Recentemente lo scienziato indiano Sugata Mitra ha vinto il TED Prize, prezioso riconoscimento legato alla TED Conference (Technology, Entertainment and Design), una serie di conferenze che hanno luogo in molte parti del mondo organizzate dalla fondazione no-profit Sapling per diffondere conoscenza e idee di valore.

Mitra è Professore di Tecnologie per la Didattica presso la Scuola di Formazione, Scienze della comunicazione e del Linguaggio dell’Università di Newcastle, in Inghilterra. Indiano di Calcutta, è divenuto famoso per il suo progetto “Hole in the Wall” (buco nel muro) lanciato nel 2000. Si tratta di un esperimento di auto-apprendimento: 70 postazioni informatiche installate in un muro nel quartiere povero di Madangir, a Nuova Dehli. L’idea alla base del progetto è che i bambini possono imparare da soli ad usare un computer, attraverso l’imitazione ed il gioco. Secondo Mitra, un computer connesso a Internet non solo può sostituire un insegnante ma dà risultati anche migliori perché stimola la creatività dei giovani cervelli.

All’origine di questa intuizione vi è un’episodio specifico: nel 1999 il team di Mitra scavò un buco in una parete che separava una baraccopoli dalla prestigiosa scuola di formazione NIIT e vi installò un PC collegato a Internet con una telecamera nascosta. Si scoprì, così, che dopo poche ore i ragazzi delle periferie erano in grado di spostare il mouse e che, dopo poche settimane, avevano imparato ad usare il computer senza alcun aiuto da parte di un insegnante.

Ora che ha vinto un premio così importante, Mitra si dice pronto per il prossimo passo: investire il denaro della vincita del TED Prize (un milione di dollari) nel progetto “School in the Cloud“, un laboratorio virtuale di apprendimento basato sulla tecnologia del cloud-computing, in cui gli studenti siano seguiti da mediatori a distanza. Uno schema già applicato nel progetto delle “Granny cloud” (le nonne in nuvola), in cui insegnanti in pensione inglesi (volontarie) leggono (via Skype) racconti in lingua inglese a classi di alunni indiani, incoraggiandoli, correggendoli, portandoli “amorevolmente” verso un livello più che buono di pronuncia e comprensione. In queste particolari classi manca il rapporto gerarchico tra insegnante e studenti, ma piuttosto le nonne lettrici hanno il ruolo di motivatrici.

Insomma, le ricerche di Sugata hanno dimostrato che, accanto al metodo tradizionale di insegnamento, ve ne possono essere altri di successo. I suoi progetti mostrano che i bambini -relativamente ad alcune competenze e capacità- possono imparare velocemente l’uno dall’altro, motivati dalla curiosità e dall’interesse. Gli educatori che promuovono queste modalità, in un certo senso spostano il “baricentro educativo” dall’adulto al bambino.

La tecnologia (sempre più a basso costo) permette di sperimentare nuovi approcci e siti come Gooru Learning  rappresentano delle risorse utilissime per chi non ha la possibilità di avere a disposizioni materiali didattici cartacei di buona qualità. La situazione è, insomma, molto in divenire ma le opportunità esistono e possono essere colte, qui in Italia come negli slum indiani.