Sono tornata ad Hogwarts ed è stato bellissimo, ho camminato nuovamente per le strade di Godric’s Hollow ed è stato inquietante: rivivere ancora una volta la morte di Lily e James Potter è stato spaventoso, ma è stato anche come ritrovare un’emozione. Sarò sincera, ero scettica circa la possibilità di leggere un ulteriore capitolo della saga di Harry Potter, ma mi sono dovuta ricredere. Con ‘Harry Potter e la maledizione dell’erede’, edito da Salani, J.K. Rowling ha fornito una diversa forma narrativa della storia. Presentare l’opera sotto forma di copione teatrale è stato come raddoppiare la magia: immaginare Voldemort che cammina e attraversa la platea di un teatro è più che trascinare un lettore in una storia, è portare la narrazione stessa nella realtà.

Cosa resta di Harry Potter nell’ottavo capitolo della saga? Una serie di temi che tornano a distanza di 19 anni: dall’amicizia, all’accettazione di chi è diverso al tema dell’orfano. Si può essere buono o cattivo, ma crescere senza genitori è un dolore che ci si porta dietro e che no, non si può cancellare neanche con una GiraTempo e neanche se sei la figlia del più grande mago dell’oscuro, Voldemort.

Albus Severus Potter, il figlio di Harry protagonista della storia, porta in sé i nomi di due anime completamente differenti, ma unite dal mito: Piton e Silente, ma anche la pesantezza di un cognome, Potter che comporta grandi aspettative. Albus non è un Grifondoro come il padre, ma un Serpeverde e il suo migliore amico è Scorpius il figlio di Draco Malfoy, se a ciò si aggiunge una cotta per Delphi, la figlia di Voldemort, beh è un grosso peso da portare. Albus è ‘il diverso’, ma diverso da chi? Da quel che ci si aspetta dal figlio del mito Potter. Ma, l’importante è stare dalla parte del bene, qualsiasi etichetta si abbia, lo dice stesso Harry al figlio aggiungendo che anche i ‘difetti’ – se così possiamo chiamarli – possono rendere grandi gli uomini.

Ho avuto la sensazione che attraverso la creazione di tanti e diversi mondi possibili, che Albus e il suo amico Scorpion raggiungono con la GiraTempo, tentando di impedire la morte di Cedric Diggory, J. K. Rowling volesse fornirci una serie di finali alternativi alla saga: in uno di questi, addirittura Voldemort ha trionfato su Harry Potter. Un espediente anche per poter ritrovare alcuni personaggi della serie a noi cari, come Piton e altri un po’ meno, come Dolores Umbridge. Un insieme di passaggi nostalgici ma anche essenziali per capire che no, non possono esserci finali alternativi perché la battaglia di Hogwarts ha comportato anche troppi sacrifici e che no, nonostante le cose possano andare in maniera differente certe idee non cambiano e Piton, con tutti i suoi ‘difetti’, è sempre dalla parte del bene. Bello scoprire che anche a 40 anni Harry Potter sbaglia, bello scoprire che anche a 40 anni non può nulla se non con l’aiuto degli amici e, in questo caso, anche dei nemici se Draco Malfoy si può considerare tale.

Attenzione, questo post è stato scritto da un’amante dei libri di Harry Potter. Attenzione, questo post è stato scritto di getto raccogliendo una serie di emozioni e di annotazioni su questo ottavo capitolo e subito dopo averlo letto (probabilmente lo si percepisce). Sì, è un post ad alto tasso di ‘parere di parte’ e no, non vuole essere una recensione e sì, potrei continuare ma correrei il rischio di scrivere una saga anche io e ve la risparmio, per vostra fortuna. Piuttosto, abbiate il coraggio di oltrepassare il binario 9 ¾ e tornare anche voi a Hogwarts.