Conoscete l’Islanda? Avete presente quel territorio selvaggio, “potente” e affascinante? Beh, se ci siete stati (altrimenti fidatevi) avete potuto notare che anche i suoi abitanti sono persone particolari. Persone la cui relazione privilegiata con la natura ha reso forti e sensibili allo stesso tempo, caparbi e capaci di adattarsi all’ambiente esterno.

Probabilmente, proprio queste caratteristiche tipiche del popolo islandese hanno favorito la nascita di un laboratorio democratico unico al mondo. In Islanda, infatti, dopo la grave crisi economica e politica del 2008 che ha messo in ginocchio il paese, i cittadini stanno collaborando tutti insieme, grazie all’utilizzo delle nuove tecnologie, alla stesura della loro nuova Costituzione (la legge fondamentale dello Stato). Infatti, sebbene il lavoro di scrittura vero e proprio venga svolto dai 25 membri della Commissione Costituente -eletti con un voto popolare tra 522 candidati con più di 18 anni non iscritti a partiti politici- i trecentomila abitanti dell’isola posso partecipare attivamente attraverso Facebook, Twitter e YouTube.

Va detto che l’Islanda, per via della sua particolare conformazione geografica (un’isola semideserta posta al limite del circolo polare artico), è uno trai i paesi più informatizzati al mondo e due terzi dei suoi abitanti sono iscritti a Facebook. Qui, sul popolare social network, è possibile anche assistere agli incontri, trasmessi in diretta, della Commissione Costituente, in base al principio della massima trasparenza.

La grande maggioranza dei cittadini può, inoltre, non solo informarsi sullo stato di avanzamento dei lavori ma anche far pesare il proprio punto di vista, fornendo contributi e suggerimenti attraverso Internet. I suggerimenti approvati vengono poi uniti alla bozza della Carta, accessibile on line e aperta ai commenti. E c’è di più. Il lavoro della Commissione non parte da zero, ma dalle osservazioni elaborate da un Forum nazionale a cui hanno partecipato lo scorso anno 950 persone selezionate a caso.

L’idea di base è rivoluzionaria: coinvolgere i cittadini all’inizio e non alla fine, ad esempio invitandoli a votare un referendum confermativo. Il risultato -ha detto al Guardian Thorvaldur Gylfason, membro della Costituente e professore universitario di economia- ha superato le aspettative: “C’è molto entusiasmo per quello che stiamo cercando di fare, i cittadini hanno aggiunto parecchio al nostro dibattito: i commenti sono stati d’aiuto e hanno avuto un effetto positivo”.

Il documento che uscirà dalla rete dovrebbe essere sottoposto a un referendum prima che il Parlamento decida sulla bozza definitiva. Per il momento è possibile consultare la versione provvisoria del documento (il work in progress), la cui traduzione è opera del traduttore automatico di Google.

Per concludere ed inquadrare ancora meglio il “fenomeno” Islanda, citiamo volentieri altri tre dati significativi: 1) l’Islanda è stato il primo paese al mondo ad avere un capo di governo donna e omosessuale, Jóhanna Sigurðardóttir; 2) da sempre ai primi posti per la libertà d’espressione, l’Islanda, attraverso il lavoro del suo International Modern Media Institute, sta lavorando per riformulare tutte le regole giuridiche e operative relative all’informazione nell’era digitale e per diventare un paradiso internazionale del giornalismo investigativo; 3) da quando è scoppiata la crisi gli islandesi si sono messi a fare figli come mai nell’ultimo mezzo secolo.