Cifiafaofo, qufuefestofo èfe ufun afartificofolo sufull’afalbefetofo fafarfafallifinofo.

No, non mi si è criccata la tastiera sulla f. Ho solo scritto “Ciao, questo è un articolo sull’alfabeto farfallino”, ovviamente in alfabeto farfallino. In realtà non è esattamente un alfabeto, ma un gioco linguistico, una crittografia, ovvero un modo per nascondere il significato di frasi giocando con la forma delle parole.

Il nome, ovviamente, è dato dalla somiglianza del suono “farfalla” col prodotto di questo codice segreto. Vi lascio immaginare quindi come sia l’alfabeto serpentino. L’alfabeto farfallino in sé è abbastanza elementare, basta, dopo ogni vocale, aggiungere una effe e ripetere la vocale, lungo tutta la frase. Benché semplice, è utilizzato da tutti i ragazzini dalle elementari alle medie, e ricordato con nostalgia dalle loro mamme che lo utilizzavano a loro volta a scuola per non farsi capire dai maschi (provate a chiedere). Facile sì, da leggere, ma provate a sentire una bambina che parla a velocità naturale con tutte quelle effe, non è immediato capire cosa vi sta dicendo. Rientra in quella miriade di linguaggi segreti che tutti i più piccoli inventano ed usano per non farsi capire dai grandi, e ce ne sono un’infinita varietà, più semplici e più complessi, e in tutte le lingue.

In Francia, dove amano molto questo tipo di giochi (anche se i maestri assoluti dei giochi di parole e di enigmistica sono gli italiani, che ogni settimana, specie d’estate, comprano tonnellate di riviste sull’argomento) a parte l’argot, c’è il largonij, il loucherbem, il verlan, mentre gli inglesi usano il “pig latin”, che si ottiene spostando l’inizio di ogni sillaba alla fine della parola, aggiungendo “ay”. Nei paesi di lingua spagnola c’è l’idioma de la pe o jeringonza (rispettivamente “lingua della p” o “gergo”), in cui si aggiunge una p. Lo jeringonza è particolarmente popolare in Sudamerica. Ma le varianti possono essere infinite in ogni lingua e ogni gruppo di gioco: quasi sempre l’incomprensibilità di ciò che viene detto non è dovuta al “togliere” elementi importanti, ma all’aggiungere una quantità di suoni, sillabe, che disturbano la comprensione. Ognuno può inventare, d’accordo con i propri amici, il proprio alfabeto segreto, concordando le regole e allenandosi a pronunciarle e scriverle correttamente e in fretta.

Per molti versi il sistema è lo stesso della crittografia usata, anche per velocizzare la scrittura sugli sms, delle sostituzioni per suono: k per ch (“kiamami!”), 2U, 4U (to you, for you), fino al nome della band U2 o alle pompe di benzina Q8 (Kwait). Su Internet c’è veramente poco sull’argomento, tutti spiegano di cosa si tratta, citando wikipedia, qualcuno butta lì una discussione, ma l’origine e la diffusione si perde nella tradizione orale, tramandata cioè per passaparola, forse proprio perché si tratta di alfabeti esoterici (segreti).

Qualche testimonianza illustre però l’abbiamo: Raymond Queneau, negli “Esercizi di stile” racconta del giavanese, in cui si inserisce la “v”, ma nella traduzione italiana diventa alfabeto farfallino, mentre Federico Fellini, nel film “8 e 1/2”, fa recitare ai bambini una frase magica in alfabeto serpentino. Bisogna dire che qualche soddisfazione questo alfabeto l’ha data: quando l’Associazione americana dei produttori discografici tentò di bloccare Napster applicando un filtro che intercettava i nomi dei brani, gli utenti riuscirono a superare questo ostacolo rinominando i file incriminati con l’alfabeto farfallino.

Sarà per questo che, nonostante tutti dicano di conoscerlo e che sia una stupidata da bambini, esiste persino un’App per IPhone dedicata, che traduce al volo per voi.