Vi sarà capitato, a scuola o in famiglia, di provare a far crescere dei germogli (lenticchie, limoni, piselli…) nella bambagia, e di entusiasmarvi al primo germoglietto che si schiude davanti ai vostri occhi. Bene, quello è il primo passo dell’agricoltura, una delle prime attività della storia dell’uomo, e una delle più lontane dalla vita di città.

bambine all'opera in orto urbani a romaPrima che iniziate a chiedervi se le patate crescono nei supermercati, godetevi una bella domenica negli orti, coi genitori e coi vostri amici, a giocare con la terra, piantare semi, curare le piantine che crescono, scoprire il valore dell’acqua, conoscere altri amici.

Nelle città, a ben vedere, di orti ce ne sono tanti. Sta diventando decisamente di moda, fra le famiglie con bambini. Prima tenere l’orto era considerata un po’ l’attività “dei nonni”, quando capitava di avere un pezzettino di terreno. Ma negli ultimi anni in tanti hanno riscoperto quanto è divertente e rilassante coltivare qualche metro quadrato di terra, con la soddisfazione finale di mangiarti quello che hai coltivato. Spesso nelle città ci sono spazi incolti, un po’ abbandonati anche se verdi, dove non si passa nemmeno volentieri. In diversi posti i cittadini del quartiere, o associazioni che li riuniscono, iniziano a prendersene cura. Nascono così, a volte i giardini condivisi. Altre volte le persone iniziano a coltivare ortaggi, e a farne un po’ il giardino di lavoro che in città generalmente non si ha. Poi si conoscono i vicini di orti,  i ragazzi giocano, scoprono i mille animaletti dei giardini, e il fine settimana passa che è un piacere, e si risparmia anche qualcosa sulla spesa.

Ci sono diversi tipi di orti, possono essere dati direttamente dal Comune che assegna i campi con un bando (a Padova ce ne sono oltre un centinaio in via di assegnazione, ma ce ne sono anche a Bologna, Genova, Torino e in molte altre città), o “occupati “ direttamente dai cittadini, con il consenso o meno degli enti locali.

Gli orti possono essere individuali, nel senso che ogni famiglia ha il suo, o collettivi, cioè curati da un’associazione, un gruppo di amici, e gestiti insieme (ad esempio a Roma c’è Eutorto, l’orto degli ex lavoratori di Eutelia: la loro azienda è fallita e loro hanno preso in gestione un campo, si divertono, sgranocchiano cose buone, cucinano in compagnia e si tengono uniti in questi tempi difficili).

orto didatticoCi sono per esempio gli Orti Urbani Garbatella, dove curare l’orto è il primo passo per risistemare tutto il parco, e dove, fra una Festa dell’Albero e una di Primavera, si coltiva, si fanno pranzi e orti didattici per i bimbi. Ci sono poi orti dedicati specificamente ai bambini: sono gli orti didattici e scolastici, a volte direttamente dentro al parco della scuola, altre volte un campo esterno dove si va a scoprire il magico mondo della terra.

Molti orti didattici sono fatti in collaborazione con Slow Food, l’associazione che si occupa di educazione al cibo e a gusto. Sono 425 gli orti  delle quasi 100 scuole che aderiscono a “Orto in condotta”, magari lo fate anche nella vostra scuola.

Nel Parco dell’Appia Antica, a Roma, è stato inaugurato nei giorni scorsi Hortus Urbis: un orto in mezzo al parco, di lato al fiume Almone, dove bambini e adulti possono zappettare, piantare, farsi le unghie nere di terra e partecipare ai laboratori organizzati la domenica. E a suon di lancio di bombe di semi si scoprono anche i principi del guerrilla gardening, l’attività più creativa e ribelle del giardinaggio: gruppi di persone che “attaccano” aiuole abbandonate e zone disastrate abbellendole con piante e fiori. A Roma il gruppo più organizzato è quello dei Giardinieri Sovversivi Romani, a Napoli ci sono i Friarielli Ribelli, ad Avellino gli Spaccanocelle, i nomi sono tutto un programma, persone che dimostrano la propria ribellione al grigiore della città piantando fiori.

bambina in orto urbanoInsomma, altro che paletta e secchiello, fra pala e innaffiatoio si può scoprire un mondo che va al tempo con la natura, in cui bisogna aspettare per vedere spuntare un germoglio, che va curato e innaffiato amorevolmente, in cui ogni giorno c’è qualcosa da fare e quando non c’è nulla ci si può incantare a guardare le farfalle, e alla fine il gusto di assaggiare una fragola, un rapanello o una carotina del nostro orto.