale.

È primavera. In cuor suo sussurra: “Che viaggio… nelle viscere, nell’anima. Per esprimere un’unica verità: “Essere”. 

(L’Albero ha scelto a chi donare se stesso, in attesa di un’altra creatura illuminata che possa dare un raggio di bellezza e di verità al mondo). 


Paola Di Girolamo