Riceviamo e pubblichiamo, con sommo piacere…

Il giorno 28 novembre le classi 3C e 3B della scuola secondaria di I grado dell’Istituto Comprensivo di Frascati, hanno visitato il Museo Geofisico di Rocca di Papa che si trova in una posizione elevata e panoramica di Rocca di Papa, un paese vicino Roma. Questo museo sorge in una delle prime stazioni sismografiche italiane, famosa per la sismologia e la vulcanologia!!! Pensate, questo museo è costruito sopra un vulcano spento, luogo ideale per studiare i terremoti. (Giorgia)

 

Ok, ragazzi, raccontateci la visita al museo di geofisica…, ehm… prima potreste spiegarci… che cos’è la geofisica?

Chiara: “La geofisica si occupa di tre grandi settori fondamentali che studiano rispettivamente la parte solida della Terra, la parte liquida e la parte aeriforme. Qui si studia la geofisica della Terra solida. All’ingresso del museo di geofisica sono presenti due manifesti cinematografici del “Viaggio al centro della Terra” e “Core”, messi lì in bella mostra per far riflettere su come la fantascienza sia differente dalla scienza.

La visita è iniziata con l’ingresso in una sala ottagonale che ospitava, anni prima, il pilastro sismico centrale, impiantato sulla lava solidificata! E così i ricercatori hanno raccontato la storia dell’Istituto: L’Osservatorio Geodinamico di Rocca di Papa fa parte della storia della sismologia iniziata con l’unità d’Italia. Venne istituita una commissione parlamentare, la “Reale Commissione Geodinamica”, presieduta dal senatore Pietro Blaserna. L’osservatorio Geodinamico di Rocca di Papa venne così costruito nel 1888-1889, su progetto di Michele Stefano De Rossi, che ne fu anche il primo direttore.

L’osservatorio costituiva, insieme a quelli di Catania, Casamicciola (Ischia) e Pavia, la rete degli osservatori sismici del “Primo ordine”. Si trova su terreno vulcanico, sul labbro del cratere dello spento Vulcano Laziale. Le osservazioni sismologiche cessarono nel gennaio 1931 poiché, secondo quanto si legge in un comunicato dell’epoca, la località non soddisfaceva più le esigenze della sismometria moderna. Riattivato dall’Istituto Nazionale di Geofisica nel 1951, è ancora funzionante, in particolar modo quale punto fondamentale della rete sismica e geodetica dei”Castelli Romani”.

 

Parleremo, quindi, dei terremoti?

“Giornalista di fiducia” : Sì, proprio dei terremoti, che sono un improvviso movimento del terreno, e creano gravissimi danni. Sapete che il centro da cui parte il terremoto si chiama Ipocentro, la parte in superficie, invece, si dice Epicentro e il luogo in cui si “muove” il terreno, Faglia? No? Allora ve lo spiego io: dall’ipocentro si sviluppano onde sismiche in sequenza, prima le primarie, dette onde P, che si muovono verticalmente, poi le secondarie, dette onde S, che partono subito dopo e si muovono in orizzontale, e poi le più distruttive dette Rayleigh, o onde R, che si muovono come le onde del mare, e infine le onde Love, onde L, che si muovono come un serpente.

Per misurare tutte queste onde, si usano i Sismografi, che tracciano dei grafici, simili ad un elettrocardiogramma!!! I sismografi si trovano in delle stazioni sparse in tutto il mondo e fanno capire (quasi) precisamente dove si trova l’epicentro, Per misurare la potenza dei sismi si usano le scale sismiche, Scala Richter e Scala Mercalli. Attenzione, non vi sbagliate! non misurano la stessa cosa!

Infatti, la scala Richter misura la Magnitudo, cioè la forza, mentre quella Mercalli i danni sul territorio. Vi faccio un esempio: il terremoto dell’Aquila del 2009 sulla scala Richter è 6.3, mentre su quella Mercalli è 9.0. Inoltre, se per esempio ci fosse un terremoto devastante nel deserto del Sahara sulla scala Richter sarebbe 9.0, mentre su quella Mercalli sarebbe Pari a 1.0, perché il territorio è desolato e quindi non ci sarebbero gravi danni! Strano vero?

 

Ma a che cosa serve monitorare i sismi?

Chiara: “Durante la visita, ci hanno spiegato che le onde sismiche sono per la Terra qualcosa di simile a quello che sono i raggi X per il corpo umano. Quando in un punto qualsiasi della Terra avviene un terremoto le onde elastiche che si sviluppano in quel punto si propagano in tutte le direzioni, e giungono alle varie stazioni sismiche disseminate sulla Terra, portando con sé indicazioni sui materiali terrestri attraversati.

Le onde P (onde primarie), per esempio, attraversano anche i liquidi mentre le S (onde secondarie) non riescono e vengono rifratte. In ogni stazione sono istallati vari strumenti (sismografi) che trasformano il movimento vibratorio del suolo, in registrazioni grafiche, o, nelle stazioni più moderne, in numeri. Studiando questi grafici si può sapere da dove viene il terremoto, se è stato più o meno intenso, se può aver arrecato danni nel punto in cui è avvenuto, nonché i percorsi che le diverse onde hanno effettuato, e altro ancora. Inoltre, con la sismica attiva (terremoti artificiali, ad esempio provocati da esplosioni) sono stati fatti studi molto precisi.

Grazie a due schermi rotondi ci hanno mostrato in contemporanea un modello di cosa avviene all’interno e sulla superficie della Terra quando si manifesta un terremoto”.

