Ops I did it again! Ci sono ricascata ed eccomi di nuovo con in mano un libro di Marie-Aude Murail. Ma come resistere al suo richiamo quando si entra in una libreria? La vittima, questa volta è “Nodi al pettine” e non escludo che ce ne siano altre in futuro.
Edito come sempre da Giunti Editore, per la collana Extra, questo libro di Marie Aude Murail è una ventata di libertà ad ogni pagina sfogliata.

Protagonista è Louis, un ragazzo di 14 anni che per esigenze scolastiche inizia uno stage e su suggerimento della nonna lo fa in un salone di acconciature gestito dalla signora Maïte, una donna forte ma bloccata sulla sedia a rotelle. Il salone di acconciatore è un posto ben diverso dall’ambiente che Louis frequenta: il papà è un medico e ha grandi aspirazioni per il suo primogenito. Aspirazioni che però cozzano non solo con la nuova vita professionale del giovane, ma anche con i suoi sogni che pian piano prendono la forma di una forbice e di una spazzola. Louis è sicuro, da grande vuole fare il parrucchiere, ecco perché anche quando lo stage finisce inventa mille scuse e bugie per poter continuare a lavorare con la signora Maïte. Nel salone ci sono anche Fifi, un bizzarro e simpatico parrucchiere gay, Clare una ragazza vittima di un fidanzato violento e Garance l’apprendista un po’ svogliata.

Nello scontro finale tra un padre che impone i suoi sogni a un figlio un po’ ribelle è racchiusa la chiave di un libro che ha come tematica principale la libertà di scelta. Puoi vivere e crescere in un determinato ambiente, ma non è detto che tu non possa scegliere una diversa strada, anche se hai 14 anni. Il coraggio e la volontà fin da giovani di portare avanti i propri sogni anche quando chi ti vuole bene non ti è vicino.

Non manca anche questa volta l’ironia e la capacità caricaturale nella creazione dei personaggi, tipiche dell’autrice francese che tanto amo. Ancora una volta si parla di diversità: di caratteri, di culture, di prospettive future, ma anche di indipendenza. Louis sceglie da solo e l’esperienza al salone per lui è quello che dovrebbe essere un vero stage per un giovane: indipendenza, prospettiva di crescita, ma soprattutto la capacità di sperimentare per poter scegliere cosa si vuole diventare da grandi e quindi un’esperienza di libertà.