Qualche giorno fa ero in stazione e la mia attenzione si è fermata su una ragazza con un dogo argentino che aveva indosso un cappottino di lana. Dato che i cani sono come una calamita per me, mi sono seduta a fianco a loro e abbiamo iniziato a chiacchierare (sì, anche con il cane). Dopo un po’ la ragazza mi racconta: “prima tremava, oggi fa molto freddo così mi sono tolta la sciarpa e le ho fatto questo cappottino, vedi? È legato con delle forcine per i capelli”. Io non me ne ero neanche accorta che quel cappotto fosse una sciarpa, non avevo neanche notato le forcine, ma per me quel gesto è l’essenza del rapporto che si instaura con il proprio cane: reciproca protezione e devozione.

Un rapporto di protezione talmente speciale che molti non sanno cogliere. Woody, il libro di Federico Baccomo edito da Giunti lo fa, lo racconta con ironia e originalità.

Woody, quasi tre anni, razza basenejii. Com’è possibile che un cane abbia tutte queste informazioni? Perché semplicemente ascolta la sua padrona parlare di lui. Woody non è il semplice protagonista del libro di Federico Baccomo edito da Giunti, Woody è la voce narrante che in modo sintetico, semplice, quasi telegrafico comunica con i lettori e racconta la sua storia.

Woody vive con la sua Padrona di 22 anni, le sue giornate passano tranquille tra i giochi e le passeggiate. Ma la storia che Woody racconta non inizia con lui nel salotto di casa, anzi Woody è in una fredda gabbia di un canile e vorrebbe abbaiare forte, ma ha capito che se lo fa arriva un grosso signore con un ombrello a picchiarlo. Ma perché Woody è finito in gabbia? Attraverso un racconto a ritroso il cane cerca di ricostruire le settimane antecedenti il brutto episodio e così Woody capisce di trovarsi in gabbia per aver difeso la padroncina da un tentativo di violenza. Woody lo ha capito e rifarebbe anche mille volte quello che ha fatto, ma gli altri esseri umani semplificano la vicenda: Woody ha morso forte, Woody merita la gabbia e i maltrattamenti.

Il libro di Federico Baccomo è dinamico, mai noioso anche grazie alla particolare voce narrante. Originale la prospettiva che il cane si faccia mille domande per cercare di interpretare la difficile lingua degli esseri umani e per comprendere le situazioni in cui volente o nolente si ritrova e credo che chi ha la fortuna di vivere con un cane non possa far altro che sposare questa visione dell’autore. Belli i disegni di Alessandro Sanna soprattutto per la scelta cromatica: bianco, nero e arancio, il colore del basenjii, disegni che sembra vadano di pari passo con lo stile sintetico ma pregnante del linguaggio di Woody.

Un cane non sceglie la sua vita. Vi si trova catapultato, cerca di comprenderla, vive tutto come un gioco, spesso ignora quello che gli umani sanno prima di lui, a volte invece – e questa è la sua grande capacità – riesce a percepire anche meglio di un essere umano e in anticipo quello che gli sta attorno perché è sempre attento e osserva tutto. Vive secondo i ritmi del padrone, spesso perennemente in attesa di una carezza, di un arrivo, di un ritorno, di una triste partenza o di un po’ di felicità libero di scorazzare in un prato senza guinzaglio, perché in fondo un cane chiede poco e spesso sono gli essere umani a pretendere troppo da lui. Un cane nasce così, con una profonda capacità e volontà di dare affetto e di riceverne a sua volta e se diventa aggressivo, parliamoci chiaramente non è mai colpa sua e c’è sempre un motivo dietro a ogni suo comportamento e Woody ce lo ha spiegato a modo suo, raccontandocelo.