Avete mai pensato di fare un corso di recitazione? Quando pensate ad un palcoscenico vi viene soltanto in mente Pinocchio che inciampa per le scale, mentre Mangiafuoco si dispera e il Gatto e la Volpe se la ridono?

Beh, diciamocelo, forse sbagliate. Studiare recitazione può essere un’attività molto utile per crescere, imparare a conoscersi meglio e migliorare l’autocontrollo. Ma qual è l’età giusta per iniziare? Ogni età è quella giusta e se per caso vi è capitato di vedere una qualsiasi rappresentazione teatrale messa in scena da una compagnia parrocchiale composta da pensionati, sapete cosa intendo. Si divertono come pochi, giusto?

Il segreto è che la recitazione e la messa in scena sono attività di gruppo, in cui per riuscire al meglio occorre essere molto affiatati. Fare teatro insieme è innanzitutto divertimento con lo scopo però di raggiungere degli obiettivi sia individuali che collettivi. Ne sono convinti i docenti dell’Accademia di recitazione Achille Togliani di Roma, secondo cui lo studio della recitazione sviluppa le attività sociali, verbali e fisiche, favorisce la spontaneità, l’uso dell’immaginazione e della capacità di giocare, aumenta la tolleranza, il rispetto e la collaborazione tra i membri del gruppo.

momenti del corso di recitazione Young Lab all'Accademia Achille Togliani di RomaProprio per tali caratteristiche associate alla recitazione, l’Accademia Togliani ha pensato di organizzare un corso speciale dedicato ai ragazzi dai 13 ai 18 anni di età. Si tratta di Young Lab, un laboratorio che, insegnando tecniche e metodi utilizzati dagli attori, aiuta a sfruttare al meglio le proprie capacità, per imparare a gestire le proprie potenzialità, migliorare la conoscenza di sé ed acquistare più sicurezza. Durante l’anno di corso i ragazzi imparano: il riscaldamento e la concentrazione di gruppo; esercizi sullo spazio e il movimento; l’improvvisazione sulle situazioni di “vita quotidiana”; esercizi di memoria sensoriale; l’improvvisazione sulle emozioni; a lavorare su testi e personaggi.

Per saperne un po’ di più abbiamo intervistato una docente del corso, Elena Tommasini, autrice di programmi Rai, attrice, regista, doppiatrice.

1) Da quanto tempo fate questi corsi?

Sono quattro anni.

2) Quali sono le sensazioni più comuni dei ragazzi durante la prima ora del primo giorno di lezione?

E’ come il primo giorno di scuola, in una classe nuova. Ovviamente sono molto agitati, hanno paura del giudizio degli altri, non sanno cosa aspettarsi esattamente. Diciamo che la prima mezz’ora hanno quasi tutti il freno a mano tirato su. Poi la voglia di mettersi in gioco prende il sopravvento e si sciolgono, ed è straordinaria la loro naturalezza nel fare gli esercizi, e la loro rapidità nell’apprendere la tecnica. E poi diventa difficile mandarli a casa!

3) Cosa ti dicono i ragazzi alla fine di ogni corso? Cosa rimane loro del percorso formativo?

Sono tristi perché lasciano le persone con cui hanno iniziato il percorso, si creano delle amicizie forti. Ma la cosa che la maggior parte di loro mi dice è che vogliono continuare a studiare. Questa è la soddisfazione più grande. Non vedono l’ora di esercitarsi ancora, non si finisce mai di imparare e loro di questo ne sono coscienti. Del percorso formativo sicuramente gli rimane una nuova consapevolezza di sé, una conoscenza più profonda delle proprie capacità, e il saper lavorare con e per gli altri. Una mia allieva mi ha detto , proprio quest’anno, che ha affrontato il suo esame a scuola (esame di III media) con più serenità, e soprattutto è riuscita ad esprimersi meglio.

4) Sapete quanti dei vostri studenti continuano a recitare, amatorialmente o professionalmente?

Molti allievi, la maggior parte direi, continuano il percorso, sia formativo che lavorativo. Spesso proprio dalle amicizie che nascono durante i corsi si creano dei sodalizi lavorativi.

5) Avete mai avuto come studenti futuri attori professionisti?

Si certo. Molti di loro hanno trovato un’agenzia e hanno iniziato a lavorare.

6) Meglio la tv, il cinema o il teatro?

Il teatro è il più grande maestro, quello che si riesce a provare quando si sta su un palcoscenico è qualcosa di indescrivibile, come non si può spiegare il legame che si crea con il pubblico e che ogni sera cambia e si rinnova. La TV io la definisco una grande PR, è il mezzo che oggi permette di essere conosciuto velocemente, se per merito o no questo è un altro discorso. Il cinema è il sogno, è il biglietto di andata per l’Olimpo.