Quando ho letto “Wonder”, non ho assolutamente negato il mio spropositato amore per questo testo: “Esiste una classifica dei 100 libri che bisogna leggere prima di morire, in questa classifica inserirei anche Wonder perché penso che almeno una volta nella vita questo libro vada letto. Che lo leggiate da piccoli o da adulti lo adorerete allo stesso modo in cui l’ho adorato anche io”. Non potevo dunque mancare l’appuntamento con l’acquisto di “Il libro di Julian. A Wonder story” di R.j. Palacio edito da Giunti.
Un intero testo sul punto di vista del “cattivo” è raro leggerlo e può risultare davvero utile, perché nella maggior parte dei casi c’è sempre un motivo dietro un atteggiamento sbagliato e cercare di comprenderlo e dargli voce aiuta a vivere meglio.

julien interoJulian non ama quanto sta accedendo nella sua scuola: August, il ragazzo con il volto deforme fin dalla nascita, proprio non gli piace e questo perché gli fa rivivere un problema che sembrava risolto: gli incubi infantili. La paura gioca brutti scherzi, così Julian inizia ad accanirsi contro August e il suo ex amico Jack. La madre, accecata dal senso di protezione nei confronti del figlio, non riesce a comprendere quanto Julian stia sbagliando neanche quando il preside decide di sospenderlo, anzi nascondendosi dietro l’incapacità della scuola di aver gestito male l’inserimento di August si scaglia contro il dirigente. Julian, forte anche dell’atteggiamento della madre, non prova alcun rimorso fino al giorno in cui la nonna non gli racconta una storia. Lei, ebrea, gli confessa che durante la guerra è stata salvata dallo ”storpio” della classe che tutti deridevano. È così che Julian inizia a provare sentimenti di rimorso e sceglie la strada della gentilezza e fa qualcosa di inaspettato nei confronti di August.

Se Wonder ci aveva fatto scoprire la gentilezza, con Julian esploriamo i sentimenti del rimorso, della paura e della comprensione. Già in Wonder avevamo potuto apprezzare la capacità dell’autrice di offrire diverse prospettive e punti di vista di un’unica storia, sintomo di un’enorme sensibilità. Con Julian la voce narrante è una sola, ed è giusto che l’autrice si prenda un intero spazio per raccontare la storia del “cattivo” perché è chiaro che ci vuol tempo per comprendere cosa c’è dietro un atteggiamento sbagliato. Davvero da ammirare la figura della nonna che riporta il nipote agli orrori del passato senza nascondere la brutalità di un tempo che fu e da cui c’è solo da imparare. E se tutti avessero, proprio come Julian, il coraggio di imparare dagli orrori della storia, riusciremmo sicuramente a vivere meglio un presente in cui ancora non si riesce ad accettare “il diverso”. R.J Palacio ha la capacità di vedere oltre un comportamento riuscendo a comprenderlo senza biasimarlo. Così accade per Julian, ma anche per la madre del ragazzo. In più questo nuovo racconto ha il pregio di farci riprendere in mano il libro di Wonder e in un gioco a incastri rispolverare la sua storia e farla coincidere con quella di Julian. Un ottimo motivo per continuare a scegliere la strada della gentilezza e leggere anche le prossime “Wonder story”.