Sin dalla sua istituzione, la Comunità Europea ha sentito la necessità di risolvere la questione riguardante l’ambiente e la relazione dell’uomo con la natura. Ma in che modo ha affrontato e sta affrontando questa problematica? Lo strumento legislativo sembrerebbe quello più adeguato ad un organismo politico. Ma l’Europa non è uno Stato, e non può promulgare leggi per ogni materia giuridica, né sarebbe in grado di farle rispettare. Gli Stati membri della Comunità, però, possono mettersi d’accordo e firmare una “direttiva”, che assomiglia ad un patto: per raggiungere un obbiettivo comune, essi si impegnano, entro tempi stabiliti, a far approvare leggi coerenti con la direttiva stessa, utilizzando l’impianto legislativo proprio di ogni singolo Stato. Voglio farvi un esempio concreto e parlare, con l’aiuto del Dr. Massimo Capula, ricercatore e zoologo del Museo Civico di Zoologia di Roma, di due animali piccoli e timidi ma davvero significativi, la Salamandrina dagli occhiali e la Salamandrina di Savi, e di come essi vengano tutelati nell’ambito della Comunità Europea.

La Salamandrina dagli occhiali (Salamandrina terdigitata) e la Salamandrina di Savi (Salamandrina perspicillata) sono due specie di Anfibi endemiche dell’Italia, cioè esclusive del nostro Paese. Anche il genere cui appartengono queste specie, cioè il genere Salamandrina, è endemico dell’Italia. Inoltre tra i generi di vertebrati che vivono nel nostro paese (ad esempio il genere Rana negli Anfibi, il genere Canis nei Mammiferi, il genere Salmo nei Pesci ossei, etc.), l’unico veramente esclusivo dell’Italia è appunto Salamandrina. Nel senso che questo genere, con le due specie ricordate in precedenza, non vive in altre parti del mondo. Faccio un esempio per capirci meglio: il Tritone italiano (nome scientifico: Lissotriton italicus) è una specie esclusiva dell’Italia centro-meridionale, ovvero è una specie endemica. Ma il genere Lissotriton non è endemico, ovvero esistono diverse specie appartenenti al genere Lissotriton che vivono anche in altre nazioni europee, come il Tritone punteggiato (nome scientifico: Lissotriton vulgaris), diffuso in gran parte dell’Europa.

Dr. Capula, il fatto che le salamandrine siano specie endemiche le pone in una posizione diversa rispetto ad altre specie animali, non endemiche ?

Senza dubbio. In Italia oltre alle specie endemiche come le salamandrine vivono diverse specie di Anfibi non esclusive, specie cioè che si rinvengono anche in altri Paesi europei, come ad esempio il Rospo comune. Nel caso di una ipotetica catastrofe ambientale che nel futuro portasse all’estinzione di tutte le popolazioni di Anfibi che vivono nel nostro Paese, le popolazioni di Rospo comune continuerebbero comunque a vivere in altre nazioni europee e dunque la specie sarebbe scomparsa in Italia ma non estinta, mentre nel caso delle salamandrine, queste specie sarebbero estinte per sempre, non essendo presenti in altri Paesi.

Mi viene da pensare che il fatto che il genere Salamandrina sia endemico, rende le due specie ancora più “speciali”. Mi spiego meglio: ho un album di disegni che ho realizzato in dieci anni di vita e mi perdo un foglio, è già grave aver perso un foglio, ma se dovessi perdere tutto l’album…

Tutte le specie hanno un tempo di vita definito, nel senso che, nel corso di milioni di anni, si formano, si evolvono e, conclusa la loro storia, si estinguono naturalmente. L’estinzione è dunque un fatto naturale e nel corso delle ere geologiche miliardi di specie sono nate, si sono evolute e si sono estinte sulla Terra. Tuttavia lo sviluppo incontenibile delle attività umane ha accelerato enormemente questo processo, rendendo in molti casi l’estinzione delle specie un evento non naturale. Questo tipo di estinzione, provocata esclusivamente da attività umane dirette o indirette, è un fatto estremamente grave in quanto interrompe il ciclo vitale di una specie prima del tempo programmato dalla natura. L’estinzione è un processo irreversibile e per questo estinzione è per sempre. E l’estinzione di una specie rappresenta un tassello del mosaico della biodiversità che si stacca e si perde per sempre…

Mi scusi se la interrompo: cose intende, brevemente, con biodiversità?

