Il libro di Luis Sepúlveda edito da Salani, “Storia di un cane che insegnò a un bambino la fedeltà”, è una nuova poetica avventura nel mondo della natura e degli animali. Una storia che ha radici lontane rispetto alle nostre. Ambientato in Araucanía, nella Wallampu e nel paese abitato dai mapuche, ovvero la Gente della Terra, il libro racconta la storia di un cane cresciuto insieme ai mapuche.

Un cucciolo infreddolito nella neve, aiutato da un giaguaro, viene portato dal suo salvatore in un villaggio mapuche dove cresce insieme a un bambino indio nel rispetto della natura e di tutto ciò che di bello ha donato agli uomini. Un giorno però quando sia lui che il bambino hanno nove anni, l’idillio si spezza. Gli uomini non sono tutti buoni, esistono anche esseri spregevoli, quegli stessi esseri che allontanano il bambino indio dal suo fedele amico. Un cane cresciuto da mapuche si ritrova d’un tratto a vivere una realtà che è l’esatto contrario, tra maltrattamenti e umiliazioni. Un giorno quegli uomini malvagi affidano al cane la missione di inseguire un indios fuggitivo, il cane non ha mai dimenticato il suo periodo più felice insieme ai mapuche e saprà ben fiutare, perché ancora lo ricorda, qual è l’odore del coraggio e delle generosità.

Due termini accompagnano la lettura di questo libro: “fedeltà” e “ingratitudine”. Aufman significa leale e fedele, Aufman è il nome del cane protagonista della storia di Sepúlveda. Gli uomini della Terra che lo ospitano conoscono bene le peculiarità degli esseri viventi e fede e lealtà sono le caratteristiche principali in un cane. Quando si instaura fiducia, le persone comunicano attraverso “i sentimenti espressi nel modo di guardare”, così anche se esseri umani e animali non si capiscono stabiliscono una reciproca connessione che va oltre lo stesso distacco, è quanto accade a Aufman e Aukamañ. La Gente della Terra nutre profondo rispetto nei confronti della natura e di tutte le sue creature,  di contro altri esseri viventi non si mostrano grati nei confronti di Madre Natura; mai un “grazie” nel semplice gesto di tagliare il pane o uno “scusa” durante l’abbattimento del bosco in aggiunta all’incapacità di comprendere che anche un cane possa provare dei sentimenti quali l’umiliazione o la sofferenza.

Nella lettura di questo testo ci si immerge appieno negli odori, nei ritmi e nei suoni della natura e tutto sembra comunicare, dagli alberi fino alle lucciole così da farci sentire, almeno per 90 pagine, Gente della Terra. Ancora una volta Sepúlveda dà voce agli animali e lo fa con una dolcezza e una comprensione nei confronti di questo mondo che riesce ogni volta a stupire.