E’ appena passato un anno. E questo è  proprio il momento giusto per guardarsi indietro e tirare le somme di quello che ha proposto il 2014 in termini musicali, a dire il vero un po’ poco. Anche se è sempre difficile stilare una classifica, proverò a menzionare quello che mi ha colpito di più, quello che ha percosso i miei timpani per più tempo e mi è rimasto in testa ancora oggi.
Ho pochi dubbi su quali siano stati i migliori due dischi, quelli imprescindibili. Entrambi prodotti da due artisti inglesi: uno è una “vecchia gloria”, l’altro una stella nascente. Sto parlando di “Everyday Robots” di Damon Albarn e “LP1” di FKA Twigs… se non li avete ancora imparati a memoria, correte a farlo!

L’ex cantante dei Blur ha probabilmente scritto alcune delle sue più belle canzoni di sempre. Smarcato ormai da qualsiasi etichetta ha potuto spaziare tra generi e stili incurante di rimanere legato troppo ai suoi fan o alla critica. Dopo anni di esperienze parallele allo storico gruppo che negli anni ’90 ha conteso agli Oasis la palma di migliore e più POPolare band al mondo, ha riversato tutta la sua creatività e non solo in un disco perfetto. Affermare che questo sia un testamento della vita dell’artista non è poi così lontano dalla verità.

Per quanto riguarda la giovane cantante e danzatrice Tahliah Debrett Barnettn in arte FKA Twigs, si può fare un discorso analogo. Cresciuta all’ombra di altre stelle del pop, per le quali creava coreografie e ballava sia live che in alcuni videoclip, una volta riuscita ad emergere è diventata, con questo album, lei stessa una star. Anche LP1 sembra un testamento, il racconto in prima persona del come è riuscita a raggiungere quello che cercava, togliendosi di dosso un’etichetta di comparsa che davvero non le si addiceva.

Passate in rassegna le due perle dell’anno, che come ho scritto all’inizio è stato qualitativamente abbastanza “scarso”, provo a menzionare alcuni artisti per completare questa rassegna in modo degno, dandovi qualche consiglio di ascolto:

Miglior disco di “industrial/musicapesante”: “The unnatural world” degli Have a nice life.
Miglior disco da “seratachillout/sottofondoballereccio”: “It’s album time” di Todd Terje.
Miglior disco “Rockvecchiostile/Musicadaviaggioinmacchina”: “Atlas” dei Real Estate.
Miglior disco “Folk/Cantastorie”: “Benji” di Sun Kil Moon.