Sean Ono Lennon… Figlio del compianto John Lennon e delle sua musa Yoko Ono. Sean secondo figlio del cantante dei Beatles, avuto dal suo secondo matrimonio con l’artista giapponese. E’ per la cronaca il secondo figlio del cantante dei Beatles ad intraprendere al carriera musicale. Anche il suo fratellastro Julian, nato dal primo matrimonio di John, ha intrapreso anni fa la carriera di cantautore, ma con scarsissimi risultati. A dimostrazione del fatto che non sempre un cognome basta a colmare le lacune artistiche.

Sean è nato nel 1975, solo cinque anni prima dell’omicidio del padre, avvenuta a New York l’8 Dicembre del 1980. Anche se quel breve periodo sembra aver ispirato il piccolo Sean ad intraprendere anche lui la stessa carriera del padre.
Dopo aver frequentato alcune delle migliori scuole ed Istituti del mondo, sballottato fra la svizzera, l’Inghilterra e gli Stati Uniti, il giovane Sean, che per crescita culturale è un mix genetico anglo-giapponese ma che per lo ha vissuto a New York, inizia ad interessarsi alla musica a tempo pieno solo nel 1997 collaborando con la band nipponica dei Cibo Matto. Incide un con loro un EP e grazie alla notorietà che il gruppo ha non solo in patria ma anche dall’altra parte dell’oceano, viene notato da Adam Yauch cantante dei Beastie Boys e fondatore della casa discografica Grand Royal Records.

Messo subito sotto contratto gli fa incidere in poco tempo il suo disco d’esordio Into the sun. Malgrado le ottime idee e sua varietà di stili, il disco rimane molto e forse troppo legato ad un esperimento giovanile. Data l’inesperienza, l’album sembra un miscuglio d’idee senza un vero e proprio filo conduttore o una regia. Sembra mancare una una precisa direzione all’enorme fantasia che gira nella mente di questo ragazzo, del quale tutto si potrà dire tranne che manca di una visione pop moderna.

Il primo ed unico singolo del disco Into the sun ricordo aveva un video molto accattivante girato da un mostro sacro della regia Spike Jonze. Certo già da qui si potrebbe iniziare un trattato sul fatto che a volte basta avere il cognome giusto per avere le conoscenze giuste. Ma non è questo che m’interessa nella figura del figlio della leggenda. Secondo me ha una sua visione, certo non è il padre, ma non penso abbia mai voluto esserlo, al di là dell’aver scelto lo stesso campo lavorativo.
Il disco non gli portò molta fortuna, ma non cercava quella. Era già allora ben avviato ad una carriera da musicista, ma con i suoi tempi. Non ha mai avuto problemi a trovare lo spazio per le sue idee, anche se questo ha sempre richiesto il suo tempo.

Passano infatti molti anni prima dell’uscita del suo secondo disco, anni in cui suona come turnista e lavora come produttore anche per il gruppo della Madre: la Yoko Ono Band. Bisognerà aspettare, però, il 2006, anno d’uscita di Friendly Fire, per riascoltare qualcosa d’originale. A mio parere Friendly Fire è un piccolo capolavoro pop degli anni zero.
Per ogni canzone del disco o quasi viene girato un video clip. Ne viene ricavato un lungometraggio che è possibile vedere sulla pagina Youtube ufficiale. Il disco è semplicemente perfetto, le sonorità morbide e i testi si mescolano con un impressionante naturalezza. Tutto il tempo passato dall’esordio gli è servito per conoscersi ed imparare a strutturare la sua creatività. E’ forse questo ad affascinarmi di più del personaggio Sean Lennon: la sua carriera è stata sì agevolata dall’importante cognome, ma ha sempre cercato una sua personale affermazione come musicista e non la notorietà fine a se stessa.

Dopo aver lavorato ad un paio di colonne sonore, nel 2011 pubblica insieme alla sua compagna/musa Charlotte Kemp Muhl (curiosa somiglianza paterna questa della compagna/musa), un nuovo progetto chiamato: The Ghost of a Saber Tooth Tiger (GOASTT).
Il progetto si sviluppa in due dischi, molto diversi fra loro, anche se comprese in entrambi i dischi ci sono le stesse canzoni. Il primo disco omonimo è una Jam Session acustica registrata dai due in studio con pochi strumenti, dov’è a chimica vocale e l’emotività a prevalere. Ed un secondo disco intitolato: La Carotte Bleue. Che riprende alcune delle tracce del disco precedente e le rielabora con arrangiamenti più larghi e complessi. Due dischi molto diversi fra loro, ma che ancora una volta rafforzano la sua capacità di creare cose belle, magari non profonde o rivoluzionarie, ma belle. Cosa che non è facile da realizzare, non perché tecnicamente difficile, ma perché ci vuole un animo ed un’intelligenza molto acuta per ricercare e poi ricreare il bello. A volte più che per creare qualcosa di profondo e rivoluzionario.