«Oh, boy! Che libro» è quello che probabilmente avrebbe detto Barthélemy leggendo il testo di cui è protagonista ed è esattamente ciò che ho pensato anche io una volta chiuso il libro.
Oh, boy! di Marie-Aude Murail, sì, ancora una volta lei. Per fortuna o purtroppo per voi ho scoperto questa autrice, dunque ne parlerò spesso.
Oh, boy! è un libro che parla delle sfortunate vicende di tre orfani. Edito da Giunti editore, quando ho letto la trama, i Morlevent mi avevano tanto ricordato i fratelli Baudlaire protagonisti di Una serie di sfortunati eventi, due ragazze e un ragazzo e una serie di“sfortunati eventi”, appunto. Nonostante questo i due libri sono completamente diversi per quanto riguarda la storia, non di certo per la sottile e pungente ironia che vi è dietro.

Gli eventi che colpiscono Siméon, Morgane e Venise Morlevent, rispettivamente 14, 15 e 5 anni sono davvero tragici. I tre si ritrovano soli in un orfanotrofio, la loro madre è morta e il padre li ha abbandonati e non si conosce assolutamente la sua sorte. Siméon è un ragazzo davvero speciale è superdotato e all’età di 14 anni sta già per prendere la maturità. Morgane si avvia sulla sua stessa strada eppure sembra che nessuno si accorga della sua esistenza, mentre Venise è una vera e propria bambolina, “la bambina che tutti sognano”. Obiettivo dei tre fratelli è quello di non separarsi, “I Morlevent o la morte” è il loro motto. A poter prendere in tutela i tre sono i due fratellastri maggiori Josiane, la quale desidera ardentemente la piccola Venise, ma non di certo gli altri due e Bart, un vero e proprio irresponsabile. Josiane e Bart si detestano e iniziano una piccola battaglia per ottenere la custodia. Sui tre orfani si abbatte una catastrofe, Siméon si ammala di leucemia ed è proprio a partire da lì che cambia tutto.

Vi sembrerà una vera tragedia quella che ho descritto eppure io ho riso e non perché sono cinica, ma perché il libro fa ridere. Ancora una volta Marie-Aude Murail mi ricorda Dickens. Il riso amaro, l’ironia pungente, la capacità di costruire dei personaggi pittoreschi che rappresentano delle piacevoli caricature dei nostri giorni: sono tanti i tratti in comune tra il gigante della letteratura inglese e Aude-Murail.
Il personaggio bizzarro, sbadato, menefreghista di Bart è meraviglioso. È un fannullone, ama divertirsi, non gli è mai importato nulla di nessuno, eppure aiuta una vicina maltrattata dal marito e non appena Siméon viene ricoverato a causa della leucemia se ne prende cura, nonostante svenga alla vista di un po’ di sangue. È tutti i giorni con lui, gli porta i compiti perché l’obiettivo del fratello è quello di prendere la maturità. Certo sembra Siméon il fratello maggiore, quello che gli dà i consigli su come comportarsi eppure Bart cresce insieme a lui e impara cosa vuol dire voler bene a qualcuno. Con Barthélemy i tre orfani si divertono, imparano ad amarlo eppure Josiane ha un’ottima arma dalla sua, Bart è gay e nessun giudice gli affiderebbe dei ragazzi. Un libro che parla anche di questo, di pregiudizi, “Non mi daranno i bambini se non sembro uno normale. Come suo marito. Lui è normale, io no” è quello che Bart dice alla sua vicina chiedendole di fingere di essere la sua fidanzata. I tre orfani però più volte dichiarano di preferire lui, ma “i bambini non possono risolvere tutto perché, bé, sta ai grandi decidere” dunque alla fine il lettore scoprirà che “a volte va così”.

Parlare di temi importanti come l’adozione, l’omosessualità, la malattia e farlo con ironia è un modo intelligente ed efficace per arrivare alla mente del lettore.
Divertente, stravagante, sarcastico e a tratti irriverente. Mi permetto di darvi un consiglio, leggetelo!