Ho ripreso ad ascoltare tutte le sue canzoni per poterne stilare una lista, ma è stata durissima scegliere. Per uno che ha vissuto a Bologna negli anni ’80, Lucio Dalla è qualcosa di più che un ricordo sfuocato dell’infanzia trascorsa in una città splendida. Lucio Dalla era il cuore pulsante di quella città.

Basta vedere Piazza Grande piena di persone in fila per potergli dare l’ultimo saluto. Ho molti ricordi della mia infanzia e in sottofondo ci sono sempre le canzoni di Dalla. I Natali con la neve e le prime volte che guardando la luna nel cielo mi chiedevo cosa stava li a fare quella palla bianca…

Ma non posso permettermi di essere malinconico perché Lucio Dalla non era malinconico, anche se dai suoi occhi traspariva una strana luce…non mi piace quindi pensare che ora si debba parlarne con le lacrime agli occhi.
Lucio Dalla era un genio, un fuoriclasse della musica. Il primo ed unico che portò la musica cantautoriale italiana ad un livello superiore. Dopo essere passato per le trafile Sanremesi, trovò la sua strada e la percorse lontano da tutti quegli schemi e quelle regole che a lui non sono mai piaciute.

A differenza dei cantautori della sua generazione, lui era un musicista incredibilmente dotato non di meno un creatore di melodie e in seguito di testi, con pochi paragoni.
Quello che ha donato alla musica Italiana non è quantificabile facilmente. La magia delle sue musiche e dei testi ha portato negli anni ’70 e ’80 una rivoluzione gioiosa alla scena musicale nostrana. L’uso della melodia non solo come espediente, ma come spina dorsale delle canzoni che scriveva. Utilizzava i fiati e gli archi come nessuno aveva mai fatto prima. Portò la musica jazz e le sue strutture musicali fin dentro la musica popolare.
Dalla più estrema sperimentazione degli inizi fino alla più “semplice” forma pop delle ultime opere, c’è sempre un filo conduttore: quello della sua voce. Melodica e frenetica. Un modo di cantare che utilizzava solo lui e che per quello che era il tipico classicheggiante modo di cantare dei cantanti italiani è stata una rivoluzione incredibile.

Nella scelta delle sue canzoni ho diviso in tre periodi la sua musica.

Il primo periodo coincide con i primi anni della sua carriera, che per lui sono stati molto travagliati a causa della impossibilità di adattarsi alle regole della “fabbrica musicale” italiana. Di questi primi dischi lui scrisse solo le musiche, mentre per i testi si affidò a parolieri di volta in volta diversi.

1971 (Storie di casa mia)
Itaca
4/3/1943
Il gigante e la bambina

1975 (Anidride solforosa)
Anidride solforosa

1976 (Automobili)
Nuvolari

Il suo periodo d’oro è quello che va dalla fine degli anni ’70 agli inizi degli anni ’80, durante i quali scrive tre capolavori. Furono, tra l’altro, i primi dischi che lui scrisse interamente da solo, mostrando d’essere non solo un musicista visionario e incredibile ma anche una persona sensibile ed attenta.
Gli elementi di questo trittico (Com’é profondo il mare, Lucio Dalla e Dalla) andrebbero presi per intero. Con grosse difficoltà sono riuscito a scegliere solo alcune canzoni, a cui ho aggiunto un pezzo che scrisse con De Gregori per l’album Banana Republic, uno dei momenti più alti della musica italiana.

1977 (Come è profondo il mare)
Come è profondo il mare
Il cucciolo Alfredo
Diperato Erotico Stomp
Quale allegria

1979 (Lucio Dalla)
L’ultima luna
Stella di Mare
Anna e Marco
Cosa sarà
L’anno che verrà

1979 (Banana Republic)
Ma come fanno i marinai

1980 (Dalla)
Balla balla ballerino
Il parco della luna
La sera dei miracoli
Cara
Futura

Sul finire degli anni ottanta ecco che scrive altri due capolavori: la canzone d’apertura del disco “Bugie” e la famosissima Caruso, che non è difficile poter riconoscere come apice della sua carriera, non solo per la bellezza ma soprattutto per come con questa canzone Dalla riesca a farsi conoscere a livello internazionale, facendo tournée in Europa e in giro per il mondo.

1985 (Bugie)
Se io fossi un angelo

1986 (DallAmeriCaruso)
Caruso

Dopo i vertici toccati negli anni ’80, è difficile individuare canzoni di intensità eguale o superiore. Canzoni come “Attenti al lupo” o “Canzone” oppure “Ciao” pur essendo belle canzoni e di successo non sono state all’altezza delle aspettative della critica. Diciamo che  dopo essere salito così in alto non si poteva forse chiedergli di più e probabilmente per alcuni la sua virata verso il pop “leggero” è stata giudicata troppo brusca. Comunque il patrimonio musicale che ci ha lasciato è veramente imponente e prezioso, un patrimonio composto da canzoni bellissime e famosissime che fanno parte del nostro immaginario e della cultura popolare nazionale.

Ci sono tantissime frasi prese dalle sue canzoni con cui potrei chiudere questo breve ricordo e fra le tante ho scelto questa:

L’ultima luna
la vide solo un bimbo appena nato,
aveva occhi tondi e neri e fondi
e non piangeva
con grandi ali prese la luna tra le mani
e volò via e volò via
era l’uomo di domani l’uomo di domani.