 

… come si fa a capire dov’è l’epicentro di un sisma?

Chiara :“Al museo ci hanno mostrato, su tre schermi, come i segnali giungono ai diversi osservatori nel mondo, e come vengono evidenziati i tempi di arrivo delle varie onde. Poiché le onde P sono più veloci delle S, maggiore è la differenza tra i tempi di arrivo delle due onde, maggiore è la lontananza del terremoto.Per calcolare la distanza (s), si utilizza la formula s=v•t, nella quale v sta per velocità di propagazione (circa 8/10 Km al minuto) e t per il tempo impiegato dalle onde per arrivare alla stazione sismica.

In un’altra sala erano esposti i sismografi utilizzati in precedenza, rappresentativi delle diverse trasformazioni avvenute nella sismografia strumentale. I due strumenti sismografici, il Wiechert da 200 Kg, per le componenti orizzontali, e da 80 Kg per la componente verticale, furono costruiti negli anni ’50 ed erano particolarmente adatti allo studio dei terremoti vicini. Negli anni ’60 gli strumenti meccanici furono sostituiti da quelli elettromagnetici a registrazione diretta”.

 

Si può sfruttare l’energia della Terra?

Sembrerebbe di sì, la guida ci ha portati a vedere un video in 3D sulle solfatare e i soffioni boraciferi in Italia. Nel video spiegavano come un’industria in Toscana utilizzasse il loro vapore per produrre energia.

 

Ultima tappa della visita: dal Big bang alla Terra attuale…

Chiara: “Al termine della visita ci hanno accompagnato in un’altra sala dove ci hanno spiegato dall’origine del sistema solare alla formazione della Terra e dell’Italia. Il sistema solare si è formato in seguito all’esplosione di una stella che ha dato luogo ad una nebulosa. Le parti più leggere di questa nebulosa hanno formato il Sole e le parti più pesanti i vari pianeti tra cui la Terra. La Terra era inizialmente una palla incandescente che, solidificandosi e grazie alla pioggia, ha dato luogo alla Pangea, le terre emerse, e alla Panthalassa, il mare, circa 200 milioni di anni fa. Successivamente la Pangea si è separata formando la Laurasia e la Gondwana. Circa 135 milioni di anni fa, si cominciarono a delineare i continenti attuali.

 

Quindi, se ho capito bene, è tutto collegato… Terremoti, lo spostamento delle placche ed l’evoluzione del pianeta Terra?

Domiziano: “Sembrerebbe di sì! Un tempo, come detto Sara, i 5 continenti erano uniti in una sola placca tettonica, la Pangea. Ma per capire come si sia arrivati a oggi bisogna partire da molto più indietro. Quando è esploso il Big bang si sono formate molte stelle, che a loro volta, esplodendo hanno formato altre stelle più piccole, tra cui il sole che esplodendo a sua volta, formò i pianeti del sistema solare.

È così che la terra primordiale si formò! Inizialmente era una palla incandescente, poi il calore, tramite forza di gravità, cadde verso il centro lasciando spazio all’acqua e alle prime forme di vita. Sono proprio questi flussi di calore che, salendo in superficie tramite i vulcani, fanno muovere le placche terrestri. Ecco spiegati i terremoti che non sono altro che scossoni della crosta terrestre dovuti allo scontro di due placche!!!

All’epoca della Pangea il Sud America e l’Africa erano attaccate, poi uno spostamento verso l’Europa la fece semi-staccare dal Sud America poi si spostò di nuovo verso l’America lasciando un oceano al posto del mar mediterraneo, in seguito un secondo spostamento dell’Africa verso l’Europa chiuse quello oceano e alzò la catena alpina. Allora le Alpi partivano dal sud della Spagna e si perdevano in Asia. Poi un pezzo di quella catena, facendo perno sulla Liguria, si staccò dalla Spagna e si spostò verso l’Italia portando con se Sardegna e Corsica. quelle vecchie Alpi si incagliarono sotto l’Italia in verticale formando gli Appennini!”

 

Abbiamo poi visto un video sulle Dolomiti, catena montuosa delle Alpi. In realtà, sono formate da una pietra molto resistente simile al carbonato doppio, che venne chiamata Dolomia. Una leggenda, però, spiega le loro origini in modo fantasioso:

Flavia: “La leggenda narra che le Dolomiti siano chiamate “Monti Pallidi” a seguito di un incantesimo avvenuto ai tempi dell’antico regno delle Dolomiti. Questo regno era ricoperto di prati fioriti, boschi lussureggianti e laghi incantati. Ovunque c’era felicità, tranne che nel regno, perché il figlio del re aveva sposato la principessa della Luna. Lei aveva nostalgia del suo pianeta perciò tornò sulla Luna. Un giorno, il principe si abbatté nel re dei Silvani, un piccolo gnomo in cerca di una terra per il suo popolo. Egli propose al principe uno scambio: se la sua gente avesse avuto il permesso di abitare in quelle terre, egli avrebbe reso lucenti le montagne del suo regno.

Gli gnomi allora tesserono la luce della Luna durante tutta la notte e ne ricoprirono tutte le rocce. La principessa così non ebbe più nostalgia della Luna, tornò sulla Terra e i due amanti si sposarono felicemente”.

 

Chiara Santellani IIIC

Giorgia Ferri IIIC

Domiziano Cortese IIIB

Flavia Radicchi IIIB

“Giornalista di Fiducia” IIIB