In termini generali, biodiversità è sinonimo di varietà della vita. Il termine può essere applicato sia su scala locale (ad esempio l’insieme di forme viventi, vegetali e animali, e dei relativi ecosistemi di una data area del pianeta), sia su scala globale (la biodiversità della Terra, cioè la totalità delle forme viventi sul nostro pianeta).

A questo punto definisca brevemente anche l’ecosistema

L’ecosistema è costituito dall’insieme di organismi che vivono in un determinato ambiente fisico e dalle relazioni che intercorrono da una parte tra gli organismi stessi e dall’altra tra organismi e ambiente fisico.

Quindi, diceva?

Dicevo che i mutamenti climatici, la cementificazione, la distruzione di habitat naturali, la costruzione di strade, l’inquinamento, gli incendi, la caccia, il commercio di piante e animali sono tutti importanti fattori che portano ad una riduzione o alla perdita della biodiversità: a causa di questi fattori molte specie di animali e di piante sono oggi in via di estinzione, molte si sono già estinte, e molte altre si estingueranno nel prossimo futuro, a meno che l’uomo non intervenga per ridurre drasticamente i fattori che portano alla perdita della biodiversità.

Qual è lo stato di salute delle due specie di Salamandrina? Sono in pericolo di estinzione?

Entrambe le specie di Salamandrina sono oggi considerate “a basso rischio” di estinzione dall’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN). In parole semplici, questo significa che pur non esistendo attualmente per le due specie in esame minacce così gravi da pregiudicarne in tempi brevi la sopravvivenza, sono noti una serie di fattori che inducono a porre particolare attenzione al loro stato di conservazione. Insomma, le due specie non corrono al momento pericoli immediati di estinzione in natura, ma è necessario monitorare periodicamente il loro status per evitare che in futuro possano essere categorizzate come specie “Vulnerabili” (specie a rischio di estinzione) o “In pericolo” (specie ad altissimo rischio di estinzione). Le principali minacce alla sopravvivenza delle popolazioni delle due specie sono soprattutto la distruzione e il degrado delle aree ove avviene la deposizione delle uova e lo sviluppo delle larve (ruscelli, sorgenti, fontanili, piccoli torrenti), l’inquinamento delle acque, l’introduzione di pesci carnivori (come le trote o i carassi) nei corsi d’acqua in cui avviene lo sviluppo larvale, e il taglio e gli incendi dei boschi.

Ci sono altri Anfibi in Italia che se la passano peggio?

In Italia esistono almeno quattro specie di Anfibi che se la passano peggio delle salamandrine. Si tratta in particolare del Proteo (Proteus anguinus), categorizzato come “Vulnerabile” dalla IUCN, del Tritone sardo (Euproctus platycephalus), considerato “In pericolo”, e quindi specie ad elevato rischio di estinzione nel prossimo futuro, dell’Ululone appenninico (Bombina pachypus), pure categorizzato come “In pericolo”, e della Rana di Lataste (Rana latastei), che è considerata “Vulnerabile”.

Caspita, gli Anfibi se la passano proprio male! Poiché diverse specie di Anfibi frequentano habitat simili, possiamo dire, quindi, che se lo stato di salute degli Anfibi non è buono non lo è potenzialmente neanche quello delle salamandrine?

