Nica è una timida adolescente della Capitale. Vive in una città grande e caotica, con dei genitori un tantino assenti e una compagnia di amici tutta facebook e scuola. È esattamente in quella fase della vita in cui si passa dall’infanzia all’adolescenza, con tutto ciò che comporta, il primo amore, i vestitini un po’ più alla moda e le bambole nel cassetto. Vive in una realtà frenetica, dove stress e corsa contro il tempo sono all’ordine del giorno, tanto che “Nica comincia a pensare che essere adulti vuol dire correre da una parte all’altra, e non accorgersi di niente”.

Per fortuna, finita la scuola, la ragazza parte insieme alla nonna Nanà per Fiuggi. È lì che il tempo si ferma, ed è proprio a Fiuggi che Nica conosce Nonna Lalla, un’anziana contadina che vive ancorata alle tradizioni di un passato lontano, che “trascorre le sue giornate nella bella casetta adiacente al bosco […], sola con i suoi animali”. Attraverso un passaggio di consegne fra vecchio e nuovo, Nica riscopre se stessa, il valore del contatto umano, della natura e dell’amore, in una realtà vicina e distante allo stesso tempo, ma viva nonostante conservi il sapore dell’antico.

Nica e la radice del cedro scritta da Mario Ascione è una storia che, come dice lo steso autore, “di fantastico ha soltanto la vita, semplice e ordinaria, la vita che scorre e passa, eppure mette radici”. Lo scambio di doni tra Nonna Lalla e Nica, non è soltanto un incontro tra vecchio e nuovo, ma è un vero e proprio passaggio di consegne, di valori. Il libro, pubblicato da Graus editore, è un po’ nostalgico. Attraverso le parole di uno scoiattolo, che osserva le vicende, tanto che ne è lo stesso narratore, traspare un certo rimpianto per una realtà perduta e un po’ di astio nei confronti di un cambiamento che avanza. È un libro totalmente al femminile, non vi sono personaggi maschili, a parte lo scoiattolo, così l’autore dimostra un grande rispetto per la donna che “racchiude sempre dei misteri”, dunque vale la pena svelarli.

In Nica e la radice del cedro il passaggio di consegne diventa la metafora di un antico modo di vivere che cerca di mettere radici in quello moderno. “Il vecchio sopravvive al nuovo o meglio non c’è nuovo e vecchio in contrasto” così, il tempo che fu, guadagna l’eternità e i giovani diventano davvero l’unica speranza.

Nota dolente è forse la troppa voglia, da parte dell’autore, di lasciarsi andare a riflessioni, le ampie digressioni fanno perdere un po’ il filo della narrazione e della storia. Altra pecca è il parlare troppo per contrasti. Lo stesso autore afferma che siamo abituati a ragionare per categorie e il contrasto tra città e campagna, tra vecchio modo di vivere e nuovo che vuole emergere, è troppo forte e netto e sembra proprio che ci sia una chiara preferenza per il vecchio rispetto al nuovo.

Per fortuna poi si arriva a intravedere la “sfumatura” e così, nell’incontro tra Nica e Lalla ritroviamo l’equilibrio. La ragazza sembra superare la timidezza e far suo un gran bell’insegnamento dell’anziana: “credimi la paura è il punto di partenza che mette in moto i miracoli più grandi. Senza questo sentimento non si accettano le sfide e non si compiono i cambiamenti” ed è forse questo il più bel lascito che il vecchio può donare al nuovo.