Articolo frutto del laboratorio di giornalismo “Io Scrivo”, I Ist. Comprensivo Frascati.

Il mare che occupa gran parte del nostro pianeta è devastato. L’ uomo scarica nelle sue acque, dirette o indirette, sostanze che producono danni alle risorse viventi. Le cause principali sono soprattutto le industrie chimiche, che con i loro rifiuti danneggiano e inquinano. Fino agli anni sessanta le cause principali erano i residui delle bombe A ed H , che in atmosfera avevano diffuso con il loro scoppio polveri radioattive. Attualmente oltre agli scarti industriali bisogna ricordare gli scarichi delle città (abitazioni, ospedali) ed anche prodotti chimici, usati in agricoltura, che arrivano al mare attraverso i sistemi fluviali, come gli insetticidi e i fertilizzanti.

Inoltre si aggiungono quelli dell’ atmosfera, portati dalla pioggia come monossido di carbonio e anidrite solforosa. Profondamente pericolosi sono il DDT e il PCB che si accumulano nella catena alimentare, fino ai consumatori secondari causando danni e malformazioni dei feti. Anche i metalli pesanti sono pericolosi perché si accumulano e risultano più dannosi dei prodotti chimici perché non vanno soggetti al degrado batteriologico.

Il petrolio è la principale fonte di inquinamento. Esso viene rilasciato in molti modi, ad esempio in seguito alla pulitura delle cisterne delle petroliere, svuotate durante il viaggio di ritorno, per acquisire un nuovo carico. Un’ altra causa sono gli incendi navali. L’ anno con maggior numero di eventi catastrofici è stato nel 1978 con 27 gravi incidenti accaduti in tutti gli oceani. Da quel disastro si capì che una tonnellata di petrolio grezzo è in grado di diffondersi in 10 minuti coprendo un’area di 50 metri di diametro. Un’altra causa dell’inquinamento dei mari si determina quando viene impedito il passaggio della luce per la presenza diffusa di particelle sospese sull’acqua per uno strato di petrolio che galleggia e si dispone in grandi chiazze, formando una spessa pellicola.

Per ripulire il mare devono intervenire dei microrganismi, che però possono agire solo in determinate situazioni di concentrazione e di temperatura.
Alla luce di quanto detto l’uomo dovrebbe essere più rispettoso nei confronti dell’ambiente per non compromettere né la sua vita né quella degli animali, evitando comportamenti che provocano gravi problemi al nostro Pianeta.
Flavia Cori Carlitto, Manuela Haka