Alla domanda su quale sia il segreto della vita, il Sixto Rodríguez ha risposto: “Solamente continuare a respirare”. Ed in effetti è quello che ha fatto per tutta la durata della sua seconda vita, quella venuta dopo il suo fallito tentativo di diventare cantautore e precedente a quella in cui è riuscito diventarci.
Ma partiamo dall’inizio perché la storia di questo musicista è tanto incredibile quanto complicata.

Sixto Diaz Rodriguez nasce a Detroit nel ’42, cresce in una famiglia d’immigrati in una delle tante zone degradate e periferiche della città famosa solo per le case automobilistiche e le industrie che le costruiscono.
Il giovane Sixto, nella prima parte della sua vita tira a campare come può, coltivando una grande passione: la musica.
Negli anni ’70 spinto da alcuni amici, che lo incoraggiano ad incidere le canzoni che di solito eseguiva chitarra e voce in giro per i locali, registra due album: “Cold fact” e l’anno seguente “Coming from reality“.
Entrambi i dischi sono un totale insuccesso. Pur avendo un contratto discografico con una piccola etichetta, i dischi non vendono quasi nulla e Rodríguez non viene notato neanche dalla critica musicale. Non è un problema di contenuto, il suo cantautorato è ottimo, testi e musiche sono in perfetta linea con quelli del suo tempo. Le tematiche dell’impegno politico e dei problemi d’immigrazione nell’America post ’68 non hanno niente da invidiare alle capacità dei suoi coetanei più illustri come Bob Dylan o Neil Young. Ma è probabile che l’essere figlio d’immigrati messicani, essere un uomo della periferia di una città non certo famosa per la musica, non gli conceda la possibilità d’avere lo stesso appeal e la stessa visibilità.

E’ dopo questi insuccessi che si apre la seconda fase della sua vita. Decide che non può più permettersi d’inseguire il suo sogno. Una famiglia da mantenere e le bollette da pagare lo convincono a lasciar perdere e continuare con il suo lavoro di muratore occasionale in giro per la città.
Fino a qui nulla di strano, vero? Quanti musicisti si sono persi per poi essere riscoperti una volta morti o quando ormai sono finiti in rovina. Ma non è questo il caso, per fortuna di Sixto e dei suoi fans.

Ecco che inizia un’insperata terza fase, una nuova possibilità. O meglio la scoperta di essere stato, per tutta la vita, un cantautore famoso ma così lontano da casa che non lo si poteva sapere. Complicato? un po’, ma ora spiego…
Per quanto poco famoso capitò che una ragazza americana acquistò Cold fact, il suo primo album. E lo mise in valigia prima di partire per andare a trovare il suo fidanzato che viveva in Sud Africa. Una volta là glielo fece ascoltare. Il disco che aveva scoperto per caso, divenne nel campus universitario del ragazzo, e successivamente in tutti i campus e locali di Città del capo, una specie di colonna sonora per l’intera generazione di giovani Afrikaners che in quegli anni si scontravano contro le leggi razziali imposte dall’apartheid e che nei testi di Rodriguez trovano risposte e conforto. Lo osannavano come osannavano i Dylan e tutti gli altri “grandi”. Rodriguez lo immaginavano alla stessa altezza, nell’olimpo della musica. Si procurarono il secondo disco e ci volle poco perché incominciasse a ingigantirsi la sua leggenda. Peccato che all’epoca i mezzi di comunicazione e di informazione erano molto diversi: poca Tv (non c’era certo Mtv), niente web radio ma solo radio locali; niente internet né facebook.

Insomma, la totale incapacità di trovare informazioni sul loro mito, convinse i fan che Rodriguez si fosse ritirato dalle scene o peggio, fosse morto. Nacquero tantissime leggende sul suo conto. Ma nessuno sapeva o aveva la possibilità di sapere nulla su di lui. Esisteva soltanto la sua musica e la sua voce. In tutto questo l’ignaro Rodriguez continuava la sua vita di tutti i giorni, sicuro che aveva avuto la sua possibilità e che non era andata a buon fine…

Ecco che nel 1998 un regista svedese che stava lavorando per dei micro-documentari per la Tv nazionale, girando il mondo in cerca di storie da raccontare s’inbatté in quella di Rodriguez e della sua strana leggenda. Scoprì che alcuni fan, cresciuti nel suo mito, avevano deciso di trovare notizie su Sixto Rodriguez ad ogni costo. Giusto per sapere che fine avesse fatto e per colmare le lacune che avvolgevano il personaggio e la leggenda del loro idolo giovanile.

Lo stanarono, si recarono negli Stati Uniti e cercarono ogni persona che poteva avere informazioni. Dopo un lungo peregrinare, scoprirono la verità. Scoprirono che il loro idolo non era mai diventato tale. Era rimasto e rimaneva ancora una persona “normale”. Lo andarono a trovare e gli raccontarono la loro visione di Rodriguez. La visione di una star che in Sud Africa e Nuova Zelanda aveva una fama indiscussa. Lo convinsero che poteva e doveva concedersi una seconda possibilità.
Organizzarono dei concerti, che diventarono veri e propri eventi. Migliaia di persone, spinte dalla passione per le sue canzoni andarono a vederlo. Stupendo soprattutto Rodriguez, che mai aveva cantato su grandi palchi per così tanta gente e che certamente non si aspettava che questo gli sarebbe mai capitato o quanto meno non ci sperava più.

Nasce così il documentario “Searching for sugar man,” un micro-documentario che ne racconta la splendida storia di un uomo che non sapeva d’essere quello che aveva sempre sognato. Malik Bendjelloul, il regista svedese che aveva scoperto questa splendida storia e che aveva iniziato a riprenderla, decise di farne un documentario “vero” e non solo una pillola da televisione.
Fu così che il documentario ha vinto l’Oscar ed è stato premiato e proiettato in tutto il mondo con un enorme successo di pubblico.
Ma soprattutto fu così che Sixto Rodriguez, alle soglie dei 70 anni, si è ritrovato on the road a suonare in tutto il mondo. Come la star che meritava di diventare e che alla fine è riuscito a diventare.

La gente che lo conosce racconta che viva ancora nella stessa casa, che dei tanti soldi che adesso guadagna facendo concerti e apparizioni ne regala buona parte agli amici che l’hanno aiutato. Le figlie sono preoccupate per lui ora che gli anni e il fisico non lo sostengono più nella sua attività, ma non si può fermare un uomo che aveva perso il suo sogno ma che poi l’ha ritrovato, prima che fosse troppo tardi.