Come non iniziare uno spazio completamente dedicato ai libri parlando dei nostri classici preferiti? Perché il classico? Perché probabilmente tutti avremo iniziato da lì, chi con il classico regalatogli dai genitori o meglio ancora dai nonni, chi con quello consigliatogli dall’insegnante. Mi immolerò per il bene di “Have a book day” e sarò la prima ad alzare il dito e a rispondere alla domanda. Il mio classico preferito? Il meraviglioso mago di Oz. Non il film, ma il libro, quello in cui Dorothy non indossa le scarpette rosse, ma d’argento.

Dorothy e il suo cagnolino Toto vengono travolti da un ciclone che li trascina, lontano dagli zii e dal Kansas, nel meraviglioso Mondo di Oz, o meglio, inizialmente nella terra dei Mastichini, dove la casa di Dorothy schiaccia la perfida Strega dell’Est. La buona Strega del Nord si congratula con la piccola per averla sconfitta, ma Dorothy desidera ardentemente tornare a casa dagli zii. La Strega del Nord le consiglia così di raggiungere la città degli Smeraldi governata dal Grande Mago di Oz, solo lui può aiutarla a esaudire il suo desiderio. Lungo il cammino Dorothy incontra lo Spaventapasseri, il Leone Codardo e il Boscaiolo di Stagno, i tre hanno esattamente come Dorothy dei desideri, lo Spaventapasseri vorrebbe un cervello, il Leone Codardo il coraggio e il Boscaiolo di Stagno un cuore, così intraprendono anche loro il viaggio per chiedere aiuto al potente mago.

È il 1900 quando Frank Baum pubblica il Mago di Oz è l’inizio del secolo. The Wizard of Oz, nel suo titolo originale è un vero e proprio classico con tutti gli annessi e connessi perché riesce a mescolare la fantasia e l’allegoria con la vita vissuta. La città degli Smeraldi e il grande Mago di Oz, non sono altro che pura utopia, illusione. La città sembra essere di smeraldi solo se si indossano degli occhiali verdi, mentre il mago è l’illusione più grande, un vero e proprio ciarlatano, un ometto comune e molto spaventato che confessa: “In realtà sono una pasta d’uomo; soltanto debbo ammettere di essere un pessimo mago”, il grigio Kansas la quotidianità di Dorothy sono la realtà a cui la piccola vuole tornare: “Nessun posto è come casa”.

È tutta un’illusione, lo sottolinea anche il fatto che il presunto mago si serva di oggetti comuni per dare un cervello allo Spaventapasseri, un cuore al Boscaiolo di Stagno e il coraggio al Leone Codardo, in realtà i tre sono già in possesso di queste doti, ma hanno bisogno di un po’ di fiducia in se stessi per scoprirlo. È tutto una gran vetrina, un’Illusione che rappresenta una società nuova che progredisce, ma su cui, per quanto si possano cavalcare i venti del ciclone, mantenere sempre le scarpette argentate ancorate alla realtà. Un libro colorato, delicato, semplice, leggero proprio come il ciclone che ci trascina verso un’illusione oltre l’arcobaleno.

E per quanto vi riguarda, qual è il vostro classico preferito?