La quarta puntata della nostra storia. Buona lettura!

Il formicaio cresceva, cresceva e diventava sempre più alto: una solida colonna di terra impastata che svettava verso il cielo. Le formiche costruivano sempre nuovi piani sulla cima, mentre altre allargavano la base d’appoggio per rendere stabile l’intera struttura e tutto procedeva ordinatamente. La chiamavano La Torre. Ogni formica Sestigliera, ogni Sestiglia, ogni Manipolo, ogni Squadra, ogni Reparto, ogni Plotone, ogni Coorte, ogni Legione, ogni Battaglione, ogni Divisione, ogni Esercito di ogni Armata faceva riferimento alla sua Regina e non c’era pericolo di confusione.

Correvano trafelati il grosso cinghiale e la sua famigliola inseguiti da un branco di famelici cani dietro i quali dei cavalieri armati di lance li incitavano alla caccia. Giunti al limitare del bosco, scorsero in mezzo alla radura un bel laghetto con al centro un isolotto coperto di alberi e cespugli. Senza un attimo d’incertezza i cinghiali si diressero verso la riva e si gettarono nell’acqua, nuotarono vigorosamente fino all’isolotto e si nascosero tra il folto dei cespugli. Dopo pochi minuti sopraggiunsero i cani che si arrestarono sulla riva dove finivano le tracce dei cinghiali.

Dopo aver annusato tutto intorno senza ritrovare la traccia, il capo del branco si mise a correre lungo la sponda del laghetto e, seguito dagli altri cani e dai cavalieri, che nel frattempo erano sopraggiunti, rientrò nel bosco. Trascorso un po’ di tempo e rassicurati dall’assenza di latrati e di grida, i cinghiali esplorarono l’isolotto alla ricerca di radici e bacche da mangiare. Sulla loro strada incontrarono il formicaio, lo investirono in pieno con la loro massa muscolosa facendo franare la struttura di fango, calpestarono i nidi di formiche e sfondarono le gallerie con gli unghioni e scavarono e rivoltarono il terreno arandolo con il muso e le potenti zanne.

Dopo aver disperso le formiche e devastato il formicaio, la famigliola riattraversò a nuoto il laghetto e sparì nel bosco. La confusione era indescrivibile. La Torre era distrutta, le gallerie schiacciate, le stanze scoperchiate, le riserve di cibo perdute, gli allevamenti di afidi spariti, ma quello che era più grave era lo scompaginamento delle armate, il mescolamento degli eserciti, la frantumazione delle strutture direttive e organizzative, la dispersione delle formiche. Persi tutti i contatti tra le Sestiglie e tra i membri della stessa Sestiglia, le formiche si ritrovarono vicine a formiche sconosciute, appartenenti ad altre Legioni, facenti capo a Divisioni diverse, dipendenti ad un’altra Regina e non sapevano cosa fare, dove andare, a chi rivolgersi, quali ordini eseguire. Insomma, un caos pazzesco!

Le regine – quelle sopravvissute – cercarono di prendere il controllo delle situazione ordinando alle formiche che si trovavano vicino di seguirle e si disposero intorno al formicaio, ciascuna chiamando a gran voce le proprie armate. Ma c’era poco da chiamare, perché le armate erano tutte scompigliate. Piano piano le formiche andarono radunandosi intorno alla regina più vicina, anche se non era la loro regina originaria, e cercarono di organizzarsi in una nuova struttura, adattandosi a riempire i vuoti e assumendo le funzioni che restavano libere. Poi ogni regina, seguita dalle formiche che si erano trovate intorno a lei, si allontanò dal posto dove fino a poco prima c’era stata la Torre e andò a costruirsi un nuovo formicaio più lontano. Solo la Regina Eva I non volle allontanarsi di lì e coordinò gli sforzi per scavare tra le macerie alla ricerca di eventuali superstiti e per ricostruire nello stesso posto il suo formicaio.

Come il Diluvio, anche la distruzione della Torre entrò a far parte della memoria delle Formiche Parlanti ed è stata tramandata di generazione in generazione fino ai nostri giorni.

Continua…

Le puntate precedenti:

  1. C’era una volta un formicaio
  2. La prima cosa che fecero le formiche volanti
  3. La pioggia cadeva fitta fitta
  4. Per scongiurare l’orrore di un nuovo diluvio