«Un attore non è uno schizofrenico. È il portavoce di un altro. Non devi esaltarti da solo a dire parole che non sono le tue. Del resto non devi provare da solo. È pericoloso. Guarda hai due amici»

Marie-Aude Murail, la divertente e a tratti irriverente scrittrice francese di cui tante volte si è scritto e parlato qui su Il Macaone, torna con “3000 modi di dire ti amo”. Andare in libreria e lasciare sullo scaffale i suoi libri, così come il nuovo edito da Giunti, sarebbe una grave mancanza nei vostri confronti.

Tre i protagonisti che si alternano sulla pagina nel ruolo di primo attore e comprimario. Chloè è una ragazza timida, una di quelle che gli insegnanti di teatro definiscono un po’ “ritratta”, una di quelle ragazze che ha bisogno di sciogliersi e lasciarsi andare; è cresciuta in una famiglia semi perfetta nonostante i suoi preferiscano vederla in un’università piuttosto che in un’accademia di teatro. Bastien è un burlone, ha una sana predisposizione per la risata e due genitori stacanovisti che lo incoraggiano poco; così ha una regola fondamentale: mai faticare. Neville è silenzioso, bello, scontroso e non disdegna affatto i furtarelli, ha una madre asmatica e ansiosa e un padre assente che lo ha abbandonato. Tre ragazzi completamente diversi, con la comune passione per il teatro, si ritrovano a frequentare il corso di recitazione del signor Jeanson, mentore e figura paterna con cui segretamente si prepareranno all’ammissione all’Accademia di Teatro di Parigi.

Un’avventura inclusiva che ha il potere di trasformare chi legge nella flebile voce di Neville che stenta a esplodere sul palco, nell’insicurezza di Chloé o nella sfacciataggine di Bastien. Marie Aude Murail racconta una storia di crescita e di amicizia. L’incontro di tre anime così differenti tra loro e un legame stretto è la chiave per sviluppare le diverse personalità dei tre ragazzi, così, ancora una volta l’autrice ci ricorda come la “diversità” sia una risorsa importante per scoprire se stessi. Chloé, Bastien e Neville si alternano nei ruoli di comprimari e protagonisti e il mentore Jeanson gli fa capire quanto provare insieme sul palco sia fondamentale, il suo insegnamento è una metafora sull’importanza di avere dei legami nella vita reale.
Un linguaggio sempre schietto, attuale e vicino al mondo dei ragazzi con l’aggiunta della grande audacia di inglobare testi teatrali a dialoghi reali, in perfetta linea con un libro in cui la vita teatrale si confonde con quella reale ma vi si incastra perfettamente.

La scena si apre e si chiude ma in qualche modo i tre protagonisti restano lì sul palcoscenico, ancorati a quella passione che prenderà forme diverse a seconda delle diverse inclinazioni. Il teatro è per i tre ragazzi la cornice perfetta in cui provare diversi abiti e scegliere quello più adatto da utilizzare nella vita reale perché come ha sempre fatto intendere Marie-Aude Murail nei suoi libri: la capacità di sperimentare per poter scegliere cosa si vuole diventare è una grande esperienza di libertà.