È l’estate 1962 siamo a Jackson, Mississipi. Qui le donne frequentano l’università, ma l’abbandonano appena arriva un principe azzurro che le sposa. Le donne nere, invece, sono destinate ad andare a servizio da quelle stesse donne bianche che nel frattempo hanno messo su famiglia. Non si occupano solo della casa, ma dei bambini delle signore bianche, bambini che un giorno cresceranno e saranno anche loro padroni di quelle stesse donne nere che li hanno cresciuti amorevolmente. A Jackson, Mississipi, nel 1962 i neri vivono nel proprio quartiere, non hanno accesso alle biblioteche e ai supermercati dei bianchi, né tanto meno agli ospedali e per nessuna ragione al mondo possono usare lo stesso bagno delle famiglie bianche a cui prestano servizio.
È l’estate del  1963 e Martin Luther King marcia verso Washington insieme a una folla di bianchi e neri perché ha un sogno: abbattere qualsiasi tipo di pregiudizio etnico.

Ritorniamo a Jackson, Mississipi. Una donna nera di nome Aibleen, unisce le proprie forze, insieme a un’aspirante giornalista bianca, Skeeter (una delle poche donne di Jackson a non essere sposata, ma ad essere laureata in giornalismo) e ad altre donne di servizio, tra cui la ribelle Minny, per cercare di cambiare le cose. Come? Attraverso i propri racconti, attraverso il racconto di cosa vuol dire per una donna nera essere a servizio di una donna bianca e crescerle i figli. Non raccontano solo storie brutte queste donne, no, ce ne sono anche di belle e questi racconti vengono raccolti in un libro, The Help.
È l’estate del 1964, a Jackson, Mississipi il libro risulta esaurito, in biblioteca c’è una lunga lista d’attesa per cui il testo  deve essere ristampato. Ci vuole poco a capire che quei racconti anonimi parlano della cittadina del Mississipi, ci vuole poco a identificare le domestiche che hanno raccontato le loro esperienze. Aibleen viene licenziata, ma in quella stessa estate il vento della libertà inizia a soffiare.

«Non era questo lo scopo del libro? Far capire alle donne: ‘Siamo semplicemente due persone, e non sono molte le cose che ci separano. Molte meno di quante pensi’» è l’autrice stessa,  Kathryn Stockett, a spiegare attraverso le parole dei suoi personaggi, non così immaginari, il significato del suo libro, The Help, un testo piuttosto autobiografico dato che l’autrice trae spunto dalla storia della sua famiglia e della sua domestica. The Help è stato pubblicato nel 2009 ed è diventato presto anche un film, piuttosto fedele alla carta.

Personalmente mi ha conquistata, è un libro che racconta di donne e  lo fa attraverso voci femminili. Parla di emancipazione attraverso la figura di Sketeer e di Minny che sul finale trova il coraggio di lasciare un marito un po’ troppo violento.  È  un libro che parla di speranza, la questione razziale, la volontà di superare quel confine di regole ferree e indiscutibili di una società bigotta e conformista che esclude gli uomini e le donne di colore da tutto. Il coraggio di raccontare la frustrazione nel vedersi negati dei diritti, nella speranza di cambiare le cose. The Help è un testo che coglie appieno un concetto fondamentale: che le cose possono essere cambiate e la rivoluzione può partire solo dalla cultura, rappresentata in questo caso dall’oggetto libro che viene scritto da Skeeter e da tutte le altre donne di colore. È un libro che ha un bel peso, affronta tematiche importanti, ma lo fa con grazia e ironia e per questo si lascia leggere con trasporto.