Se amate il cinema di Tim Burton, le ambientazione Ottocentesche e le trame un po’ bizzarre, allora non potete non leggere La meccanica del cuore di Mathias Malzieu.

La trama – Il protagonista è Jack, messo al mondo nel 1874, in una fredda giornata di aprile. Ci troviamo su una piccola collina vicino Edimburgo. Jack nasce con un cuore di ghiaccio e sarà la dottoressa Madeleine, da tutti considerata una strega, ad aiutarlo, sostituendo il cuore difettoso con un orologio a cucù. Abbandonato dalla madre, Jack crescerà con la dottoressa che maturerà nei suoi confronti un grande senso di protezione. Meccanismo fragile quello degli orologi, soprattutto se questi funzionano come cuore. Jack se ne accorgerà il giorno del decimo compleanno quando sarà ammaliato dal canto di una piccola ballerina andalusa. Da lì in poi la sua vita cambierà e tutto verrà fatto in funzione dei “dettami del cuore”: Jack attraverserà l’Europa per cercare la sua amata ballerina fino a Granada. Ad accompagnarlo in questo viaggio un bravo e bizzarro orologiaio: un ancora sconosciuto George Méliès. Jack sperimenterà l’amore, nonostante il suo cuore/orologio abbia degli ingranaggi piuttosto fragili. Eppure la dottoressa Madeleine l’aveva messo in guardia: “Uno, non toccare le lancette. Due, domina la rabbia. Tre, non innamorarti, mai e poi mai.”

La meccanica del cuore – Lo schema è un classico: seguiamo le vicende di un personaggio dalla sua nascita fino alla sua maturazione, tanto meglio se questi è orfano con un’origine particolare e se è uno “sfigato” preso in giro dai suoi coetanei.
La trama? Avvincente, già solo per il viaggio intrapreso dal protagonista a bordo di un monopattino alla ricerca delle sua amata e già solo per il fatto che di quell’amata conosce solo le origini andaluse e il suo volto. Dunque, un mistero tutto da svelare.
L’analisi psicologica dei personaggi è molto profonda: basti pensare alla levatrice che fa nascere bambini ma non ne ha, si affeziona a Jack e come una madre lo protegge. Quale protezione migliore, allora, dell’indurre la convinzione di avere un orologio a cucù al posto del cuore, dagli ingranaggi troppo fragili per sostenere qualsiasi normale emozione come quella dell’amore o della rabbia? Convinzione psicologica o realtà?
Ironia? Si, sembra strano ma nonostante i tormenti amorosi c’è anche quella, in modo particolare in un personaggio, da Jack soprannominato il suo “Dottor Love”: il famoso George Méliès, bizzarro orologiaio con una passione per la meccanica, gli automi, le donne e l’allora nascente cinematografo. Nel romanzo, il padre dell’illusione e del fantastico cerca di stupire una sua vecchia fiamma, inventando un viaggio sulla luna e sappiamo tutti che alla fine ci riuscirà!

L’orologio è forse il vero protagonista, metafora di un complesso e misterioso ingranaggio quale quello delle emozioni. De “La meccanica del cuore” è già in cantiere un film in 3D firmato Luc Besson in attesa di questo si può iniziare a seguire l’incessante e misterioso movimento delle lancette di Jack su carta.