Riceviamo e pubblichiamo un contributo di Jie Zhou, classe III B dell’Istituto Giovanni XXIII di Sant’Angelo di Piove (PD), che affronta il tema della ricerca e della produzione scientifica in diversi paesi: Cina, USA e Italia.

Mentre fino a vent’anni anni fa produceva appena un decimo degli studi pubblicati in USA, la Cina, secondo uno studio della Royal Society (Accademia Nazionale Inglese delle Scienze), sta diventando la prima potenza mondiale per creatività teorica e tecnologica. A confermarlo è lo studio condotto dalla National Science Foundation (NSF), mirato ad analizzare la produzione scientifica e tecnologica mondiale sulla base delle pubblicazioni scientifiche nell’arco di tredici anni, dal 1988 al 2001.

Nel 1988 la produzione scientifica della Cina era del 1%, mentre nel 2001 del 3,2%, denotando un notevole aumento. Non si può dire lo stesso per gli Stati Uniti che hanno avuto un declino nell’arco di questi tredici anni. Nel 1988, infatti, hanno prodotto il 38,1% delle pubblicazioni mondiali e nel 2001 solo il 30,9%, cosa che stupisce essendo gli USA una grande potenza economica.

produzione scientifica in Cina e Usa

Produzione scientifica e tecnologica a confronto di Cina e USA (NSF, 2004).
Rielaborazione di dati divulgati da Le Scienze, giugno 2005.

Ci si domanda quindi quali siano i motivi della crescita cinese, anche in fatto di produzione di articoli scientifici. Secondo Chris Liewellyn Smith, membro della Royal Society, il motivo è economico: Pechino, polo universitario ed economico, investe nella ricerca 100 miliardi di dollari all’anno.

E l’Italia? Secondo lo studio della NSF, nell’arco di quei lontani tredici anni (dal 1998 al 2001), l’Italia ha raddoppiato la sua produzione scientifica, ma da anni la ricerca subisce ingenti tagli ai finanziamenti. Non dimentichiamo che la ricerca di base resta un elemento indispensabile per il progresso culturale di un Paese.

 

Jie Zhou, classe III B dell’Istituto Giovanni XXIII di Sant’Angelo di Piove (PD)