FANell’ormai standardizzato mondo della musica, Fiona Apple è una mosca bianca. Nonostante abbia alle spalle una lunga carriera che parte dal 1996, anno in cui uscì Tidal (il suo bellissimo album di debutto), fino ad oggi ha pubblicato “soltanto” quattro dischi. A causa del suo carattere intransigente e caparbio ha avuto, negli anni, molti problemi legali con la sua casa discografica, che ha tentato in tutti i modi di renderla una cantante da copertina senza mai riuscirci. La sua forza e la sua bellezza stanno proprio nel non essersi svenduta mai, nell’aver cercato sempre un motivo per scrivere che andasse al di là della mera questione economica.

A causa della sua concezione della musica libera dagli schemi dell’industria discografica, Fiona Apple è spesso andata contro i suoi stessi manager che l’hanno spinta a produrre anche se non aveva nulla da dire, come nel caso del suo penultimo album: Extraordinary Machine. Si tratta di un album molto controverso che ha rischiato di mettere fine alla sua carriera. In seguito alla sua registrazione, infatti, ritenendolo poco “commerciale”, la sua etichetta ne bloccò la pubblicazione per qualche anno. Dopo un contenzioso legale e con l’aiuto di una petizione  dei fan dell’artista, finalmente l’album è stato ri-scritto, ri-arrangiato e finalmente pubblicato in una chiave più melodica.

Ascoltando oggi la prima versione di quell’album si ha la sensazione di poter intuire il vero stile che la Apple ha sempre ricercato nella sua musica. E con il nuovo albumThe Idler Wheel […] (il titolo è lunghissimo, lo abbrevio per comodità)- è finalmente riuscita a scarnificare la sua musica, eliminando ogni orpello o melodia in eccesso per arrivare al nocciolo del sentimento. L’unica melodia prodotta è la sua stessa voce. Gli strumenti (che sono molto pochi) hanno il compito d’accompagnare le liriche senza mai coprire la sua splendida intensità vocale. Sono splendidi soprattutto i suoni delle percussioni, che raramente servono a portare il ritmo e per lo più aiutano la melodia e la composizione stessa delle canzoni. Non è ovviamente un disco commerciale, non è un cantautorato quello di Fiona Apple che cerca i facili sentimentalismi, ma dà l’impressione d’essere uno sfogo di un animo tormentato che non ha bisogno di troppi giri di parole o di una confezione troppo ben costruita per arrivare dove vuole.