Sono un duo francese, indossano maschere da robot… e negli anni hanno avuto un ruolo fondamentale nel portare la musica elettronica al grande pubblico e soprattutto nel mischiare i generi della Disco con il rock e la musica più strettamente indie/elettronica.
Se non li conoscete, beh di sicuro vi sarete mossi almeno una volta ascoltando uno dei loro pezzi alla radio.

Loro sono i Daft Punk e dopo parecchio tempo hanno fatto uscire un nuovo disco. Un disco così tanto atteso, che si susseguono da mesi voci incontrollate su quello che poteva essere e di quail e quanti collaboratori avrebbero preso parte al progetto. Mesi di attesa che hanno creato forse un po’ troppa aspettativa ma, come spesso succede ai gruppi che vendono milioni di copie, non si può certo evitare la troppa pubblicità.

E i Daft Punk sono principalmente immagine. Da sempre hanno usato la loro carriera per sbarcare in mondi che non sono prettamente allacciati a quello della musica. Hanno preso parte a film, spot televisivi, hanno sempre cercato nei loro video di creare un ambientazione e un modello ben riconoscibile. Insomma I Daft Punk sono delle vere e proprie “icone degli anni 2000”.

Per questo ascoltando “Random Access Memories” non in pochi hanno storto la bocca. Forse troppa aspettativa ha creato l’effetto opposto. E’ comunque stato uno dei dischi più preordinati della storia, su tutti gli store musicali. Perché il grande pubblico dopo tanti anni si fida e dopo tanti anni non vedeva l’ora di poter avere qualcosa di nuovo.
Mentre la critica musicale è divisa fra chi comunque e sempre li esalta e chi è scettico sull’idea che è alla base del progetto: creare un album di pura Disco Music nel 2013.

Ci sono ottimi musicisti ad eseguire le parti suonate e illustri collaboratori ad aggiungere soprattutto le voci. Tra i tanti nomi spiccano la leggenda Giorgio Moroder, vincitore di premi oscar e assoluto protagonista della scena disco anni ’80. Nile Rodgers chitarrista e produttore che negli anni ha collezionato hit una dietro l’altra, producendo canzoni per grandi artisti come: Madonna, Cher, Duran Duran… Cantanti molto in voga come Pharrell Williams o Julian Casablancas degli Strokes.
Insomma come se fosse un Real Madrid della musica questo disco è stato atteso come uno scontato vincitore e scalatore di classifiche.

Mi associo ad alcune critiche anch’io, ma nello stesso tempo trovo questo nuovo album assolutamente sincero. Non è una rivoluzione né un evoluzione… è il disco che ti saresti aspettato di sentire dai Daft Punk.

Come al solito la cura dei suoni e degli arrangiamenti non ha paragoni nell’ambito della musica Dance/elettronica, il loro gusto immutato riesce anche con poco ad essere riconoscibile e assolutamente trascinante.
Poi c’è come al solito almeno un brano che da solo vale il disco intero in questo caso “Get Lucky” il primo singolo estratto. Che grazie alla collaborazione di Nile Rodger alla chitarra e di Pharrel Williams alla voce è già diventata la canzone di questa estate che tarda ad arrivare.

Ma ripercorrendo brevemente la loro carriera questo disco è forse la conclusione di un percorso, iniziato nel 1997 con “Homewok” lavoro splendido per freschezza e innovazione, che graze al singolo “Around the world” ha permesso ai due “robot francesi” di guadagnare pubblico, soldi e critica. Proseguendo il loro percorso con “Discovery”, dal quale è stato tratto il lungometraggio “Interstella 5555” dove addolcirono i toni troppo house del primo disco e si spinsero alla ricerca di vecchi brani da campionare, brani sempre legati al periodo a loro tanto caro della Disco Music anni ‘70/’80 (in questo video che girava anni fa, si può sentire dove prendono spunto i Daft Punk per le loro canzoni). Un disco che ha avuto forse ancora più successo del precedente e che li ha definitivamente consacrati. Poi è arrivato “Human After All”, un tentativo riuscito solo a metà di riportare la loro musica sempre più votata al pezzo ballabile ad un mix ruvido con il rock.

Nel mezzo di questo percorso non ci si può scordare la bellissima colonna sonora realizzata per il remake del film Tron e un paio di album dal vivo che servono per capire meglio la grande influenza che hanno avuto nel cambiare la partecipazione e l’ascolto di un concerto dal vivo. Folle oceaniche e solo loro due musicisti a smanettare su mixer e pc. Davanti a scenografie fantascentifiche. Uno spettacolo nel vero senso della parola.

I Daft Punk sono questo e molto altro, un universo che hanno costruito con il tempo.
In un intervista agli esordi dissero:”Ci fu un incidente nel nostro studio. Stavamo lavorando con il sampler e questo esattamente alle 9.09 del 9 settembre 1999, esplose. Quando riprendemmo conoscenza, ci accorgemmo che eravamo diventati dei robot”.
A due tipi così non puoi che portare rispetto. L’immaginario e la musica che hanno creato negli anni hanno regalato molti momenti di puro divertimento tanto da assicurare loro un posto d’onore nell’olimpo dei DJ.
Io ho già inserito il nuovo singolo nella lista delle canzoni che vorrò ascoltare di più quest’estate… non credo mi dispiacerà!