Se avete un amico a quattro zampe vi sarete sicuramente chiesti cosa pensa e cosa ci sia in quella splendida testolina. Io lo faccio tutti i giorni guardando il mio cane e lo ha fatto anche Luis Sepúlveda con il suo Mix. Con Storia di un gatto e del topo che diventò suo amico lo scrittore cileno dà voce al silenzio del suo amico a quattro zampe per rispondere a quella domanda che spesso gli ha rivolto e a cui, per ovvi motivi, Mix non ha mai risposto: “a che pensi?”.

Già, cosa pensa Mix? Il gatto dal profilo greco è cresciuto a Monaco di Baviera insieme al suo inseparabile padrone Max, anzi amico, dato che, come dice lo stesso Sepúlveda, “non è giusto che una persona sia padrona di un’altra”. Mix è un po’ più solo, l’età si è fatta sentire e ha perso la vista, in più Max è costretto a stare spesso fuori casa per il lavoro. Per sua fortuna arriva un topo, all’inizio uno qualsiasi, uno di quei roditori senza nome, ladro di cereali buonissimi. Una volta incontrato Mix, il piccolo topo avrà anche un nome, Mex e diventerà l’inseparabile nuovo amico del gatto. Tra i due si istaura un legame forte, di complicità, tanto che gli occhi di Mex diventeranno quelli di Mix. Sarà il topo ad affacciarsi ogni giorno alla finestra per descrivere al vecchio gatto cosa c’è fuori e sarà lui con i suoi occhi a riportarlo sui tetti e a fargli conquistare una nuova gioventù.

Un’altra storia di amicizia tra animali differenti. Già, perché anche un gatto e un topo possono diventare amici e questa magia Sepúlveda sa raccontarla bene.
Un rapporto stretto tra un essere umano e il suo amico a quattro zampe, due veri amici perché “si prendono sempre cura l’uno dell’altro” e soprattutto, mai come in questo caso riescono ad interpretare i loro silenzi. Se avete un amico a quattro zampe sapete bene che non è poi così difficile capirli quando vi chiedono qualcosa o hanno bisogno di voi, semplicemente perché gli siete vicini e prendendovi cura l’uno dell’altro imparate a conoscerli e a interpretare ogni richiesta. Quello che penso del mio cane è che non gli serve la parola, riesco benissimo a capire quello di cui ha bisogno.

In 78 pagine Sepúlveda riesce nel suo intento: dare voce al pensiero del suo gatto a parlare ed agire come farebbe anche lui e a raccontare una bizzarra ma vera amicizia tra due esseri viventi che nell’immaginario comune sono visti come acerrimi nemici.
Il libro è un vero gioiellino, una vera poesia, come si dice, “breve ma intensa”. In quelle poche pagine riesce a dir tutto, un po’ come il semplice e fugace sguardo del nostro amico a quattro zampe: essenziale, ma comunicativo.