In qualche modo questo è vero. E del resto basta rileggere quanto scritto poco sopra. Bisogna poi ricordare che oggi in molte aree della Terra, rane, rospi e salamandre stanno scomparendo ad un ritmo vertiginoso. Spesso si tratta di un effetto diretto della distruzione e del degrado degli ambienti naturali: in buona sostanza scompaiono gli habitat ove le specie si riproducono. Le stime più recenti indicano che attualmente vivono sul pianeta circa 6.000 specie di Anfibi e molte altre ancora aspettano di essere descritte. Tuttavia, negli ultimi venti anni sarebbero ben 168 le specie di Anfibi estinte, e addirittura un terzo delle specie sarebbero oggi prossime all’estinzione.

La Comunità Europea ha messo a punto dei sistemi per proteggere le specie viventi e i loro habitat. Le salamandrine, ad esempio, sono inserite nell’allegato II (nota 1) della Convenzione di Berna del 1979 (nota 2), e negli allegati II (nota 3) e IV (nota 4) della Direttiva Habitat del 1992 (nota 5). Questi allegati sono degli elenchi di specie che i paesi aderenti alle convenzioni stesse hanno deciso di proteggere in modo particolare, in quanto considerate gli anelli più deboli dell’ecosistema e quindi meritevoli di maggiore attenzione. Ma ci spieghi meglio.

La Convenzione di Berna, relativa alla conservazione della vita selvatica e dell’ambiente naturale in Europa, riguarda prevalentemente la tutela delle specie della fauna europea. In questa ottica essa vieta esplicitamente, nell’allegato II, la cattura, la detenzione, e l’uccisione delle specie elencate, nonché la distruzione dei siti di riproduzione e riposo, le molestie, la distruzione o la raccolta e detenzione di uova, e la detenzione e il commercio di animali vivi o morti, tassidermizzati , nonché parti e prodotti derivati da animali uccisi. La Direttiva Habitat relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche, inserisce, oltre alle norme di tutela delle specie selvatiche, anche dei regolamenti per la conservazione degli ambienti naturali. Si tratta dunque di un documento più complesso e articolato della Convenzione di Berna, che include negli allegati le specie animali e vegetali di interesse comunitario la cui conservazione richiede la designazione di zone speciali di protezione. In entrambi i casi, gli obiettivi primari sono quelli di tutelare e conservare le specie maggiormente a rischio o quelle rare e localizzate, e gli ambienti dove tali specie normalmente vivono e si riproducono.

Il fatto che una comunità grande come l’Europa si sia messa a tavolino a parlare di queste cose, a cercare delle soluzioni, è un fatto importante, anche perché dimostra la globalità del problema: esso non può essere affrontato da singoli stati o singole regioni, anche perché la natura non conosce confini politici. Troppo spesso invece trova limiti reali, come strade, autostrade, canali artificiali, disboscamento, cementificazione… che impediscono alle specie (animali e vegetali) di muoversi, o espandersi, liberamente in un territorio che è sempre più piegato alle esigenze umane, e di sopravvivere…

Al fine di ridurre i rischi intrinseci nella politica tradizionale delle aree protette (parchi e riserve) e di creare un sistema interconnesso di habitat – la così detta rete ecologica – di cui salvaguardare la biodiversità, facendo seguito alle linee guida della Direttiva Habitat è stato recentemente sviluppato il progetto europeo noto come “Rete Natura 2000”. Questa rete è costituita, in generale, da tutte le aree naturali di pregio particolare presenti nella UE, cioè da aree caratterizzate dalla presenza di habitat di interesse comunitario o che ospitano popolazioni significative di specie animali e vegetali di interesse comunitario.

Come tutto questo può essere utile alle salamandrine?

Rete Natura 2000, la Direttiva Habitat e la Convenzione di Berna, sono sicuramente strumenti importanti per permettere la più efficace tutela e conservazione di un gran numero di habitat, compresi quelli umidi (e cioè stagni, ruscelli, sorgenti, torrenti, etc.). Dal momento che la corretta tutela delle specie faunistiche non può prescindere dall’idonea conservazione degli ambienti naturali ove le specie vivono, è evidente che l’obiettivo della Rete Natura 2000 è anche la protezione delle specie di importanza comunitaria, come le salamandrine.

