5.837 esecuzioni eseguite in 22 paesi nel mondo. E’ questo il triste bilancio dell’applicazione della pena di morte, relativo all’anno 2010. Un bilancio compilato da “Nessuno tocchi Caino”, un’associazione senza fine di lucro fondata a Bruxelles nel 1993 che si batte per l’abolizione della pena di morte nel mondo e per una giustizia senza vendetta.

Il primato di esecuzioni spetta alla Cina (5000 condannati, l’85% del totale), seguita da Iran (546) e Corea del Nord (60). Al quinto posto ci sono gli Stati Uniti, con 46 esecuzioni, l’unico Paese del continente americano in cui vige la pena di morte.

Dei 42 Stati mantenitori della pena di morte, 35 sono Paesi dittatoriali, autoritari o illiberali. In 18 di questi Paesi, nel 2010, sono state compiute almeno 5.784 esecuzioni, circa il 99% del totale mondiale. Molti di questi Paesi non forniscono statistiche ufficiali sulla pratica della pena di morte, per cui il numero delle esecuzioni potrebbe essere molto più alto. A ben vedere, in tutti questi Paesi la lotta contro la pena di morte non può che andare di pari di passo con la lotta per la democrazia e per l’affermazione dello Stato di diritto.

Ma la pena capitale non è un fenomeno che riguarda soltanto i paesi autoritari. Sono sette infatti quei paesi che possiamo definire di democrazia liberale (considerando non solo il sistema politico ma anche il rispetto dei diritti umani, delle libertà economiche e delle regole dello Stato di diritto) ma che praticano la pena di morte. Nel 2010, in quattro di questi sette Paesi sono state eseguite condanne a morte, per un totale di 53 esecuzioni, circa l’1% del totale mondiale: Stati Uniti (46), Taiwan (4), Giappone (2) e Botswana (1). Nel 2009 i Paesi erano stati 3 e avevano effettuato in tutto 60 esecuzioni: Stati Uniti (52), Giappone (7) e Botswana (1). In Indonesia, il 2010 è stato il secondo anno senza esecuzioni dal 2004, mentre l’India non ha eseguito condanne a morte per il sesto anno consecutivo.

L’Europa è, fortunatamente, un continente quasi totalmente libero dalla pena di morte. Gli unici Paesi che vi ricorrono sono la Bielorussia, e la Russia. Nel primo, nel 2010 sono stati giustiziati per omicidio 2 uomini. In Russia le esecuzioni sono sospese in quanto questo Paese è impegnato ad abolire la pena di morte e rispetta una moratoria delle esecuzioni. Per quanto riguarda il resto dell’Europa, a parte la Lettonia che prevede la pena di morte solo per reati commessi in tempo di guerra, tutti gli altri Paesi europei hanno abolito la pena di morte in tutte le circostanze.

I metodi utilizzati per l’esecuzione nei vari Paesi sono i più vari: la lapidazione, l’impiccagione, la decapitazione, la fucilazione, l’iniezione letale, la sedia elettrica, la camera a gas. Alcuni di essi sono un’esclusiva di alcuni paesi islamici in cui vige la Sharia, ovvero il complesso di norme religiose, giuridiche e sociali direttamente fondate sulla dottrina del Corano, il testo sacro della religione islamica.

La pena di morte non risparmia neanche i minori. Sebbene applicare la pena di morte a persone che avevano meno di 18 anni al momento del reato sia in aperto contrasto con quanto stabilito dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti del Fanciullo, nel 2010 e nei primi sei mesi del 2011, l’Iran è stato l’unico Paese al mondo in cui risulta sia stata praticata la pena di morte nei confronti di minori di 18 anni al momento del fatto. Condanne a morte nei confronti di minorenni sono state emesse nel 2010, ma non eseguite, anche in Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Sudan. Nei primi sei mesi del 2011, persone minorenni al momento del reato sono state condannate a morte anche in Mauritania ed Egitto.