Lo dico subito, “Molto forte, incredibilmente vicino” non è un gran film. Poteva esserlo, gli ingredienti non mancavano certamente (grande cast, bella storia, buon regista e un bambino come protagonista eccezionalmente bravo), ma non lo è.

Però è uno rari film che parla in maniera intima dell’11 settembre, attraverso lo sguardo di varie persone che hanno vissuto in maniera differente quest’immane tragedia. Il bambino è la nostra cinepresa, colui che ci fa vedere e vivere queste differenti realtà aggiungendo a queste realtà la propria.

E non vi nascondo che ci sono dei momenti veramente commoventi in questa pellicola, pur essendo a tratti noiosa ed eccessivamente lunga. Questa è una delle cose che mi fanno amare il cinema. Anche di fronte ad un’opera piena di difetti ci si può emozionare…

Sono gli attori i veri artefici dei momenti più belli, attraverso sguardi, parole dette e non dette, gesti, urla, sorrisi, lacrime. In particolare, il bambino, Thomas Horn, regge quasi da solo gran parte della storia aiutato da un’intensa Sandra Bullock, da un carismatico Max Von Sydow e da un dolcissimo Tom Hanks. In alcuni momenti sembra che il film stia per salire di qualità ed invece ritorna ad essere una pellicola come tante altre… tante altre per modo di dire. Perché il dolore che si percepisce in tutta questa storia non è come quello di un mal di denti o un mal di testa; è un dolore viscerale, potente, che non si dimentica… mai. Ed in questo il cinema è maestro di vita: nell’essere memoria storica sempre e per sempre, contro tutti quelli che negheranno l’evidenza dei fatti.

Come la storia ed insieme alla storia.

Giudizio complessivo: 6.5