GenerazioniDigitaliRagazzi ipnotizzati dai videogiochi, adolescenti incollati allo smartphone che di notte nascondono sotto il cuscino, giovani mamme che entrano in ansia se non ricevono su “WhatsApp” la foto del loro bimbo in gita, casi di bullismo in Rete che finiscono nelle pagine di cronaca…

Che fare di fronte all’espandersi della dimensione digitale che sta trasformando le nostre relazioni?

Una riflessione interessante su questi temi proviene dal volume “Generazioni digitali. Consigli per genitori e formatori” di don Marco Sanavio e Luce Maria Busetto, due padovani che da più di dieci anni si occupano della formazione all’uso degli schermi digitali all’interno di scuole e associazioni, da poco pubblicato dalla Edizioni San Paolo. Questo volume propone un agile percorso pedagogico da adattare alle situazioni particolari, in contesto scolastico o domestico, e un itinerario da misurare sui ritmi della formazione permanente più che sulle lancette dell’orologio. Articolato in quattro step, fornisce una sintesi degli orientamenti più concreti per genitori, insegnanti ed educatori.

La prefazione è stata curata da Pier Cesare Rivoltella, professore ordinario di Tecnologie dell’istruzione e dell’apprendimento presso l’Università Cattolica di Milano.

Gli autori non offrono regolette spicce ma un vero e proprio metodo, se non il primo certamente tra primi, per educare i più giovani all’uso degli schermi digitali, articolato in quattro fasi: ascolto, simbolizzazione, riappropriazione e fase autonormativa.

La carica innovativa del testo si evince anche dall’invenzione di alcuni neologismi come, ad esempio,”affioranti digitali” un termine che descrive alcuni fenomeni che dovrebbero mettere in guardia un genitore o un educatore nel percepire un disagio provocato dal rapporto dei ragazzi con la tecnologia.

Il testo traccia un percorso che offre a genitori e formatori una griglia per modulare in maniera più consapevole i propri interventi formativi, così da fornire loro gli strumenti adatti a intervenire in prima persona, senza – ove possibile – l’aiuto di figure esterne, e permettere loro di condurre i ragazzi a individuare autonomamente delle strategie d’uscita.