Una curiosità: i documenti internazionali che proteggono le salamandrine sono stati concepiti e varati prima che si scoprisse, nel 2005, che le specie appartenenti al genere Salamandrina fossero due. Sono ancora adeguati tali documenti per la tutela di queste due specie? Esistono già delle modifiche che prevedano l’esistenza di due specie invece di una? In generale, le leggi in vigore sono sufficienti alla conservazione delle salamandrine e dei loro habitat? Cosa bisognerebbe fare ancora?

Il problema delle specie di interesse conservazionistico descritte dopo il 1992 e quindi non inserite nella Convenzione di Berna e nella Direttiva Habitat esiste, e riguarda, oltre Salamandrina perspicillata, varie altre entità italiane ed europee, come, ad esempio, l’Ululone appenninico (Bombina pachypus), endemico dell’Italia appenninica, e la Lucertola delle Eolie (Podarcis raffonei), esclusiva delle Isole Eolie. Malgrado ciò, ad oggi le liste della Direttiva Habitat non sono state aggiornate e quindi, in teoria, le specie non inserite non potrebbero essere tutelate a livello formale. Tuttavia, in alcuni casi, il problema può essere in parte superato empiricamente, considerando le nuove specie (quelle non inserite) alla stessa stregua, dal punto di vista legislativo, di quelle da cui sono derivate dal punto di vista della nomenclatura e che sono inserite nelle direttive ratificate dai diversi paesi della UE. Le leggi nazionali che derivano dalla Direttiva Habitat sarebbero sufficienti a tutelare gli habitat e le specie di interesse comunitario. Il problema che però rimane aperto è che tali leggi hanno un campo di applicazione molto limitato e, in varie occasioni, emergono casi di inadempienza e omissioni. Per rendere più efficaci gli interventi di tutela indicati nei regolamenti che derivano dalla Direttiva Habitat sarebbe necessario aumentare la vigilanza sul territorio da parte degli enti preposti, soprattutto nelle aree di interesse comunitario previste dalla Rete Natura 2000.

Infine cosa possiamo fare noi quotidianamente per contribuire alla conservazione delle salamandrine e degli Anfibi in generale?

Le cose che sarebbe necessario fare sono molte, soprattutto nel nostro Paese. Per quanto riguarda i compiti delle istituzioni, bisognerebbe prima di tutto provvedere ad una adeguata “ristrutturazione” dei programmi scolastici in funzione di una copertura culturale più ampia relativamente ai problemi della tutela, della conservazione e del rispetto delle risorse naturali, dell’ambiente e della fauna. Per quanto riguarda ciò che ognuno di noi può fare, credo che la cosa più importante sia quella di cercare di sforzarsi un poco per allargare quotidianamente i propri orizzonti culturali e di sensibilità nei riguardi della natura in genere. E per fare questo basta molto poco: ad esempio si può andare a visitare un museo di storia naturale, si può andare a fare qualche passeggiata in un parco nazionale o in una riserva regionale, si possono leggere dei libri dedicati agli Anfibi o ad altri animali (ce ne sono tantissimi), oppure si possono cercare su Internet dei siti dove vengono divulgate informazioni e immagini relative agli Anfibi. Basta volerlo, naturalmente…

Per saperne di più il 23 febbraio alle ore 18.00 al Museo Civico di Zoologia di Roma, Massimo Capula presenterà “150 anni di storia di … Anfibi italiani”.

 

Nota 1 > Titolo dell’allegato: “Fauna: specie strettamente protette”
Nota 2 > Ratificata* in Italia con la legge 503/1981 (* ratificare: rendere fattuale una promessa)
Nota 3 > Titolo dell’allegato: “Specie animali e vegetali d’interesse comunitario la cui conservazione richiede la designazione di zone speciali di conservazione”
Nota 4 > Titolo dell’allegato: “Specie animali e vegetali di interesse comunitario che richiedono una protezione rigorosa”
Nota 5 > z/a>Ratificata con il DPR** 357/97 (allegati B e D) e sue modifiche (** Decreto del Presidente della Repubblica)