Vi è piaciuto l’articolo su Facebook? Allora Il Macaone vi racconta cosa c’era prima di Facebook, quando i social network non erano ancora così popolari.

La storia ha inizio nel 1997, quando va in rete Six Degrees, il primo sito di social network, il cui nome rimanda alla teoria dei sei gradi di separazione, elaborata dallo psicologo americano Stanley Milgram negli anni ’60, e ritornata sotto le luci dei riflettori nel 1993 per aver dato il titolo a un film con protagonista Will Smith. L’idea è semplice: l’utente crea un proprio profilo e costruisce una lista di amici, poi può navigare le liste dei propri amici, fino al sesto grado. In realtà, già molti siti consentivano ai propri utenti di creare profili personali e di costruire liste di amici, ma Six Degrees fu il primo a proporre entrambi in una stessa piattaforma. Gli ingredienti del successo di Facebook c’erano dunque già tutti, ma Six Degrees non riuscì a decollare e chiuse i battenti nel 2000, quattro anni prima della nascita di Facebook: perché?

L’opinione più accreditata è che Six Degrees fosse semplicemente in anticipo sui tempi: l’uso internet non era ancora così diffuso, tenersi in contatto con i propri amici del mondo reale attraverso un sito di social network era difficile, se non impossibile, e anche la possibilità di entrare in contatto con degli estranei era limitata dallo scarso numero di iscritti alla piattaforma.

Ancora pochi anni, però, e lo scenario cambia: internet si diffonde a macchia d’olio, ed ecco che nel 2002 nasce il primo sito di social network davvero di successo, Friendster. L’idea di fondo è che gli amici di amici sono probabilmente persone con le quali potremo andare d’accordo, uscire per un appuntamento e magari fidanzarci. Molti utenti, tuttavia, cominciarono ad iscriversi a Friendster pur non essendo alla ricerca di un’anima gemella, a partire da cantanti e band musicali, i cui profili attirarono un gran numero di fans: dalla ricerca di partner, l’uso principale di Friendster cambiò nella condivisione di gusti ed esperienze musicali fra gli artisti e i loro seguaci più appassionati, e gi utenti divennero milioni.

Una fortuna, direte voi. Il management di Friendster, però non la pensò così, e decise di opporsi a questo cambiamento nelle finalità di utilizzo del sito, cominciando a cancellare tutti i falsi profili aperti da musicisti e gruppi e dalle comunità di fans.

Il disappunto di questi ultimi fu grande, e la gran parte degli iscritti abbandonò rapidamente Friendster, per trasferirsi in massa su MySpace, il primo social network a consentire l’iscrizione di minorenni, creato nel 2004 e fino a tre anni e mezzo fa, prima del sorpasso da parte di Facebook, quello più diffuso al mondo. Proprio gli utenti più giovani decretarono il momentaneo successo della piattaforma, alimentato, per paradosso, da un errore di programmazione: a causa di un bug (errore di programmazione), era possibile personalizzare l’aspetto della propria pagina personale, rendendola unica, e inserire frammenti video e audio negli spazi previsti per inserire elementi di testo. Le pagine di MySpace finirono ben presto per somigliare ai diari degli adolescenti, una diversa dalle altre, piene di immagini di star dello spettacolo, di foto personali, di pensieri appuntati e di commenti degli amici.

Sempre nel 2004 nasce Facebook, ma questa è già storia. A differenza dei suoi predecessori, Facebook non serve a un solo scopo (ad esempio a organizzare appuntamenti, come nel caso di Friendster), e non è neppure incentrato su uno specifico interesse (come la musica per MySpace), ma, come recita la home page, a mantenere i contatti con le persone importanti della propria vita.

I numeri di Facebook ci dicono che, superati gli 800 milioni di utenti nel mondo, il traguardo di un miliardo di iscritti è vicino. In Italia, gli utenti sono oltre 20 milioni: circa un italiano su tre ha un profilo Facebook. Resistono a questa inarrestabile diffusione alcune aree geografiche, che per misteriosi motivi continuano a preferire social network locali: in Cina spopola QZone, in Corea del Sud Cyworld, in Russia VKontakte, in India e in Brasile Orkut, di proprietà di Google; quest’ultima, da qualche mese, ha lanciato Google+, il primo tentativo di sfidare Facebook sul suo stesso terreno, mentre la crescita dei numeri di Twitter a livello sia mondiale che italiano, per le specifiche modalità di funzionamento, non sembra in grado di insidiare il primato della creatura di Mark Zuckerberg.

Per non sbagliare, intanto, Il Macaone è sia su Facebook che su Twitter.