Riceviamo e pubblichiamo un contributo inviatoci da Carlo Donadio, dell’Associazione Bandus! di Grosseto, su un’esperienza formativa sul gioco fatta in una scuola grossetana.

 

“Numa il Brigante è un gioco di ruolo e lo abbiamo fatto l’ultimo incontro per chiudere in bellezza”. BANDUS! ha veramente chiuso in bellezza il ciclo di tre incontri, svoltosi in una scuola elementare da dicembre fino ad aprile, incentrato sul gioco e sul giocare, ovvero su tutto ciò che coinvolge la persona (bambini o adulti) all’interno di un’esperienza ludica.

Gli incontri hanno visto come protagonisti i bambini delle classi V^C e V^D delle scuole elementari di Via Sicilia a Grosseto, grazie all’interessamento delle maestre Paola Chiti e Stefania Romani e allo spirito di iniziativa del dott. Carlo Donadio, coadiuvato dal prezioso contributo di Raffaella Palma e Umberto Todini, membri cardine dell’associazione BANDUS!

Il breve articolo che segue attinge a piene mani dalle frasi che sono state raccolte nel brain storming finale tra animatori, educatori e bambini coinvolti nel progetto, così da portare più vicino al lettore le sincere emozioni che sono scaturite da questa esperienza. “Numa il Brigante” a cui si fa cenno all’inizio è il gioco che i bambini hanno costruito in classe insieme a BANDUS!, frutto quindi del loro impegno ed entusiasmo. Il corsivo indica le frasi testuali a cui abbiamo attinto per scrivere questo articolo:

I giochi strutturati, quelli cioè dotati di una logica interna, servono a “imparare strategie e a diventare intelligenti” o, come scrive un’altra bambina, “ad essere più furba e più svelta”; i giochi costituiscono la palestra “divertente” e in un certo senso naturale per allenare importantissime abilità cognitive come la logica, la memoria, l’attenzione, la flessibilità cognitiva, e molte altre.

Ma non solo, “con i giochi è più facile socializzare” perchè il gioco utilizza un linguaggio universale: quello dell’immaginazione. Grazie al meccanismo del “come se” ludico, la nostra mente trascende i propri limiti e viaggia ed esplora altri mondi del possibile e così quel compagno di scuola “che non ci giocavo tanto” o “con cui non vai tanto d’accordo”, diventa un potente alleato per catturare un brigante o per costruire una torre; è possibile rappresentare “una scena della vita reale in gioco” per vedere la vita da un’altra prospettiva e affrontarla meglio.

Palestra naturale della mente, quindi, delle relazioni interpersonali, ma anche delle emozioni: questo famoso ultimo gioco, ovvero Numa il Brigante, ha entusiasmato così tanto i bambini perchè “bisognava mettere in dei ruoli” , “creava molta suspence” e “perchè mi piace scoprire chi sono”. Quest’ultimo commento è rappresentativo del fatto che emozioni come la paura dell’ignoto o l’ansia legata a dubbi e incertezze, se “educate” ad essere gestite possono costituire il mezzo per mettere in luce le proprie potenzialità e attivare il piacere della scoperta, soprattutto di se stessi.

Dalla sua nascita l’Associazione BANDUS! si è sempre impegnata ad offrire un’alternativa all’impoverimento merceologico e culturale dell’industria del gioco. Non a caso “l’ultimo gioco mi è strapiaciuto perchè l’abbiamo creato noi”, segnale importante sulla volontà di superare il concetto del “già confezionato” e scoprire invece che “per costruire un gioco bastano pochi oggetti e tanta fantasia”, e soprattutto che “invece di giocare al Tablet” esistono tanti modi e tante forme di giocare, tutte con intenti e funzioni specifiche, ma nessuna esclusiva.

Non sappiamo in quante scuole, grazie al gioco di Numa il Brigante, è stato affrontato il tema del brigantaggio ottocentesco con tanta partecipazione ed entusiasmo. I libri di testo forniscono informazioni storiche e contesti sociali e culturali per inquadrare concetti, eventi e tematiche, ma ciò che il libro di testo non può fare è coinvolgere emotivamente gli studenti, proiettandoli nella storia e facendogli vivere in prima persona, tramite appunto il gioco di ruolo, le paure, le tensioni, le speranze, la percezione reale di ciò che era la vita nell’Ottocento toscano.

“Sarebbe bello se la scuola sarebbe sempre così”, ma così come? Forse uno spazio educativo dove contenuti e metodi della scuola possano essere arricchiti e completati dal gioco e dal giocare, non più visti come occasione di svago e momento ricreativo, ma come vero e proprio strumento educativo.

Associazione BANDUS!