Volete confrontare i vostri esperimenti artistici di quando eravate piccoli con le opere “infantili” di un grande pittore, per vedere se avete le qualità e la sensibilità per diventare anche voi un artista di successo? Andate, se potete, a vedere la mostra “Eiapopeia. L’infanzia nell’opera di Paul Klee“, ospitata fino all’11 settembre 2011 ad Aosta, presso il Museo Archeologico Regionale. Qui sono esposte 120 opere del famoso artista svizzero/tedesco, dai primi disegni fatti a quattro anni, alle marionette costruite per il figlio Feliz, ai lavori della maturità. Eiapopeia, la prima parola nel titolo della mostra, significa ninna-nanna in tedesco ma è anche un bella parola il cui suono basta a liberare l’immaginazione e lo slancio creativo.

Per capire quanto Klee considerava importante l’infanzia  basti citare una sua frase: “I signori critici –scriveva– dicono spesso che i miei quadri assomigliano agli scarabocchi dei bambini. Potesse essere davvero così! I quadri che mio figlio Felix ha dipinto sono migliori dei miei”. Fondamentalmente, il segno dell’infanzia consente di andare oltre ogni forma di convenzione culturale per giungere a uno dei concetti base della sua ricerca: “L’arte non ripete le cose visibili, ma rende visibile”.

Infine, ci sono tre buone ragioni per andare a vedere la mostra: molte opere sono una rarità (mai esposte in Italia); lo stesso Klee, che ritrovò nel 1902 nel solaio della casa di famiglia a Berna le sue opere eseguite tra i tre e i dieci anni, le giudicò come “la cosa più significativa fatta fino a quel momento” (era nato nel 1879 a Münchenbuchsee); ad Aosta, in questi giorni di afa bollente, si sta sicuramente più  freschi.